Libia: iniziano le votazioni a Ginevra tra speranza e paura

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 11:00 in Africa Libia

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Ginevra sarà testimone, a partire da oggi, lunedì primo febbraio, dell’incontro del Forum di dialogo politico volto a nominare i rappresentanti dei futuri organismi esecutivi libici della fase di transizione.

In particolare, scopo del round di incontri che si prevede durerà fino al 5 febbraio, sotto l’egida delle Nazioni Unite, è selezionare i membri del Consiglio presidenziale e del governo che guideranno la Libia fino alle elezioni del 24 dicembre 2021. Nel suo discorso di apertura, l’inviata speciale delle Nazioni Unite ad interim, Stephanie Williams, ha messo in luce come i 75 rappresentanti libici abbiano molto lavoro da svolgere, ma al contempo hanno una grande opportunità da cogliere, che potrebbe consentire alla Libia di avere un governo unitario. Ciò significa altresì avere una grande responsabilità nei confronti della popolazione libica, la quale spera che gli sforzi profusi a livello politico possano avere il successo sperato e portare a una risoluzione della crisi.

Williams ha poi posto l’accento sui risultati positivi raggiunti sino ad ora, nel corso di un cammino complesso segnato da diverse sfide, che ha avuto inizio a seguito dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto a Ginevra il 23 ottobre 2020, in occasione di un meeting del Comitato militare congiunto 5+5, composto da membri di entrambe le parti belligeranti, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), posto la guida del generale Khalifa Haftar.

Secondo quanto stabilito, il primo febbraio i candidati al Consiglio presidenziale presenteranno i propri programmi e saranno chiamati a rispondere alle domande raccolte dalla Missione di Sostegno dell’Onu (UNSMIL), presentate da quasi 1.000 cittadini libici e riguardanti questioni fondamentali relative al futuro del Paese. Il nuovo Consiglio presidenziale, attualmente guidato dal premier Fayez al-Sarraj, sarà composto da un presidente e due vice. Sono 24 i candidati che si sono proposti per svolgere un ruolo all’interno di tale organismi. Tra questi, anche il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, e il ministro della Difesa del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Salah al-Din al-Nimroush. Tra i 21 candidati per la posizione di primo ministro figurano, invece, il ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, e il vice premier del GNA, Ahmed Maiteeq.

L’inviata Williams ha accolto con favore la diversità dei candidati, provenienti da regioni e contesti politici differenti, ma ha evidenziato come il futuro esecutivo non è una “torta da dividere”, bensì da condividere. In particolare, i futuri membri saranno chiamati a rispettare i principi di unità e inclusione, impegnandosi ad affrontare le problematiche attuali, tra cui l’emergenza Coronavirus, e mettendo al primo posto la sovranità libica, la sicurezza e la prosperità del popolo, al di sopra di interessi personali e lontano da forme di ingerenza straniera.

Nonostante i progressi raggiunti nel corso del dialogo promosso dalle Nazioni Unite, sono diverse le personalità che temono che la competizione creatasi a livello politico possa portare a nuovi scontri sul campo. Inoltre, la Missione UNSMIL è stata precedentemente accusata di aver imposto la propria idea di autorità esecutiva, mentre alcuni candidati sono stati accusati di corruzione. Un’altra preoccupazione deriva, poi, dal ruolo degli attori stranieri. Mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno accolto con favore i meccanismi politici stabiliti e si sono detti a sostegno dell’intero processo, alcuni analisti hanno affermato che la posizione di Russia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti non risulta essere ancora del tutto chiara.

A tal proposito, il 31 gennaio, il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin ha affermato che il suo Paese spera che il conflitto libico possa volgere al termine e possa essere istituita una nuova amministrazione e un governo di transizione nel minor tempo possibile. Ankara, da parte sua, “continuerà a sostenere i colloqui libici” e quanto necessario per portare avanti un percorso politico intra-libico. Tuttavia, la Turchia continua ad essere accusata di inviare forze e mercenari siriani nel Paese, nonostante l’accordo del 23 ottobre preveda l’allontanamento di gruppi stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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