Messico: timori per nuova variante del coronavirus

Pubblicato il 2 febbraio 2021 alle 8:32 in America Latina Messico

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Un team di ricercatori dell’Università di Guadalajara, nello stato di Jalisco, in Messico, ha rilevato una variazione del coronavirus in quattro casi positivi. Il ministero della Salute del Messico ha riferito che è escluso che si tratti della mutazione sudafricana, come avevano inizialmente pensato, e stanno studiando se possa essere una nuova variante “messicana” del virus. Ruy López Ridaura, direttore generale del Centro nazionale per i programmi preventivi e il controllo delle malattie, ha spiegato in una conferenza stampa che il virus che attualmente circola in Messico ha già mutazioni che non lo rendono più letale o contagioso, ma riconosce che dovrebbero essere studiate le caratteristiche dei casi dei quattro positivi di Jalisco, come la loro virulenza e trasmissibilità, per classificarlo come una nuova variante.

L’Università di Guadalajara e la società di forniture per la diagnosi bimolecolare, Genes2Life, hanno rilevato quattro casi positivi di covid-19 a Jalisco il 27 gennaio con la mutazione E484K, la variante sudafricana che hanno soprannominato Erik. I test PCR dei sistemi di analisi molecolari per rilevare le mutazioni di entrambe le istituzioni hanno restituito lo stesso risultato, come riportato dalla dott.ssa Alejandra Natali Vega Magaña, capo del Laboratorio per la diagnosi nelle malattie emergenti e riemergenti (LaDEER), del Centro universitario per le scienze della salute ( CUCS).

Quattro pazienti di età compresa tra 30 e 60 anni sono risultati positivi alla variante sudafricana, ma solo uno di loro era in contatto con una persona di Puerto Vallarta che aveva viaggiato in Africa. “Dobbiamo fare più studi. Quello che possiamo confermare è che abbiamo rilevato la mutazione E484K e questa è una scoperta importante, poiché non era stata segnalata in Messico. Tuttavia, sono necessari studi più approfonditi come il sequenziamento, così come l’analisi di campioni più positivi per determinare la prevalenza di questa mutazione a Jalisco”, ha dichiarato Vega Magaña in una dichiarazione dell’Università.

López Ridaura ha comunicato questa domenica, 31 gennaio, che le autorità hanno finalmente escluso che la mutazione corrisponda alla variante sudafricana come indicato dalla prima teoria di Vega Magaña. “Si sta studiando per vedere se si tratta di un nuovo ceppo”, ha riconosciuto Riadura, che ha ricordato che mutazioni e nuove varianti sono state segnalate in tutto il mondo e si sta studiando se hanno infettato cittadini messicani o persone che abbiano recentemente viaggiato in Messico. “Per parlare di una variante messicana, dovremo sapere se le mutazioni di Jalisco sono più virulente o più trasmissibili”, ha spiegato. Finora, le mutazioni del virus rilevate in Messico non aggravano la malattia o sono più contagiose, quindi una nuova variante non è stata ancora identificata.

Una variante del virus è una combinazione di più mutazioni che compaiono in modo coerente in più individui, qualcosa che i virus fanno costantemente per sopravvivere. Gli scienziati che monitorano l’evoluzione della SARS-CoV-2 sono alla ricerca di ulteriori mutazioni, come quelle avvenute alla fine dell’anno. Oltre a quelle sudafricana e inglese, un gruppo di ricercatori ha pubblicato il 12 gennaio la descrizione di una terza variante sospetta in Brasile, relativamente simile alle due precedenti.

Il coronavirus potrebbe anche mutare in diverse parti del mondo verso la stessa direzione: versioni più trasmissibili e addirittura capaci di reinfettare alcune persone che hanno già avuto il covid, secondo il team che ha scoperto la variante brasiliana, guidato dall’epidemiologo Nuno Faria, dell’Imperial College di Londra. In totale, gli scienziati del governo britannico hanno identificato che ci sono 17 mutazioni collegate nel codice genetico del virus che sembrano rendere più contagioso questo ceppo appena scoperto. Secondo i ricercatori, i cambiamenti sulla superficie del virus possono consentirgli di attaccarsi più facilmente alle cellule, aumentando così la probabilità di contagio e di conseguenza la sua trasmissibilità.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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