L’Italia revoca le autorizzazioni alle esportazioni di armi in Arabia Saudita e EAU

Pubblicato il 29 gennaio 2021 alle 18:26 in Italia Medio Oriente

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Il Governo italiano ha annunciato la revoca delle autorizzazioni all’esportazione di missili e bombe verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti (EAU).

Lo ha reso noto il 29 gennaio il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, con un post su Facebook. “La nostra azione di governo è ispirata da valori e principi imprescindibili. Lo stiamo facendo anche in queste ore, lavorando con serietà e impegno”, si legge sul profilo del rappresentante del Governo. Il ministro ha proseguito affermando che la decisione vuole essere “un chiaro messaggio di pace che arriva dal nostro Paese”, sottolineando l’importanza del rispetto dei diritti umani per l’attuale esecutivo. 

La revoca è la prima misura di questo genere in 30 anni, dall’entrata in vigore della legge 185 del 1990 sull’esportazione degli armamenti. Inoltre, l’intervento governativo prevede che rimanga in vigore la sospensione della concessione di nuove licenze per gli stessi materiali e verso gli Stessi Paesi. La decisione è stata accolta con favore dall’associazione nota come Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, che ha definito “storica” la posizione presa dal Governo italiano. La fonte aggiunge che il provvedimento riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni già sospese il 12 luglio 2019, tra cui la licenza MAE 45560 verso l’Arabia Saudita approvata nel 2016, durante il governo dell’ex premier Matteo Renzi, che prevedeva la vendita di quasi 20.000 bombe aeree della serie MK, per un valore di oltre 411 milioni di euro. 

La revoca italiana è arrivata il giorno dopo l’adozione di un simile provvedimento da parte del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Il 28 gennaio la nuova amministrazione statunitense ha annunciato il congelamento delle vendite di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti alla luce di una “rivalutazione” della posizione di Washington nei confronti delle nazioni del Golfo. Durante la sua campagna elettorale, Biden aveva promesso che la sua amministrazione avrebbe “rivalutato” le relazioni di Washington con Riad e Abu Dhabi e avrebbe sostenuto la fine delle vendite di armi statunitensi a questi Paesi, a causa del loro coinvolgimento nella guerra civile in Yemen. 

L’Arabia Saudita guida una coalizione composta da Emirati Arabi Uniti, Sudan, Bahrain, Kuwait, Qatar, Egitto, Marocco, Giordania e Senegal, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015, per sostenere le forze governative del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, contro gli Houthi, i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran e da Hezbollah. La guerra civile in Yemen è stata descritta dalle Nazioni Unite come la peggiore crisi umanitaria del mondo. È iniziata il 21 settembre 2014, quando gli Houthi hanno acquisito il controllo della capitale del Paese, Sana’a.

Il 29 gennaio, la coalizione a guida saudita è stata accusata di aver lanciato raid aerei contro i governatorati yemeniti di Ma’rib e Saada. Inoltre, almeno 7 combattenti Houthi sono rimasti uccisi a seguito dei colpi di arma da fuoco sparati dalle forze dell’esercito yemenita sul fronte di Baqim, distretto facente parte del governatorato di Saada. Quest’ultimo è situato al confine con l’Arabia Saudita ed è attualmente occupato per la maggior parte dalle milizie Houthi. In particolare, fonti delle forze filogovernative hanno riferito di aver risposto a un violento tentativo di infiltrazione da parte delle milizie ribelli nel Nord della regione, provocando perdite in termini materiali e di vite umane per il gruppo sciita.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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