Somalia: attentato contro un hotel di Mogadiscio, al-Shabaab rivendica

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 17:35 in Africa Somalia

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L’organizzazione terroristica somala di al-Shabaab ha effettuato, domenica 31 gennaio, un attacco con autobomba contro un hotel della capitale, Mogadiscio, provocando almeno 9 morti, tra cui i 4 attentatori. Tra le vittime, secondo quanto riferito dal primo ministro, Mohamed Hussein Roble, c’è anche un ex generale militare, Mohamed Nur Galal. “Condanno questo barbaro attacco. Che Allah abbia pietà di tutti coloro che sono morti. Il generale Mohamed Nur Galal sarà ricordato per il suo ruolo, durato oltre 50 anni, per la difesa del Paese”, ha affermato il premier nel corso di una dichiarazione pubblica.

La sera del 31 gennaio, un veicolo carico di esplosivo si è schiantato contro il cancello d’ingresso dell’hotel Afrik, vicino all’incrocio strategico K-4, nel centro di Mogadiscio. Il portavoce della polizia, Sadiq Adan Ali, ha specificato che alcuni uomini armati si sarebbero poi precipitati dentro l’albergo, aprendo il fuoco sul personale e sui clienti. “Ora l’operazione è finita. Nove persone, tra cui i 4 aggressori, sono morte e oltre 10 civili sono rimasti feriti. Non abbiamo elettricità”, ha specificato il portavoce davanti ai giornalisti, accorsi sulla scena.

Un testimone, Ahmed Nur, ha riferito, all’agenzia di stampa Reuters: “L’esplosione ha fatto tremare l’hotel mentre eravamo seduti e parlavamo. Ci siamo fatti prendere dal panico, siamo scossi”. “Sono saltato giù e sono corso via”, ha aggiunto il sopravvissuto, specificando di essere fuggito via attraverso una scala secondaria. 

Le forze governative hanno risposto all’attacco entrando in azione poco. Le operazioni sono durate fino alla mattinata di lunedì primo febbraio. La polizia somala è riuscita a trarre in salvo dall’hotel diverse persone, compreso il proprietario e un generale dell’esercito. “Sappiamo che non hanno cambiato nulla nella loro tattica, perché continuano ad attaccare gli edifici con gli esplosivi e a fare irruzione con i fucili subito dopo”, ha chiarito Sadiq Adan Ali.

L’attentato è giunto in un momento in cui i politici somali stanno discutendo aspramente sulle elezioni, ritardate a causa di polemiche anti-governative, e sul ritiro dei militari statunitensi, avvenuto il mese scorso. Le truppe USA nel Paese del Corno d’Africa hanno a lungo collaborato con le forze speciali somale, conosciute come Danaab, supportandole in operazioni complesse contro obiettivi chiave di al-Shabaab. Tuttavia, il 4 dicembre, l’ex presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirare i 700 soldati statunitensi impegnati in Somalia, nel quadro del più ampio progetto volto a ritirare Washington da quelle che l’amministrazione precedente ha definito “le guerre infinite”. Alcuni politici somali temono che il ritiro degli USA possa indebolire l’esercito locale nella lotta contro al-Shabaab. Nel frattempo, le elezioni nazionali, previste a dicembre, sono state ritardate dopo che l’opposizione ha accusato il presidente di riempire il consiglio elettorale di persone a lui fedeli. I nuovi legislatori somali avrebbero dovuto scegliere un nuovo capo di Stato l’8 febbraio, ma anche questa nomina è stata posticipata.

Il gruppo terroristico, legato ad al-Qaeda, cerca dal 2008 di rovesciare il governo del Paese, sostenuto a livello internazionale. I suoi militanti effettuano spesso offensive di questo tipo, sia contro obiettivi civili che militari. Il loro scopo è quello di diffondere insicurezza e minare il governo centrale per abbattere lo Stato, prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la Sharia. Secondo gli esperti, il fatto che il gruppo continui a colpire con attacchi di questo tipo dimostra che le sue capacità offensive non sono diminuite.

I militanti di al-Shabaab, il cui nome in arabo significa “la gioventù”, sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito a un primo ritiro nel 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. I soldati USA, operativi nell’ambito del commando AFRICOM, erano stati impiegati nel Paese per aiutare l’esercito locale a combattere contro la minaccia di al-Shabaab. Il ritorno a casa delle truppe, deciso questo gennaio, avrebbe consentito a Trump di mantenere l’impegno, promesso in campagna elettorale, di riportare a casa i soldati impegnati all’estero. Questo nonostante il pericolo rappresentato dai militanti islamisti somali, legati ad al-Qaeda, non sia ancora stato arginato.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo USA, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche tributi e ha assoggettato i governanti locali. Stando al report del 2019, da tali luoghi, i terroristi organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche ai danni del confinante Kenya. Secondo il documento, nel 2019, gli attacchi di al-Shabaab sono aumentati e si stanno focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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