Esplosione fuori dall’ambasciata israeliana a Nuova Delhi, indagini per terrorismo

Pubblicato il 30 gennaio 2021 alle 19:39 in India Israele

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L’esplosione di un ordigno improvvisato fuori dall’ambasciata israeliana a Nuova Delhi, il 29 gennaio, ha messo in allerta l’India, le cui autorità stanno indagando sull’accaduto che potrebbe essere stato un atto di terrorismo. Il 30 gennaio, nella città indiana sono stati innalzati i livelli d’allerta dell’intelligence e dei servizi di vigilanza nelle sedi diplomatiche straniere, negli aeroporti e nelle strutture governative maggiormente a rischio. Intanto nella capitale sono stati sospesi anche i servizi di connessione ad internet da rete mobile ma, in tal caso, in connessione alle proteste degli agricoltori.

La polizia della capitale indiana ha reso noto che intorno alle 17:00, ora locale, del 29 gennaio, data in cui ricorre l il 29esimo anniversario dall’istaurazione dei rapporti diplomatici tra India e Israele, si è verificata un’esplosione di lieve intensità di fronte all’ambasciata israeliana a Nuova Delhi, senza causare vittime e feriti ma danneggiando solamente i finestrini di tre veicoli che si trovavano in prossimità del luogo dell’esplosione. Secondo una prima ricostruzione, l’episodio potrebbe essere stato un tentativo di creare allarme e la stessa ambasciata ha dichiarato di non aver subito danni e che i diplomatici sono al sicuro.

Il ministro degli Esteri indiano, S. Jaishankar, ha rassicurato il suo omologo israeliano, Gabi Ashkenazi, che le autorità indiane stanno trattando il caso con grande attenzione per individuare i responsabili e ha garantito “la massima protezione dell’ambasciata e dei diplomatici israeliani”.

Una fonte interna al Ministero degli Affari Esteri israeliano ha rivelato alla CNN che l’esplosione è stata considerata un possibile attacco di matrice terroristica ma che non è ancora chiaro se l’ambasciata israeliana di Nuova Delhi fosse l’obiettivo dell’attentato o meno. Un’altra fonte ha poi confermato a Reuters che, nonostante l’assenza di vittime, vi siano tutti gli elementi per trattare l’esplosione come un “episodio terroristico”.

Intanto, il 30 gennaio, a Nuova Delhi il governo ha anche interrotto la connessione da rete mobile a internet in più aree della città in relazione alle proteste portate avanti dagli agricoltori contro il governo per tre leggi sull’agricoltura, ritenute dannose per il settore. Il governo ha annunciato che l’interruzione del servizio si protrarrà fino alle 23, ora locale, del 31 gennaio, per mantenere “la pubblica sicurezza”.

 Gli agricoltori indiani, intanto, lo stesso 30 gennaio hanno iniziato uno sciopero della fame della durata di 24 ore in seguito a proteste sfociate in violenza il 26 gennaio e nelle quali ha perso la vita un manifestante e centinaia di persone sono state ferite. In tale data, in occasione della 72esima festa della Repubblica, gli agricoltori indiani avevano organizzato una marcia con trattori e mezzi agricoli dalla periferia al centro di Nuova Delhi per protestare contro le tre nuove legge sull’agricoltura adottate dal governo indiano. Durante l’evento, alcuni partecipanti hanno intrapreso percorsi diversi da quelli autorizzati, hanno sfondato le barricate della polizia e sono arrivati al Forte rosso di Nuova Delhi, uno tra i simboli della città, dove il premier tiene il discorso annuale in occasione della festa dell’indipendenza indiana. Qui, i manifestanti hanno issato le proprie bandiere e si sono scontrati con la polizia che, in più parti della città, ha risposto con gas lacrimogeni e cariche.

Gli agricoltori indiani sono accampati fuori dalla capitale indiana dal 27 novembre scorso e, il 30 gennaio, molte persone sono continuate ad arrivare per unirsi al movimento.

In base alle tre nuove leggi di liberalizzazione adottate da Modi il 27 settembre 2020, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli e provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando così perdite ai coltivatori. L’esecutivo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno tutti gli impedimenti esistenti alle vendite dei loro prodotti, così come la necessità di intermediari, aumentando il guadagno degli agricoltori. Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo indiano e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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