Afghanistan: i talebani uccidono 8 agenti di sicurezza del governo

Pubblicato il 30 gennaio 2021 alle 12:30 in Afghanistan USA e Canada

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Un veicolo carico di esplosivo si è lanciato contro una base delle forze di difesa del governo afghano uccidendo 8 membri del personale, nella provincia di Nangarhar, nell’Est del Paese, prima dell’alba del 30 gennaio. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha rivendicato l’attacco, condotto mentre la nuova amministrazione statunitense, con a capo Joe Biden, sta rivedendo l’accordo di pace siglato da Washington e dai talebani a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020.

In base a quanto dichiarato dall’ufficio del governatore di Nangarhar, gli 8 membri delle forze governative uccisi il 30 gennaio sarebbero morti sul colpo ma, secondo il vice direttore del consiglio provinciale, Ajmal Omar, il totale delle vittime potrebbe essere di 15 persone e vi sarebbero anche 5 feriti.

Dopo aver subito l’attacco nella base militare, le forze governative hanno bloccato un secondo veicolo carico di esplosivo nei pressi della città di Jalalabad, capoluogo di Nangarhar, impedendo così un secondo attacco. Separatamente, nella capitale afghana Kabul, sono esplose due bombe collocate ai lati di una strada senza però causare né vittime, né feriti.

Le ultime violenze in Afghanistan sono arrivate ad un giorno di distanza dalle accuse rivolte dall’amministrazione Biden contro i talebani per non aver rispettato l’accordo di pace firmato con Washington. Alla luce di ciò, il 29 gennaio, il Pentagono ha annunciato che non effettuerà un ritiro completo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro maggio 2021, come previsto dall’accordo siglato con i talebani. In risposta, lo stesso 29 gennaio, i talebani hanno a loro volta accusato gli Stati Uniti di essere stati i primi a violare i termini dell’intesa, conducendo bombardamenti contro i civili afghani.

Parallelamente a tali dichiarazioni è arrivato anche l’appello del presidente afghano, Ashraf Ghani, al suo omologo statunitense Biden affinché aumenti la pressione sui talebani e non si affretti a ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan. Secondo Ghani, i talebani non avrebbero rispettato i termini dell’accordo siglato con gli Stati Uniti che prevedeva, tra le altre cose, la riduzione degli attacchi condotti nel Paese e l’interruzione dei rapporti con Al-Qaeda. Ghani ha ribadito che l’accordo dev’essere implementato e che i talebani devono ammettere di aver aumentato gli attacchi contro il governo e di aver condotto una serie di omicidi contro figure pubbliche afghane, approfittando della “fretta” dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, di ritirare i suoi soldati dall’Afghanistan.

Nonostante dallo scorso 12 settembre siano in corso negoziati tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani per porre fine ai conflitti interni che hanno interessato l’Afghanistan per vent’anni, nel Paese sono aumentati gli episodi di violenza. Parallelamente, i negoziati non hanno ancora determinato una svolta nella situazione interna al Paese.

Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre scorso, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al 5 gennaio scorso, quando i loro incontri sono ripresi. Tuttavia, già dall’11 gennaio successivo, sembrerebbe essere emerso un nuovo stallo riguardante l’accordo sui temi da trattare. In particolare, per quanto riguarda la diminuzione delle violenze sul campo, il governo di Kabul ha richiesto che il cessate il fuoco nel Paese sia il tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare, ma i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze dovrebbe essere affrontata solamente dopo aver raggiunto un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani.

I negoziati intra-afghani erano stati resi possibili dall’accordo di pace tra USA e talebani che prevedeva il ritiro di tutti i soldati statunitensi presenti in Afghanistan entro quattordici mesi dalla firma dell’accordo, mentre i talebani, dopo aver richiesto uno scambio di prigionieri al governo di Kabul, avevano accettato di partecipare ai negoziati di pace intra-afghani, ridurre le violenze perpetrate nel Paese e avevano fornito garanzie di sicurezza agli USA, quali, ad esempio, l’interruzione dei rapporti con i terroristi.  Al momento, l’amministrazione Biden sta rivedendo l’intesa con i talebani e nel Paese gli USA hanno ancora 2.500 uomini, il numero più basso dal 2001.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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