Nagorno-Karabakh: Timori per il patrimonio culturale armeno

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 6:08 in Armenia Azerbaigian Russia

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Crescono i timori per la salvaguardia del patrimonio culturale, storico e religioso armeno nelle aree passate sotto il controllo azero dopo la fine del conflitto dello scorso autunno. La preoccupazione va oltre i confini dell’Armenia e del Karabakh, tanto che la Russia ha offerto collaborazione all’UNESCO per assicurare la protezione del patrimonio.

Alcuni siti sono stati danneggiati durante i combattimenti prima dell’accordo tripartito di cessate il fuoco del 9 novembre, mentre funzionari ed esperti avvertono che gli azeri potrebbero tentare di distruggerne altri o negarne legami con la storia armena, come già accaduto in passato con alcune chiese che il governo di Baku considera non armene ma albanesi, in riferimento all’Albania caucasica, un regno esistito nel Caucaso meridionale tra il secondo secolo prima di Cristo e l’ottavo secolo dopo Cristo e cristianizzatosi nel V secolo. Una politica denunciata non solo dagli armeni, ma anche da alcuni azeri, come lo scrittore Akram Aylisli.

L’8 ottobre, le forze azere hanno bombardato due volte la cattedrale di Ghazanchetsots a Shushi con armi ad alta precisione. Successivamente, la chiesa è stata dissacrata, con iscrizioni anti-armene scarabocchiate sulle pareti. Pochi giorni dopo la conquista di Shushi, gli utenti dei social media azeri hanno pubblicato un video che mostrava la chiesa di San Giovanni Battista del 1847 che veniva vandalizzata, nonostante le rassicurazioni in senso contrario da parte del governo di Baku.

Padre Mesrop Mkrtchyan, il capo religioso della regione di Shushi, ha detto che delle cinque chiese locali tre erano state distrutte durante l’era sovietica. Solo Ghazanchetsots, costruita nel 1887, e San Giovanni Battista sono giunte fino a noi, ed entrambe sono ora sotto la giurisdizione azera.

La Santa Sede della Chiesa Apostolica Armena di Echmiadzin ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna gli atti di vandalismo.

“L’atteggiamento verso i nostri valori spirituali e culturali è un’estensione della politica di lunga data dell’Azerbaigian contro la cultura armena. Nel tentativo di cancellare le tracce dell’eredità armena in Artsakh [il nome ufficiale della Repubblica del Nagorno-Karabakh], stanno cercando di cancellare tutte le prove dell’appartenenza storica della nostra patria”, afferma il comunicato.

“Questo avrà un impatto estremamente negativo sulla nostra visione del futuro, così come sulla nostra generazione futura e sulla nostra fede”, ha dichiarato Lusine Karakhanyan, ministro dell’istruzione e della scienza del governo de facto del Karabakh. “Ho la sensazione che stiamo entrando in una crisi di civiltà”.

Tra i monumenti ora sotto giurisdizione azera, si trovano anche la residenza dei meliks di Hadrut, gli storici feudatari del territorio, il sito archeologico dell’antica città di Tigranakert, il monastero Kataro e il museo Azokh, oltre a dozzine di chiese e centinaia di croci in pietra storiche conosciute come khachkar. Gli armeni temono per il futuro di tutti questi monumenti.

“Siamo riusciti a salvare i reperti dei musei di Tigranakert e Berdzor e il mausoleo di Kerensky, una collezione privata di tappeti di alto valore culturale sono stati portati fuori da Shushi”, ha continuato Karakhanyan. “Siamo riusciti a evacuare qualcosa dalla regione di Kashatagh, ma a Hadrut e Shushi sono rimasti molti preziosi reperti museali. La cultura è stata letteralmente lasciata senza protezione, perché era difficile prevedere l’esito delle ostilità ad Hadrut e specialmente a Shushi. Non ci aspettavamo la caduta di Shushi” – ha aggiunto ancora il ministro.

Il direttore del dipartimento per la cultura e la gioventù presso l’amministrazione regionale di Hadrut, Yerazik Avanesyan, ha affermato che la storia armena risale a migliaia di anni fa, con chiese risalenti al terzo secolo. “Non abbiamo avuto il tempo di salvare nulla, e i video da loro distribuiti mostrano come le opere dei musei Hadrut vengono gettate nel fuoco, come vengono commessi gli atti di vandalismo nel museo locale intitolato ad Artur Mkrtchyan [il primo presidente del Soviet Supremo del Karabakh], come le scuole d’arte e le case della cultura vengono date alle fiamme”, ha affermato, aggiungendo,” La cosa peggiore è che pubblicano tutto sui social network e lo mostrano al pubblico senza alcun rimorso di coscienza, non gliene importa , perché la comunità internazionale non reagirà comunque, così come non ha reagito a quello che ci hanno fatto”.

Il ministro degli esteri de facto del Karabakh Masis Mayilyan ha fatto appello al direttore generale dell’UNESCO Audrey Azoulay, sollecitando un’azione efficace per garantire la conservazione dei monumenti storici, culturali e religiosi armeni, appelli sostenuti da altri, tra cui il procuratore generale armeno e funzionari russi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha anche twittato che anche la Francia era pronta a usare la sua esperienza per aiutare a preservare il patrimonio culturale e religioso in Karabakh e nelle regioni limitrofe.

Il viceministro della cultura armeno Narine Khachatryan, tuttavia, ha affermato che questi sforzi non sono stati altro che una dimostrazione di “sostegno morale” poiché non servono a mettere in atto meccanismi di protezione efficaci. “Diciamo che l’UNESCO dichiara che prende il patrimonio culturale sotto la sua protezione, ma cos’altro possono fare? Inviare forze di pace o soccorritori?” si è chiesta Khachatryan.

L’etnografo Hranush Kharatyan ha affermato che la politica anti-armena perseguita dall’Azerbaigian negli ultimi decenni significava che il destino di molti monumenti storici e culturali era effettivamente minacciato. Ha ricordato la distruzione sistematica da parte dell’Azerbaigian di una necropoli medievale a Djulfa, nella repubblica autonoma del Nakhichevan. “L’UNESCO non si è mai preoccupata del Nakhichevan, né l’OSCE, all’interno della quale è  pure stato istituito un comitato speciale per assicurare l’attuazione della Convenzione europea; c’è anche un commissario che è obbligato a essere sul campo per rispondere rapidamente, ma non è stato fatto nulla”, ha detto Kharatyan.

Molti hanno riposto le loro speranze nelle forze di pace russe, tanto che le unioni dei compositori, degli architetti, degli scrittori, degli artisti e di altre corporazioni culturali armene hanno scritto una lettera aperta a Vladimir Putin, in cui chiedono che si faccia garante della protezione del patrimonio culturale armeno.

“Secondo l’accordo trilaterale, la Russia è il peacekeeper, e penso che dobbiamo porre l’accento su questo, non dovrebbero permettere la distruzione dei monumenti”, spiega ancora Avanesyan. “Forse non è giusto perdere la fiducia nelle istituzioni internazionali, ma quello che sta accadendo ora, davanti agli occhi della comunità internazionale, è difficile da elaborare”, ha aggiunto Karakhanyan, che aggiunge: “Ora tutte le mie speranze sono riposte nelle forze di pace russe; abbiamo fornito loro un elenco dei 26 monumenti più famosi, che hanno promesso di proteggere. Dopo tutto, un monumento è qualcosa che è direttamente collegato all’identità. Il disfacimento dei monumenti porta a problemi di identità”.

Anche l’antica città di Tigranakert è ora sotto il controllo azero. Fu costruito nel I secolo a.C. dal re armeno Tigran il Grande, che fondò quattro città chiamate Tigranakert in tutto il regno armeno. La sua posizione esatta è stata scoperta solo nel 2005 e gli scavi sono iniziati l’anno successivo. Il capo del team archeologico Hamlet Petrosyan – che è anche direttore del dipartimento di studi culturali presso l’Università di Stato di Erevan – ha affermato che teme che il sito sia in grave pericolo. “Non è escluso che nuovi scavi verranno eseguiti con urgenza a Tigranakert e la città-fortezza, costruita dal grande re armeno Tigran, sarà presentata al mondo come albanese. Cercheranno di dimostrare che non è armena. All’inizio manterranno un paio di cose significative, ma poi le distruggeranno gradualmente. Stanno già dicendo che le iscrizioni armene furono incise sui manufatti solo nel XIX secolo, il che è assurdo e indica solo quanto siano avidi i conquistatori”.

L’archeologo ha spiegato che tra 2.000 e 2.500 monumenti storici e culturali sono rimasti nei territori ora sotto il controllo dell’Azerbaigian. “Vogliono cancellare tutte le tracce degli armeni”, ha continuato Petrosyan. “In primo luogo, cambiano il nome e poi l’aspetto e la funzione. Cancelleranno tutto ciò che, secondo loro, è associato all’Armenia”. “La nostra comunità scientifica, storici, ricercatori sanno che la guerra continua, e tutte le guerre sono combattute in nome della cultura”, ha detto Karakhanyan. “Questa guerra non è armata, ma non per questo è meno importante”.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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