Afghanistan: vacilla lo “storico” accordo tra USA e talebani

Pubblicato il 29 gennaio 2021 alle 16:22 in Afghanistan Asia

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Il Pentagono ha annunciato che l’attuale amministrazione statunitense non effettuerà un ritiro completo delle truppe dall’Afghanistan entro maggio 2021, come previsto dall’accordo con i talebani, a causa del mancato rispetto dei termini dell’intesa. In risposta, i militanti afghani hanno accusato Washington di violazioni dei diritti umani. 

“I talebani non hanno rispettato i loro impegni”, ha dichiarato il 28 gennaio il segretario stampa del Pentagono, John Kirby. “Senza che rispettino i loro impegni di rinunciare al terrorismo e di fermare i violenti attacchi contro le forze di sicurezza nazionali afghane, e in forza di ciò contro il popolo afghano, è molto difficile vedere una via specifica per la soluzione negoziata”, ha aggiunto. L’accordo era stato definito “storico” dall’ex amministrazione degli USA, guidata dall’ex presidente Donald Trump, ed era stato firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio 2020. Tra le varie clausole, l’intesa prevedeva che i talebani tagliassero i legami con tutte le organizzazioni terroristiche, inclusa al-Qaeda, e che il gruppo non effettuasse assalti contro grandi centri abitati afghani. Se le condizioni dell’accordo fossero state soddisfatte, le forze armate statunitensi avrebbero lasciato l’Afghanistan entro maggio 2021.

In risposta alle dichiarazioni del Pentagono, il 29 gennaio i talebani hanno accusato gli Stati Uniti di essere stati i primi a non rispettare i termini dell’intesa tra le due parti, effettuando bombardamenti contro i civili afghani, senza tenere conto della tutela dei diritti umani. “L’altra parte ha violato l’accordo, quasi ogni giorno lo sta violando”, ha dichiarato Mohammad Naeem, un portavoce talebano in Qatar. “Stanno bombardando civili, case e villaggi, e li abbiamo avvisati di tanto in tanto, queste non sono solo violazioni dell’accordo ma violazioni dei diritti umani”, ha aggiunto. Zabihullah Mujahid, un altro portavoce dei talebani, ha aggiunto su Twitter che le accuse contro il gruppo erano “infondate” e che questo si era “pienamente impegnato” a rispettare i termini dell’accordo.

Il 15 gennaio, a cinque giorni dalla fine del mandato del presidente Trump, il Pentagono ha annunciato di aver completato un nuovo ritiro delle proprie truppe in Afghanistan, che contano al momento 2.500 unità, il livello più basso degli ultimi vent’anni. Il 16 gennaio, i talebani hanno commentato la notizia accogliendola con favore. Tuttavia, nel Paese, le violenze hanno continuato a verificarsi su base quotidiana e i negoziati intra-afghani, previsti a loro volta dall’accordo USA-talebani e iniziati il 12 settembre 2020, procedono a rilento e sono ancora alle loro fasi preliminari. 

Fonti che hanno familiarità con i colloqui di pace a Doha hanno riferito che i talebani sono riluttanti a impegnarsi nei negoziati a causa della mancanza di garanzie internazionali sul rilascio dei prigionieri rimasti nelle carceri afghane e sulla rimozione dei nomi dei loro leader dalla lista nera delle Nazioni Unite. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Kabul, Hamdullah Mohib, ha sottolineato che il rilascio già effettuato di 5.000 prigionieri talebani come parte dell’accordo con gli USA ha portato a un’ulteriore intensificazione della guerra nel Paese. Mohib ha affermato che coloro che sono stati rilasciati dalle carceri sono tornati sui campi di battaglia.

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva fortemente sostenuto l’intesa con i talebani firmata a Doha il 29 febbraio 2020, poiché questa gli avrebbe permesso di ritirare le truppe dall’Afghanistan e mettere fine alla più lunga missione statunitense all’estero, come aveva promesso più volte in campagne elettorale e nel corso del suo mandato. Tuttavia, già durante i negoziati per finalizzare lo stesso accordo, i talebani sono stati più volte accusati dal Governo afghano di continuare ad effettuare attacchi armati nel Paese e gli scontri sono aumentati fino a diventare quotidiani. In tale contesto, numerosi esperti hanno espresso il timore che un ritiro eccessivo di truppe statunitensi possa far tornare l’Afghanistan nelle mani dei talebani, fornendo nuovamente “un paradiso sicuro” ad alcuni gruppi terroristici islamisti. 

L’attuale amministrazione deve quindi gestire tale situazione. Già il 20 gennaio, il segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, ha dichiarato che l’accordo con i talebani sarebbe stato riesaminato, prima di prendere decisioni al riguardo. Il 25 gennaio, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha affermato che è stato aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Kabul e Washington, con l’insediamento dell’amministrazione di Joe Biden. Quale sarà il futuro dell’accordo tra USA e talebani, in questo contesto, è ancora da capire. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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