Regno Unito: Johnson in Scozia, si teme la secessione

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 20:09 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha visitato la Scozia, giovedì 28 gennaio, per cercare di arginare il crescente sostegno a favore di un nuovo referendum sull’indipendenza. Tra le ragioni che ha utilizzato per difendere l’integrità territoriale del Regno Unito, Johnson ha affermato che un’emergenza sanitaria come quella attuale ha dimostrato il grande vantaggio di rimanere insieme. 

I rapporti che legano l’Inghilterra, il Galles, la Scozia e l’Irlanda del Nord, per un’economia complessiva dal valore di 3 trilioni di dollari, sono stati messi a dura prova sia dalla Brexit che dalla gestione dell’epidemia di coronavirus da parte del governo del premier Johnson. I sondaggi di opinione indicano che la maggioranza degli scozzesi sarebbe ora favorevole a rompere l’unione, lunga 314 anni, tra Inghilterra e Scozia.

Johnson, la cui impopolarità nella nazione settentrionale del Regno Unito è ormai nota, ha ripetutamente affermato che ora non è il momento per un altro referendum sull’indipendenza, che gli elettori scozzesi hanno già respinto nel 2014. Il primo ministro della Scozia, Nicola Sturgeon, che ha affermato di voler organizzare una nuova votazione popolare subito dopo l’inizio del mandato dell’assemblea scozzese, che sarà eletta a maggio, ha messo in dubbio pubblicamente la visita di Johnson, considerandola “non essenziale” in base alle linee guida del coronavirus. La Scozia è attualmente governata dagli indipendentisti del Partito nazionale scozzese (Snp) ed è in maggioranza anti Brexit.

Prima di partire, Johnson ha sostenuto la sua tesi secondo cui la Scozia starebbe traendo tutti i maggiori  vantaggi dall’appartenenza al Regno Unito ottenendo l’accesso ad un vaccino contro il coronavirus sviluppato dall’Università di Oxford e potendo contare sull’aiuto delle forze armate, che stanno creando 80 nuovi centri di vaccinazione sul territorio scozzese. “Ci siamo uniti per sconfiggere il virus”, ha detto il premier britannico. “La cooperazione reciproca in tutto il Regno Unito durante questa pandemia è esattamente ciò che la popolazione scozzese si aspetta ed è ciò su cui mi sono concentrato”, ha aggiunto.

Johnson si è recato in una struttura per la somministrazione di test anti-coronavirus, a Glasgow, come parte della sua visita. Il portavoce del primo ministro ha dichiarato che è “uno dei compiti fondamentali del premier uscire e vedere aziende, comunità e persone”, e che è importante che “continui a incontrare e vedere coloro che sono in prima linea contro il Covid”. Per Johnson, tuttavia, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il viaggio è servito anche per cercare di contrastare le accuse secondo cui il suo governo non si starebbe preoccupando abbastanza della Scozia prima delle elezioni del 6 maggio 2021.

Sturgeon, che dirige il governo semi-autonomo scozzese, spera che una forte prestazione del suo partito al prossimo incontro elettorale gli dia la possibilità di tenere un secondo referendum, anche se non può farlo per legge senza l’approvazione di Londra. Se la Scozia diventasse indipendente, il Regno Unito, già alle prese con le conseguenze economiche della Brexit e della pandemia, perderebbe circa un terzo della sua massa continentale e quasi un decimo della sua popolazione.

La Scozia ha votato contro l’indipendenza nel 2014, con un 55% dei voti contrari contro il 45% di quelli favorevoli. Tuttavia, la maggioranza degli scozzesi ha sostenuto la permanenza nell’Unione Europea in occasione del referendum sulla Brexit del 2016 e i nazionalisti scozzesi affermano che l’uscita di Londra dal blocco rafforzerebbe le ragioni della secessione. Il ministro britannico per il Gabinetto, Michael Gove, egli stesso scozzese, ha dichiarato a Sky News: “Al momento, mentre diamo la priorità alla lotta contro la pandemia e alla necessità di una ripresa economica a tempo debito, parlare di cambiare la costituzione e così via è solo un’enorme distrazione”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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