Polonia: entra in vigore la contestata legge contro l’aborto

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 20:43 in Europa Polonia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Polonia ha ufficialmente vietato l’aborto anche nei casi di anomalie fetali, introducendo una delle leggi sull’interruzione di gravidanza più restrittive in Europa. La sentenza della Coste costituzionale di Varsavia, con la quale di fatto sono stati dichiarati illegali tutti gli aborti tranne nei casi di stupro, incesto e quando la vita o la salute della madre sono considerate a rischio, è entrata in vigore, mercoledì 27 gennaio, dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

L’inaspettato annuncio ha scatenato proteste a livello nazionale, nonostante il divieto di raduni a causa delle restrizioni imposte per frenare i contagi di Covid-19. Giovedì 28 gennaio, il governo ha esteso i blocchi di altre due settimane, fino al 14 febbraio. Grosse manifestazioni contro la sentenza sono previste per per i prossimi giorni nella capitale, Varsavia, e nelle città di tutto il Paese.

La sentenza, emessa a ottobre dalla Corte costituzionale polacca, aveva già scatenato nei mesi passati settimane di proteste di massa, alcune delle più grandi che il Paese avesse mai visto dal movimento di solidarietà degli anni ’80, che ha contribuito a porre fine al regime comunista. L’aborto è emerso come una delle questioni più controverse da quando il partito Diritto e Giustizia (PiS) ha preso il potere nel 2015, promettendo ai polacchi più poveri, anziani e meno istruiti un ritorno ad una società tradizionale, basata su generose politiche di welfare.

“Questa decisione idiota non impedirà gli aborti”, ha detto Cezary Jasiński, uno studente di 23 anni, in piedi di fronte all’edificio della Corte, durante le manifestazioni. “Nessun governo rispettoso della legge dovrebbe rispettare questa sentenza”, ha dichiarato davanti ai giornalisti Borys Budka, esponente del più grande partito di opposizione della Polonia, la Piattaforma civica centrista. Budka ha criticato il leader del PiS, Jarosław Kaczyński, tramite un post su Twitter. “Dando fuoco alla Polonia, vuole coprire le tracce della sconfitta del governo nella lotta contro il Covid, il fallimento del programma di vaccinazione e il dramma degli imprenditori. Ma questa volta, non sfuggirà alle sue responsabilità”, si legge nel suo messaggio. 

“Lo Stato non può più togliere una vita solo perché qualcuno è malato, disabile, in cattive condizioni di salute”, ha dichiarato, dal fronte opposto, il parlamentare del PiS, Bartlomiej Wroblewski. Mercoledì 27 gennaio, i funzionari polacchi hanno affermato che il governo si concentrerà ora sull’assistenza ai genitori di bambini disabili, sebbene il PiS e i suoi predecessori centristi siano stati accusati dai critici di non fare abbastanza a tale riguardo. L’accesso all’aborto è già diminuito da tempo nel Paese, anche senza i limiti legislativi, poiché sempre più medici si rifiutano di praticarli per motivi religiosi. Molte donne ricorrono dunque all’aborto all’estero.

In una dichiarazione separata, pubblicata mercoledì 27 gennaio, il tribunale ha lasciato aperta la possibilità che il Parlamento regoli alcune circostanze coperte dalla legge. Marek Suski, un deputato del PiS, ha affermato che il partito prenderà in considerazione l’introduzione di nuove regole che potrebbero consentire di escludere dal divieto di aborto le deformità fetali più estreme. Tuttavia, i commentatori politici ritengono che il consenso tra il PiS e i suoi alleati conservatori al governo sarà difficile da raggiungere. “Nei casi in cui il feto non ha un cranio o non ha la possibilità di vivere al di fuori dell’utero, dovrebbe esserci una scelta. Ci lavoreremo”, ha detto Suski.

I sondaggi d’opinione hanno mostrato un certo calo della popolarità del PiS negli ultimi mesi, ma un sondaggio della CBOS, affiliata al governo, ha mostrato che questo mese il consenso è tornato al 35%, dal 30% di ottobre. Il PiS e i suoi due piccoli alleati parlamentari hanno vinto le ultime elezioni, nel 2019, con il 44% dei voti.

La decisione della Corte costituzionale ha alimentato una reazione senza precedenti contro la potente Chiesa cattolica polacca, che nel Paese è considerata strettamente legata al governo nazionalista conservatore presieduto dal PiS. Il movimento ha altresì accresciuto le critiche al primo ministro, salito al potere nel dicembre 2017. I critici del governo affermano che la Corte abbia agito per conto del partito, che in passato si era trovato costretto a dover retrocedere dagli sforzi per inasprire le regole sull’aborto a causa di ampie proteste pubbliche. Il PiS, tuttavia, nega qualsiasi tipo di influenza sulla decisione del tribunale.

L’UE si è più volte scontrata con la Polonia per le politiche del governo di Varsavia che, secondo Bruxelles, tenterebbero di limitare le libertà civili e personali dei cittadini. Negli ultimi quattro anni, il PiS ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, l’esecutivo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si sono ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria della riforma che tenta di imporre il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o il pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.