Etiopia: possibile appello del TPLF alla resistenza in Tigray

Pubblicato il 31 gennaio 2021 alle 18:30 in Africa Etiopia

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La piattaforma Tigray Media House, con sede negli USA, ha trasmesso su Facebook un messaggio audio attribuito al leader del Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), Debretsion Gebremichael, il quale avrebbe chiesto ai propri sostenitori di organizzarsi e combattere contro il governo federale etiope, il 30 gennaio.

Nell’audio attribuito a Gebremichael, il leader del TPLF avrebbe affermato che il governo federale detiene temporaneamente il dominio militare ma che il gruppo sta portando avanti una resistenza. Le forze di Addis Abeba sono state accusate di abusi, quali stupri e saccheggi, ribadendo quanto sostenuto da più report in merito, già messi in luce dalle Nazioni Unite. Oltre a questo, le forze etiopi starebbero continuando a bombardare “giorno e notte” con artiglieria pesante le città e le aree rurali del Tigray. Per tali ragioni, nell’audio, Gebremichael avrebbe poi chiesto alla popolazione di organizzarsi e combattere per “accorciare la vita del nemico” e avrebbe rivolto un appello alla popolazione del Tigray all’estero affinché contribuisca con tempo e denaro alla lotta contro il governo centrale.

Al momento, non è stato ancora possibile verificare l’autenticità dell’audio ma, nel caso in cui fosse confermata, potrebbe trattarsi del primo messaggio pubblico rilasciato da Gebremichael negli ultimi due mesi. Secondo un esperto del TPLF che ha contatti interni al gruppo, But Kjetil Tronvoll, l’audio sarebbe veritiero e Gebremichael avrebbe avuto conversazioni telefoniche con alcune sue conoscenze negli ultimi giorni.

La portavoce del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, Billene Seyoum, ha detto a Reuters di non poter parlare “delle delusioni della pagina Facebook di un gruppo di criminali”. La donna ha quindi accusato il TPLF e i suoi sostenitori stranieri di aver cercato di distogliere l’attenzione con denunce infondate di genocidio per coprire i loro crimini “terribili” e ha chiesto alle Nazioni straniere di smascherarli.

Insieme ad altri leader del TPLF, Gebremichael sarebbe in fuga dalle forze del governo federale etiope che stanno cercando di catturare tutti i membri del gruppo, nel contesto del conflitto interno che ha coinvolto la regione del Tigray dal 4 novembre scorso.

In tale data, il primo ministro etiope, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il TPLF, che al tempo era a capo della regione e che aveva contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba. L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa lo scorso 29 novembre, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Da allora, vi sono state più notizie di combattimenti minori che si sono protratti e i leader del TPLF hanno continuato ad accusare il presidente dell’Eritrea, Isaias Afwerki, di aver aiutato le forze etiopi. Sia l’Etiopia, sia l’Eritrea hanno però continuato a negare il coinvolgimento della seconda, nonostante i numerosi report che lo proverebbero.

Il conflitto in Tigray avrebbe finora causato migliaia di morti e avrebbe costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan. Al momento, nella regione è stata istituita un’amministrazione transitoria che ha affermato il progressivo ritorno alla normalità e il governo centrale sta inviando aiuti, tuttavia sono state lanciate più denunce rispetto alla presenza di un disastro umanitario e ad una diffusa carestia.

Intanto, il governo etiope ha deciso di istituire una task force per indagare sull’accresciuta preoccupazione per violenze contro le donne in Tigray e il Ministero per le Donne, i Bambini e la Gioventù ha promesso tolleranza zero contro qualsiasi forma di violenza sessuale.

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Camilla Canestri

di Redazione

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