Immigrazione: i fatti più importanti di gennaio 2021

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), nel mese di gennaio 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, circa 3.500 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere la Spagna, con oltre 2.700 arrivi, seguita dall’Italia e Grecia, con poco più di 200 arrivi. L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nel primo mese del 2021 ammonta a 105. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre del gennaio 2020, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 8.500 stranieri.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati del Ministero dell’Interno riferiscono che, dal primo al 29 gennaio, sono sbarcati 897 migranti. Si tratta di una diminuzione rispetto ai 1.273 stranieri giunti in Italia nello stesso periodo del 2020. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono eritrea, tunisina, afghana, sudanese e guineana. Dall’inizio dell’anno, invece, i minori non accompagnati ammontano a 66.

Il mese di gennaio si è aperto con il salvataggio, da parte dell’esercito albanese, di 55 rifugiati siriani rimasti intrappolati nelle acque di fronte all’Albania, mentre cercavano di raggiungere l’Italia a bordo di un’imbarcazione. La polizia di Tirana ha rilasciato una dichiarazione in cui ha reso noto che le proprie forze, insieme alla Guardia di finanza italiana, nella sera dell’8 gennaio, hanno individuato un gommone con a bordo i 55 rifugiati nel delta del fiume Voiussa, collocato circa 100 km a Sud della capitale. L’imbarcazione era rimasta ferma in tali acque per circa tre ore a causa di onde molto alte nel Mar Adriatico e il gruppo, composto anche da donne e bambini, è stato individuato dopo che uno di loro ha chiamato la polizia per chiedere aiuto, visti sia il maltempo che li aveva bloccati, sia un guasto al motore dell’imbarcazione. La polizia albanese ha poi dichiarato che le operazioni di salvataggio sono avvenute in condizioni estreme a causa di una tempesta e onde alte in mare.

Il 10 gennaio sono riprese le attività, dopo sei mesi di stop, della nave Ocean Viking, gestita dalla Ong europea per il salvataggio in mare Sos Mediterranée e da Medici Senza Frontiere.  L’imbarcazione, che era stata bloccata il 22 luglio scorso per via di un provvedimento di sequestro amministrativo disposto dalle autorità italiane, l’11 gennaio ha lasciato la città portuale di Marsiglia, dirigendosi verso il Mediterraneo centrale. Da quando era stato disposto il sequestro, Sos Mediterranée aveva lavorato per apportare tutte le modifiche all’equipaggiamento di emergenza nel cantiere navale di Augusta e soddisfare i requisiti previsti dalle misure di sicurezza adottate da Roma durante l’emergenza coronavirus. Il 21 dicembre, dopo un’ispezione della Guardia Costiera, era stato tolto il fermo e la nave aveva potuto lasciare Porto Empedocle e recarsi a Marsiglia per rifornirsi e imbarcare le squadre mediche e di soccorso.

Il 19 gennaio, il commissario dell’UE per gli Affari Interni, Ylva Johansson, ha dichiarato, durante un intervento al Parlamento europeo, che la situazione migratoria nelle isole Canarie è diventata “gravissima”. La Commissione sta cercando di sostenere le autorità spagnole fornendo finanziamenti tramite Frontex, che è molto attiva nelle isole spagnole. Tuttavia, l’anno scorso è stato registrato un incremento del 1.000% degli ingressi irregolari e la situazione umanitaria dei migranti e dei rifugiati continua ad essere precaria. L’intervento della Johansson è giunto pochi giorni dopo la notizia di un naufragio, al largo dell’isola Gran Canaria, avvenuto 15 gennaio. Il servizio di soccorso marittimo spagnolo è riuscito a salvare gli oltre 30 migranti che si trovavano a bordo del barcone e a portarli sulla terraferma, ma un bambino di 9 anni è morto annegato. Sull’imbarcazione c’erano 11 uomini, 20 donne e 3 minori. La rotta migratoria che va dall’Africa all’arcipelago spagnolo è una delle più letali al mondo, con oltre 600 morti e dispersi nel 2020, secondo i dati dell’IOM. Circa 23.023 migranti sono arrivati sulle Isole Canarie a bordo di almeno 745 imbarcazioni lo scorso anno, quasi sei volte di più rispetto ai due anni precedenti messi insieme. Circa nove arrivi su dieci sono stati resi possibili grazie all’intervento di Salvamento Marítimo, il servizio di soccorso marittimo spagnolo.

Sempre il 19 gennaio, almeno 43 migranti sono morti in un naufragio al largo della Libia. Si è trattato della prima tragedia consumata, dall’inizio del 2021, nelle acque del Mediterraneo centrale. In una dichiarazione congiunta, l’IOM e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati

hanno riferito che il barcone era partito dalla città di Zawiya e che, poco dopo, era affondato a causa del maltempo. Almeno 10 migranti, originari della Costa d’Avorio, della Nigeria, del Ghana e del Gambia, sono sopravvissuti e sono stati riportati a terra dalle autorità libiche.

Uno degli ultimi incidenti verificatisi al largo delle coste libiche risaliva al 12 novembre 2020, quando almeno 74 migranti erano morti in un naufragio avvenuto nei pressi di Khoms. Secondo quanto riferito dall’IOM, quel giorno vi erano più di 120 persone a bordo del barcone, poco prima del “devastante incidente”. La Guardia Costiera della Libia e alcuni pescatori locali erano riusciti a salvare circa 47 migranti.

Il 25 gennaio, 373 migranti salvati pochi giorni prima della Ocean Viking, sono sbarcati nel porto di Augusta, in Sicilia. Gli stranieri erano stati recuperati da tre barconi, nel corso di una serie di salvataggi separati, avvenuti nel giro di 48 ore.  Il 24 gennaio, “l’Ocean Viking ha ricevuto istruzioni dalle autorità marittime italiane per far sbarcare ad Augusta i 373 sopravvissuti”, si legge in un comunicato stampa di SOS Mediterranee. Sulla nave erano presenti 165 minori, di cui circa l’80% non accompagnati. Di questi, almeno 21 erano neonati o bambini sotto i quattro anni. Tra le persone soccorse c’erano anche 48 donne, 4 delle quali incinte e 32 in viaggio da sole. Una delle donne in stato di gravidanza, all’ottavo mese, era stata evacuata subito dalla Guardia Costiera italiana in quanto persona con situazione a rischio. La donna si trova attualmente sull’isola siciliana di Lampedusa per le cure e gli accertamenti. La coordinatrice della Ocean Viking ha poi osservato che c’erano state “segnalazioni di naufragi e intercettazioni da parte della Guardia Costiera libica”, anche prima che il suo equipaggio iniziasse i soccorsi. SOS Mediterranee ha affermato di avere “resoconti orribili del trattamento disumano subito dai sopravvissuti in Libia”. L’ONG ha dichiarato che le persone salvate la scorsa settimana si trovavano a bordo di barconi sovraffollati all’interno della zona di ricerca e soccorso libica. Le tre imbarcazioni intercettate sono state segnalate alle autorità marittime e alla Ocean Viking dalla rete civile Alarm Phone. Erano state avvistate anche dagli aerei civili Moonbird, della Sea-Watch, e da quelli Colibri II, operati da Pilotes Volontaires. Una delle barche più piccole è stata avvistata con un binocolo dal ponte della Ocean Viking stessa.

Infine, il 27 gennaio, in seguito a un’indagine, il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha appurato che l’Italia non è riuscita a proteggere adeguatamente il “diritto alla vita” di oltre 200 migranti che hanno perso la vita in un naufragio nel Mediterraneo, nel 2013. Secondo la dichiarazione del Comitato, l’Italia “non ha risposto prontamente alle varie richieste di soccorso dell’imbarcazione, che stava affondando con a bordo più di 400 adulti e bambini”. L’organo ha invitato le autorità italiane a “procedere con un’indagine indipendente e tempestiva e a perseguire i responsabili”. La barca in questione era partita da Zuwarah, il 10 ottobre 2013, trasportando principalmente cittadini siriani. Poche ore dopo, l’imbarcazione aveva iniziato ad allagarsi a causa di un incidente e, in breve tempo, si era capovolta.  Uno dei membri del Comitato, Helene Tigroudja, ha definito l’incidente un “caso complesso” poiché l’imbarcazione si trovava in acque internazionali all’interno della zona di ricerca e soccorso (SAR) di Malta, ma una risposta tempestiva da parte delle autorità italiane avrebbe potuto scongiurare la tragedia. La decisione del Comitato ha fatto seguito a una denuncia congiunta presentata da tre siriani e da un cittadino palestinese che sono sopravvissuti all’incidente ma hanno perso le loro famiglie.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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