Libano: nessun freno a rabbia e violenza

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 9:51 in Libano Medio Oriente

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La popolazione libanese continua a protestare soprattutto a Tripoli, nel Nord del Paese, ribellandosi contro la classe politica al potere, ritenuta la principale responsabile della crescente crisi economica e sociale.

Tale ultima ondata di mobilitazione popolare ha avuto inizio il 25 gennaio, a seguito dell’annuncio delle nuove restrizioni anti-Covid imposte dal governo di Beirut, ma da allora non si è mai placata. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, anche nella sera del 31 gennaio la città di Tripoli è stata testimone di violenti scontri tra i gruppi di manifestanti e le forze dell’ordine scese in campo per evitare un’escalation, nonostante nei giorni precedenti vi fosse stata una breve tregua. La manifestazione aveva avuto inizio nel pomeriggio del 31 gennaio, quando decine di giovani, provenienti anche da altre città libanesi, si sono radunati nel centro di Tripoli, rispondendo agli appelli rivolti attraverso i social network.

Gli agenti di polizia, riporta al-Jazeera, sono stati visti lanciare lacrimogeni dall’edificio Serail, sede del governatore adiacente agli uffici del comune. Decine di manifestanti rimasti feriti sono stati curati sul posto, mentre altri sono stati trasferiti in ospedale. Come dichiarato dal segretario generale della Croce Rossa libanese, George Kittana, tra le problematiche riscontrate maggiormente vi era la difficoltà di respirazione. Il ministro dell’Interno, Mohammed Fahmi, ha raccontato che un certo numero di giovani ha dato fuoco a pneumatici davanti alla stanza delle guardie di Tripoli, per poi dirigersi sul retro della sede del municipio, e da qui i manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza, le quali, a loro volta, hanno risposto sparando lacrimogeni per disperdere la folla e allontanarla dall’edificio.

Stando a quanto riporta al-Arabiya, anche Sidone e la capitale Beirut sono state testimone di manifestazioni, il 31 gennaio, organizzate per esprimere solidarietà ai gruppi radunatisi a Tripoli. In tal caso, si è trattato di proteste meno violente, in cui è stata mostrata opposizione contro la campagna di arresti perpetrata nell’ultima settimana, ed è stato denunciato l’impiego di forza e violenza da parte delle forze dell’ordine.

Sino ad oggi, le proteste in Libano hanno causato circa 400 feriti e un morto, un giovane manifestante di 29 anni, Omar Tayba, ucciso da un proiettile sparato, presumibilmente, dalle forze di polizia antisommossa. Le forze dell’esercito, da parte loro, hanno riferito di aver arrestato almeno 17 individui a Tripoli negli ultimi giorni, accusati di aver alimentato la situazione di caos, di aver perpetrato atti vandalici e di aver lanciato bombe molotov contro le forze dell’ordine. Inoltre, numerosi detenuti sono ritenuti responsabili dell’incendio appiccato, il 28 gennaio, alla sede del comune di Tripoli.

Ad aver alimentato la rabbia della popolazione libanese vi è stata l’estensione delle misure anti-Covid, come la chiusura di istituzioni e negozi e un coprifuoco 24h, fino all’8 febbraio prossimo. I cittadini lamentano di essere stati abbandonati a loro stessi, in un momento in cui il Libano, oltre alla pandemia di Covid-19, continua a far fronte a una perdurante crisi economica e sociale, ritenuta essere la peggiore dalla guerra civile del 1975-1990. Tra le conseguenze del deterioramento del quadro economico, si annovera la svalutazione della moneta locale, la lira libanese, rispetto al dollaro, l’aumento dell’inflazione e la crescita dei tassi di disoccupazione e povertà. Secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, più della metà della popolazione libanese vive al di sotto della soglia di povertà, mentre la percentuale di coloro che vivono in condizioni di estrema povertà è aumentata dall’8% al 23%.

A peggiorare il quadro libanese vi è poi una perdurante fase di stallo politico. È dal 22 ottobre 2020 che il primo ministro designato, Saad Hariri, si è impegnato a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il premier designato era uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, quando la popolazione libanese è scesa in piazza per protestare contro la dilagante corruzione della classe politica al potere e il deterioramento delle condizioni economiche e sociali. Tuttavia, da allora il Paese non è riuscito a trovare una via d’uscita alla perdurante crisi, aggravata ulteriormente dalla pandemia e dall’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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