Egitto-Italia: rinnovata la detenzione per Patrick Zaki

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 20:51 in Egitto Italia

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Il Ministero degli Esteri italiano ha assicurato che il governo sta lavorando per il rilascio dello studente egiziano Patrick Zaki, ricercatore presso l’Università di Bologna, detenuto dal 7 febbraio 2020 nel Paese nordafricano. “Grazie all’iniziativa italiana, Zaki è l’unico ad essere costantemente monitorato da un gruppo di Paesi stranieri”, ha dichiarato il Ministero di Roma, che ha aggiunto: “Nei giorni scorsi, la Farnesina, tramite la sua ambasciata al Cairo, ha continuato a sensibilizzare le autorità locali sul caso in questione, al fine di favorire la pronta liberazione del giovane studente”.

In occasione dell’ultima udienza, tenutasi lunedì primo febbraio, è stato tuttavia deciso un “rinnovo della detenzione preventiva di 45 giorni per diffusione di notizie false”. Lo ha confermato l’agenzia di stampa italiana ANSA dopo aver intervistato una fonte giudiziaria egiziana. La sessione si è svolta in presenza e la decisione è stata presa dalla “Corte penale del Cairo riunita nel complesso penitenziario carcerario di Tora sotto la presidenza del Consigliere Moataz Khafaghi”, secondo quanto precisato dalla fonte. Durante l’udienza era presente anche un funzionario dell’ambasciata italiana nell’ambito del programma di monitoraggio del processo giudiziario coordinato dall’Unione Europea. C’erano anche diplomatici statunitensi e danesi, oltre a quelli italiani. La presenza di diplomatici nell’edificio situato nei pressi del complesso carcerario di Tora, dove è detenuto lo studente egiziano dell’Università di Bologna, è consueta e avviene nell’ambito del programma UE. L’iniziativa, sostanzialmente sospesa a causa della pandemia di coronavirus, è in corso nel caso di Zaki su richiesta dell’ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini. L’iniziativa di monitoraggio ha una connotazione internazionale, oltre che europea, ed è generalmente segnata dalla presenza di diplomatici di Paesi extra UE, come gli Stati Uniti nel caso dell’udienza di lunedì.

Lo studente egiziano è stato arrestato la mattina del 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, secondo quanto riferito dai suoi avvocati. Il giovane, iscritto a un master sugli Studi di genere presso l’Università di Bologna, si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, all’incitamento alla violenza; dal tentativo di rovesciare il regime, all’uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale; dalla propaganda per i gruppi terroristici, all’uso della violenza. Durante le udienze scorse, Zaki ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. Nel frattempo, il ragazzo continua a rimanere in uno stato di detenzione arbitraria rinnovato ogni volta.

Amnesty International, che segue da vicino il caso, si è detta spesso preoccupata dei rischi che Zaki potrebbe incontrare nel carcere egiziano. “La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaki e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi”, aveva scritto la ONG sul suo sito italiano poco dopo l’arresto. “Come in altri casi, il pericolo è che i reati imputati a Zaki si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale”, aveva aggiunto.

Rispetto alle parole pronunciate da Zaki durante l’ultima visita dei genitori, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, ha dichiarato: “Era quello che avevamo immaginato e che temevamo. Patrick non ce la fa più. Anche la penultima dichiarazione era stata allarmante, questa lo è ancora di più”. Noury ha poi aggiunto: “Mi auguro che all’interno del governo italiano questo messaggio della famiglia di Patrick sia letto, circoli e produca una reazione immediata. Non possiamo perdere tempo. Il messaggio che arriva da Patrick è chiaro, bisogna reagire con la massima urgenza”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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