Kosovo e Israele instaurano relazioni diplomatiche

Pubblicato il 2 febbraio 2021 alle 17:37 in Israele Kosovo

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Israele e Kosovo hanno ufficialmente stabilito relazioni diplomatiche bilaterali, lunedì primo febbraio. L’annuncio è stato seguito dalla decisione di Pristina di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico. La mossa ha messo il Kosovo, a maggioranza musulmano, in contrasto con il resto del mondo islamico.

A partire da agosto 2020, Israele ha normalizzato i rapporti diplomatici con quattro Paesi arabi nell’ambito di una serie di accordi negoziati dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tuttavia, le quattro nazioni, ovvero Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan, hanno tutte sottolineato che le loro missioni diplomatiche si sarebbero insediate a Tel Aviv, in linea con la tendenza globale secondo cui il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele non sarebbe avvenuto fino a quando il conflitto palestinese non sarebbe stato risolto. Ad oggi, solo Stati Uniti e Guatemala hanno aperto ambasciate a Gerusalemme, mentre Serbia, Malawi e Honduras hanno in programma di farlo. 

In cambio dell’istituzione di una propria missione a Gerusalemme, il Kosovo ha ottenuto il riconoscimento della sua sovranità da parte di Israele. Pristina cerca in questo modo di dare maggiore legittimazione alla sua dichiarazione di indipendenza dalla Serbia, firmata nel 2008.

Per via delle restrizioni imposte a causa del coronavirus, i funzionari israeliani e kosovari si sono incontrati virtualmente e hanno firmato a distanza le loro dichiarazioni congiunte. Il ministro degli Esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, ha dichiarato che la cerimonia segna “la prima volta nella storia che vengono stabilite relazioni diplomatiche su Zoom”. Il ministro ha poi affermato di aver approvato la “richiesta formale del Kosovo di aprire un’ambasciata a Gerusalemme”.

Il massimo diplomatico del Kosovo, Meliza Haradinaj-Stublla, ha ringraziato Israele per essere diventato il 117 ° Paese a riconoscere la sua indipendenza, unendosi a gran parte del mondo occidentale. Cina, Russia e cinque membri dell’Unione Europea, ovvero Spagna, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania, non hanno ancora concesso il loro riconoscimento al Kosovo. “Il nostro Paese ha aspettato molto tempo per stabilire relazioni diplomatiche con Israele”, ha dichiarato la ministra Haradinaj-Stublla, aggiungendo: “Segniamo un nuovo capitolo nel legame storico tra i nostri due Paesi, che hanno affrontato un lungo e impegnativo percorso per esistere come popolo e per diventare Stati”.

Il ministro degli Esteri della Serbia, Nikola Selakovic, ha espresso profonda costernazione per la decisione di Israele di riconoscere il Kosovo, un’ex provincia serba la cui indipendenza è tuttora negata dal Belgrado. Il ministro ha dichiarato che i funzionari serbi “non sono contenti” degli sviluppi. La reazione è arrivata il giorno dopo l’annuncio dell’avvicinamento tra Israele e Kosovo nell’ambito di un accordo mediato dagli Stati Uniti. “Abbiamo investito seri sforzi nelle nostre relazioni con Israele negli ultimi anni e non siamo contenti di questa decisione”, ha detto Selakovic, martedì 2 febbraio, all’emittente pubblica RTS. La mossa tra Pristina e Tel Aviv “influenzerà senza dubbio le relazioni tra Serbia e Israele”, ha aggiunto.

La maggior parte dei Paesi occidentali riconosce il Kosovo, ma il rifiuto di Russia e Cina lo vede escluso dalle Nazioni Unite. Fino a lunedì primo febbraio, Israele era un altro ostacolo chiave al riconoscimento internazionale di Pristina. I piani kosovari di aprire un’ambasciata a Gerusalemme hanno attirato anche le critiche dalla Turchia, con Ankara che sostiene che la mossa violi varie risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.”È chiaro che qualsiasi passo in questa direzione non servirà alla causa palestinese e minerà la visione di una soluzione a due Stati”, ha detto, lunedì primo febbraio, il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, in una dichiarazione scritta. Gerusalemme rimane al centro del decennale conflitto tra Israele e Palestina, con l’Autorità Palestinese (AP) che insiste sul fatto che la parte Est della città, sotto occupazione israeliana dal 1967, debba diventare capitale di uno Stato palestinese. Esiste un consenso globale contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele fino a quando il conflitto palestinese non sarà risolto.

Nel dicembre 2017, l’ex presidente Trump ha scioccato la comunità internazionale annunciando che gli Stati Uniti avrebbero spostato la loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e avrebbero riconosciuto quest’ultima come la capitale di Israele. Il trasferimento dell’ambasciata, avvenuto nel maggio dell’anno successivo, è stato celebrato in Israele ma fortemente criticato altrove. Sotto Trump, gli Stati Uniti hanno anche mediato una serie di accordi per permettere a Tel Aviv di stabilire relazioni diplomatiche con diversi Stati arabi, inclusi Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan. Tali accordi, noti collettivamente con il nome di “Accordi di Abraham”, sono stati condannati da molti Paesi a maggioranza musulmana.

In una delle controversie più delicate d’Europa, la Serbia ha rifiutato di riconoscere la dichiarazione di indipendenza del Kosovo da quando la provincia si è separata, al termine della sanguinosa guerra del 1998-99, conclusasi solo con una campagna di bombardamenti della NATO contro le truppe serbe. Più di 13.000 persone sono morte nella guerra, per lo più kosovari albanesi, che costituiscono la maggioranza nel territorio dell’ex provincia. Le due parti sono impegnate in trattative, guidate dall’UE, per normalizzare i loro rapporti, da almeno un decennio. Finora, tuttavia, sono stati compiuti solo pochi progressi.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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