EndSARS: Amnesty accusa la Nigeria di negare la morte dei manifestanti

Pubblicato il 29 gennaio 2021 alle 15:41 in Africa Nigeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 28 gennaio 2021, Amnesty International (AI) ha accusato il Governo nigeriano di aver tentato di nascondere l’uccisione di circa una decina di cittadini durante le proteste pacifiche a Lagos, la più grande città della Nigeria, del 20 ottobre 2020.

Secondo l’organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani, le autorità nigeriane non sono riuscite ad assicurare alla giustizia i presunti responsabili della brutale repressione da parte delle forze di sicurezza dei manifestanti pacifici “EndSARS” ai caselli autostradali di Lekki e Alausa, a Lagos, dello scorso ottobre. Amnesty International ha dichiarato che le autorità hanno sfacciatamente tentato di nascondere e negare le uccisioni a 100 giorni dalla strage, invece di identificare i presunti colpevoli. I partecipanti del movimento “EndSARS” manifestavano contro la brutalità della polizia perpetrata da anni dalla Special Anti-Robbery Squad (SARS), ex forza speciale attiva dal 1992. A seguito delle proteste, l’11 ottobre 2020, il Governo ha sciolto la SARS, sostituendola con le forze note anche come Special Weapons and Tactics (SWAT), promettendo anche una serie di riforme dell’organo della polizia.

Dopo l’assalto delle forze di sicurezza durante le proteste, che ha ucciso almeno 12 persone, la polizia nigeriana ha preso di mira i sostenitori. Le indagini di AI hanno reso noto che ad alcuni dei sostenitori del movimento “EndSARS” sono stati congelati i conti bancari. Altri sono stati torturati, arrestati o mandati in esilio. Le autorità nigeriane sono quindi accusate di aver abusato dei propri poteri, sottoponendo coloro che hanno sostenuto le proteste a intimidazioni, molestie e campagne diffamatorie. I rapporti provenienti dalla Nigeria informano che la violenza della polizia è ancora molto diffusa nonostante le promesse di cambiamento del Governo.

Amnesty International ha espresso timore riguardo la possibilità che le autorità nigeriane possano prorogare l’attuale divieto di protesta, che il Governo ha affermato essere necessario per via della pandemia. L’organizzazione ha quindi ricordato all’esecutivo i suoi obblighi ai sensi della Costituzione nigeriana del 1999 e dei trattati internazionali sui diritti umani, di cui il Paese è firmatario. Il rispetto di questi documenti è fondamentale per tutelare i cittadini, in quanto garantisce a coloro che si riuniscono pacificamente di esprimere le proprie opinioni senza timore di arresto o di intimidazione. In questo contesto, la legge internazionale sui diritti umani prevede anche che le autorità nigeriane svolgano indagini rapide, approfondite, indipendenti, imparziali ed efficaci sulle violazioni dei diritti umani, in particolare il diritto alla vita, dei manifestanti del movimento “EndSARS”.

L’organizzazione per la tutela dei diritti umani ha chiesto al Governo nigeriano di sospendere i funzionari accusati in attesa delle indagini e di garantire che le vittime abbiano accesso alla giustizia e a strumenti legali efficaci. L’esecutivo nigeriano ha istituito una commissione d’inchiesta nello Stato di Lagos per indagare sulle denunce contro la SARS e sugli incidenti di Lekki e Alausa dell’ottobre scorso. Tuttavia, i funzionari del Governo e i militari continuano a negare che qualcuno sia stato ucciso durante le proteste, mentre ribadiscono la loro determinazione a punire i leader del movimento “EndSARS”.

La forza nota come Special Anti-Robbery Squad (SARS) è stata istituita nel 1992 per combattere i crimini come i rapimenti, furti d’auto e le rapine a mano armata, che terrorizzavano il Lagos e il Sud del Paese. Poiché la SARS è stata inizialmente progettata come una forza segreta, gli agenti non indossavano uniformi, una pratica conosciuta localmente come “mufti”. Nel corso del tempo, l’unità è stata coinvolta in diffuse violazioni dei diritti umani, omicidi extragiudiziali, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali ed estorsioni. Gli ufficiali della SARS sono poi passati a prendere di mira e detenere giovani uomini per crimini informatici o per essere “truffatori online”, basandosi su prove insufficienti, per poi chiedere una cauzione molto alta per lasciarli andare. La polizia ha sempre negato le accuse di queste violazioni. Nel 2016, Amnesty International ha documentato la propria visita a uno dei centri di detenzione del SARS ad Abuja, situato in un ex-mattatoio. Lì, ha trovato 130 detenuti che vivevano in celle sovraffollate che erano regolarmente sottoposti a metodi di tortura, tra cui impiccagioni, inedia, pestaggi, sparatorie e finte esecuzioni.

Le proteste in Nigeria sono iniziate l’8 ottobre 2020 nella capitale, Abuja, dopo che è stato diffuso in rete un video che testimoniava l’uccisione di un uomo da parte degli agenti della SARS, nella regione del Delta. La polizia ha negato la responsabilità dell’incidente, pertanto, ha represso con forza le manifestazioni del movimento “EndSARS”, utilizzando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili veri. Inizialmente, la polizia ha impedito alla SARS di effettuare le pattuglie di routine e ha ordinato loro di indossare le uniformi. La forza speciale è stata sciolta con effetto immediato l’11 ottobre 2020. Nonostante ciò, le manifestazioni sono continuate per due settimane.

In seguito, il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha assicurato che avrebbe avviato una riforma del corpo della polizia. Inoltre, un consiglio federale ha ordinato agli Stati di istituire fondi di compensazione per le vittime della brutalità della polizia. Tuttavia, il popolo nigeriano è scettico a tale riguardo, affermando che da anni l’esecutivo non tiene fede alle promesse fatte in merito. Il 13 ottobre 2020, la SARS è stata sostituita ufficialmente da una nuova squadra speciale, la cosiddetta Special Weapons and Tactics (SWAT), la quale avrebbe l’obiettivo di colmare le lacune derivanti dallo scioglimento dell’unità precedente.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Julie Dickman

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.