Crisi dei rifugiati nei Balcani: eurodeputati italiani contro la polizia croata

Pubblicato il 1 febbraio 2021 alle 19:06 in Europa Immigrazione

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Quattro politici italiani hanno accusato la polizia croata di aver tentato di impedire loro di accedere ad un’area al confine con la Bosnia ed Erzegovina mentre cercavano di indagare sul trattamento dei rifugiati nella regione. I deputati, tutti membri del Parlamento europeo appartenenti al Partito Democratico (PD) italiano, avevano intenzione di raggiungere l’area tra la Croazia, uno Stato membro dell’UE, e la Bosnia, per valutare le condizioni in cui attualmente si trovano i richiedenti asilo bloccati al confine. Piero Bartolo, Brando Benifei, Pierfrancesco Majorino e Alessandra Moretti hanno affermato e testimoniato che, sabato 30 gennaio, l’accesso al confine sarebbe stato loro rifiutato. 

Secondo i rapporti, agli eurodeputati è stato impedito di raggiungere l’area dopo che “decine” di poliziotti croati avevano creato una “barriera umana” sulla strada che porta al checkpoint. “La polizia croata ci stava aspettando e ha installato una barricata”, ha dichiarato Benifei durante un video registrato sulla scena. “Abbiamo deciso di attraversarla, ma decine di poliziotti minacciosamente armati hanno formato una barriera umana che ci ha impedito di passare”, ha aggiunto. Alla fine, i parlamentari europei sono riusciti ad entrare in Bosnia-Erzegovina e si sono recati a Bihac, una città al confine con la Croazia, dove hanno visitato il sito dell’ex campo profughi di Lipa, distrutto da un incendio il mese scorso. Qui, secondo quanto riferito dalle organizzazioni internazionali, si starebbe verificando una grave crisi umanitaria, con migliaia di rifugiati che non dispongono di un riparo adeguato, nonché dell’accesso ai servizi igienici e dell’assistenza sanitaria di base. I richiedenti asilo e le agenzie per la difesa dei diritti umani hanno ripetutamente accusato la polizia croata di usare la violenza per respingere i migranti oltre il confine, in Bosnia, uno Stato che non è membro dell’UE. Gli agenti croati, tuttavia, respingono tali accuse.

Diversi leader politici hanno condannato il rifiuto delle autorità croate di consentire a Benifei e ai suoi colleghi di accedere al confine. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, si è detto “stupito” dal trattamento riservato ai deputati. “Speriamo sempre in una cooperazione amichevole. Chiediamo che le loro richieste vengano soddisfatte”, aveva twittato dopo aver appreso la notizia. Il segretario del PD, Nicola Zingaretti, ha definito“gravissimo” l’incidente e ha chiesto all’UE di agire.

Dal canto suo, il ministro dell’Interno croato, Davor Bozinovic, ha definito le azioni degli eurodeputati una provocazione diretta contro la polizia. Bozinovic ha sottolineato, davanti ai giornalisti, in una conferenza stampa, che a nessuno è permesso di attraversare la frontiera tra Croazia e Bosnia in luoghi diversi dai punti di confine ufficiali. “Siamo sorpresi dalle parole del ministro Bozinovic, ci aspettavamo delle scuse per averci impedito di fare il nostro lavoro, non delle false accuse. Possediamo foto, audio e video che provano che siamo stati fermati quando ancora lontani dal confine, per impedire la nostra ispezione. Abbiamo informato le autorità croate della nostra visita con adeguato anticipo e assicurando il rispetto delle regole vigenti”, hanno dichiarato, in risposta alle accuse croate, i parlamentari europei Benifei, Bartolo, Moretti e Majorino. “Avevamo ricevuto conferma che saremmo potuti andare a vedere cosa succede alla frontiera, ovviamente senza attraversarla, cosa che non è mai stata nostra intenzione e cosa che abbiamo ribadito più volte anche alla polizia. Invece ci è stato impedito di raggiungerla, senza alcun valido motivo”, hanno aggiunto nella nota congiunta, citata dall’agenzia di stampa italiana Ansa.

Dopo che il campo di Lipa è stato distrutto da un incendio, il 23 dicembre, con quasi mille profughi rimasti senza un riparo, in preda alla neve e al gelo, l’esercito bosniaco ha realizzato, nei pressi del sito, una tendopoli temporanea in attesa della completa ricostruzione. Le autorità, in seguito alle proteste e alle pressioni dell’Unione Europea, stanno procedendo con i lavori per fornire al campo gli standard e gli accorgimenti che lo rendano abitabile anche nelle condizioni invernali, particolarmente dure nel Paese balcanico. Alcuni dei rifugiati di Lipa hanno ora un riparo sulla testa, ma, come denunciato dai parlamentari europei in visita nel sito, la loro situazione resta “disumana”

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Chiara Gentili

di Redazione

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