Libia: continuano le consultazioni, ma scoppiano “cause legali”

Pubblicato il 2 febbraio 2021 alle 10:53 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I 75 rappresentanti libici, membri del Forum di dialogo politico, continuano a consultarsi per determinare chi guiderà il Paese nella fase di transizione. Non mancano, però, polemiche e dissidi.

Il round di colloqui ha avuto inizio il primo febbraio e si prevede durerà fino al 5 febbraio prossimo. Il meeting si svolge a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite, e si prevede porterà alla nomina di un nuovo capo del Consiglio presidenziale e di un nuovo primo ministro, in sostituzione di colui che attualmente ricopre entrambe le cariche, Fayez al-Sarraj. Tuttavia, come riportato dal quotidiano al-Arabiya, vi sono delle “controversie legali” che coinvolgono alcuni candidati, tra cui il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, l’attuale ministro dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fathi Bashagha, e il ministro della Difesa, Salah al-Din al-Nimroush, accusati da alcuni di aver violato alcune norme e regolamenti.

Come spiegato dal quotidiano, tra i 45 individui che hanno presentato la propria candidatura per il posto di primo ministro o tra i vertici del Consiglio presidenziale, 11 candidati ricoprono attualmente alte cariche politiche, giudiziarie e militari e 5 candidati hanno doppia nazionalità. Alla luce di ciò, alcuni membri del Forum hanno acceso un dibattito, facendo appello all’articolo 177 del regolamento interno della Camera dei rappresentanti libica, il quale stabilisce che un membro della Camera, ancora in carica, non può candidarsi per la posizione di premier o di ministro. Inoltre, coloro che sono in possesso di doppia cittadinanza, ai sensi della “legge libica”, non possono ricoprire incarichi “sovrani”, così come coloro che lavorano nell’apparato militare o nella magistratura non possono candidarsi per simili posizioni, a meno che non si dimettano.

Alla luce di ciò, alcuni rappresentanti del Forum hanno richiesto l’esclusione di quei candidati che violano tali norme, così come stabilito con la road map delineata a Tunisi. Tuttavia, alcuni esperti legali hanno evidenziato come la candidatura delle personalità di cui si richiede l’espulsione, tra cui Saleh, al-Nimroush e Bashagha, rientra nel quadro di un accordo politico, il quale non è subordinato alle suddette norme. Queste, è stato specificato, si applicano in caso di candidatura alle elezioni generali, mentre gli organismi che dovrebbero essere formati entro il 5 febbraio sono temporanei, in attesa di quelli democraticamente eletti il 24 dicembre 2021. Ad ogni modo, è stato evidenziato come dovrebbero essere escluse quelle personalità responsabili dello “spargimento di sangue” provocato dalla crisi libica.

Da parte sua, Aguila Saleh ha dichiarato, all’apertura del round, che si impegnerà a rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quanto stabilito nel corso di consessi internazionali e dal Forum di dialogo politico. Per il presidente della Camera di Tobruk, le priorità sono l’unificazione delle istituzioni e la riconciliazione nazionale. Inoltre, Saleh ha spiegato di essersi candidato perché lo statuto della Camera vieta di occupare due posizioni contemporaneamente, ma non la corsa a una posizione di tipo esecutivo. Nel caso in cui vi siano le condizioni, ha infine affermato Saleh, si impegnerà egli stesso a organizzare le elezioni per la data stabilita.  

L’inviata speciale delle Nazioni Unite ad interim, Stephanie Williams, ha messo in luce come i 75 rappresentanti libici abbiano molto lavoro da svolgere, ma al contempo hanno una grande opportunità da cogliere, che potrebbe consentire alla Libia di avere un governo unitario. Il fine ultimo è porre fine alla situazione di perdurante crisi che caratterizza il Paese Nord-africano dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Ad essersi affrontati sui fronti di combattimento vi sono stati l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, e il governo di Tripoli, il cosiddetto GNA, con a capo il premier al-Sarraj. L’accordo di cessate il fuoco è stato siglato il 23 ottobre 2020, in occasione di un incontro del Comitato militare congiunto 5+5, formato da rappresentanti di entrambe le parte belligeranti. Sebbene siano stati registrati passi in avanti nel percorso politico, si è in attesa dell’allontanamento delle forze e dei mercenari stranieri, turchi e russi in primis, così come stabilito dall’intesa del 23 ottobre.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.