Cina-Regno Unito: è scontro sui passaporti BNO dei cittadini di Hong Kong

Pubblicato il 30 gennaio 2021 alle 9:14 in Cina Hong Kong UK

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Il Ministero Affari Esteri di Pechino e il governo della regione amministrativa speciale di Hong Kong, il 29 gennaio,  hanno affermato che, a partire dal 31 gennaio, la Cina e Hong Kong non riconosceranno più la validità dei passaporti British National Overseas (BNO) rilasciati dal governo di Londra, il quale aveva fissato tale data per l’entrata in vigore di nuove leggi per consentire ai detentori di tale documento di ottenere la residenza e la cittadinanza nel Regno Unito. Il giorno dopo, la segretaria alla giustizia di Hong Kong, Teresa Cheng, ha ricordato a Londra che non ha più alcun diritto sulla città.

Il portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ha specificato che i passaporti BNO non saranno riconosciuti come documenti validi né per provare l’identità, né per viaggiare e che la Cina si riserverà il diritto di adottare ulteriori misure a riguardo. Zhao ha affermato che, formulando un percorso “su misura” per ottenere la residenza nel Regno Unito e la cittadinanza inglese per i cittadini di Hong Kong che hanno un passaporto BNO, Londra non avrebbe preso in considerazione la posizione cinese a riguardo, violando le promesse fatte e ignorando che Hong Kong è stata restituita alla Cina da 24 anni.

Un portavoce del governo di Hong Kong ha poi aggiunto che con la Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1964 Londra si era impegnata a non garantire ai possessori del passaporto BNO di Hong Kong diritti di residenza nel Regno Unito ma, con le modifiche in vigore a partire dal prossimo 31 gennaio, tale impegno non sarebbe stato rispettato. A partire da tale data, i passaporti BNO non potranno quindi essere utilizzati per entrare o uscire da Hong Kong, non saranno riconosciuti come documenti di identità dalle autorità locali e non saranno utilizzabili per imbarcarsi su voli diretti sull’isola.

Il passaporto BNO è un tipo di nazionalità concesso dal Regno Unito ai residenti di Hong Kong che si erano registrati per ottenerlo, prima che l’isola venisse ceduta alla Cina dal Regno Unito, il primo luglio 1997. Sebbene il titolo non consistesse in una cittadinanza inglese e non consentisse ai suoi detentori di vivere e lavorare nel Regno Unito, tuttavia, garantiva loro assistenza consolare dalle rappresentanze di Londra nel mondo.

Dal 31 gennaio prossimo, però, Londra ha deciso di iniziare ad accettare richieste da parte di possessori del passaporto BNO per consentire a loro e alle rispettive famiglie di vivere e lavorare nel Regno Unito e alla fine di richiedere la cittadinanza inglese. Secondo il Washington Post, la mossa londinese potrebbe provocare un esodo di massa in quanto sarebbero tra i 4 e i 5 milioni i cittadini di Hong Kong che potrebbero fare tale richiesta, su una popolazione totale di 7,5 milioni circa.

La decisione del governo inglese è arrivata dopo l’imposizione da parte del governo di Pechino, il 30 giugno scorso della legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, formalmente “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione. Per Pechino e per il governo di Hong Kong invece la legge sulla sicurezza nazionale sarebbe stata necessaria per preservare la stabilità di Hong Kong e interrompere le violenze verificatesi durante le proteste del 2019.

Il Regno Unito, che si è opposto all’adozione della legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, aveva ceduto la sovranità dell’isola, controllata dal 1842, alla Cina il primo luglio 1997, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma, per molti, la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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