Mali: accordi storici tra gruppi etnici

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 16:17 in Africa Mali

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Tre “accordi di pace” sono stati firmati dai rappresentanti delle comunità etniche maggiormente colpite dalla violenza scatenata dai gruppi armati nel Mali centrale, il 12, 22 e 24 gennaio 2021.

La notizia è stata resa nota il 27 gennaio da Al Jazeera. Gli accordi riuniscono i Fulani, chiamati anche Peul, che comprendono principalmente pastori seminomadi, e i Dogon, che sono principalmente agricoltori sedentari. La relazione tra i due gruppi è caratterizzata da tensioni storiche legate all’accesso delle risorse, tra cui acqua e terra, ma l’attrito è si è accentuato, portando a scontri sanguinosi, dopo che gruppi di militanti islamisti si sono stanziati nella loro regione nel 2015. Il Centro per il Dialogo Umanitario (HD), un’organizzazione svizzera che promuove il dialogo tra parti belligeranti in Africa, in Asia e in Medio Oriente, ha dichiarato che le comunità in questione hanno concordato tre patti con “obiettivi umanitari”. Essi si applicano a Koro, una zona di piccole dimensioni al confine con il Burkina Faso, che, secondo HD, è stata testimone di grandi spargimenti di sangue. Di fatto, l’area è molto pericolosa ed è accessibile soltanto da gruppi di sostegno umanitario, pattuglie delle Nazioni Unite e dall’esercito.

Secondo gli accordi, i firmatari si sono impegnati a incoraggiare i membri delle loro comunità “a lavorare per la pace perdonando gli atti passati e diffondendo messaggi di coesione e di pace”. Inoltre, hanno anche concordato di garantire la libera circolazione delle persone, delle merci e del bestiame e di permettere alle persone di tutte le comunità di avere accesso ai villaggi e ai mercati.

Nicolas Haque, corrispondente a Dakar, capitale del Senegal, di Al Jazeera, ha riferito che gli accordi hanno segnato un momento di svolta, in quanto sono arrivati in un momento di intensificazione degli attacchi. Secondo Haque, questi due gruppi etnici, in assenza dello Stato maliano, hanno dovuto ricorrere alle milizie armate per proteggersi. La storica faida tra le due parti riguarda l’accesso alla terra, ha dichiarato l’inviato. Per i Fulani, che sono soprattutto pastori, l’accesso alla terra è necessario per far pascolare i loro animali, mentre per i Dogon, prevalentemente agricoltori, il terreno serve per coltivare gli alimenti.

Secondo Al Jazeera, gli accordi hanno anche l’obiettivo di aiutare le persone sfollate a tornare nelle proprie abitazioni. In questo contesto, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che più di due milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della violenza che sta travolgendo l’arida regione del Sahel in Africa. Oltre a questo numero, che corrisponde agli sfollati interni, più di 850.000 persone sono fuggite dal Mali e si sono rifugiate in altri Paesi.

Il Mali centrale, abitato da molte comunità diverse, è stato messo a dura prova quando nel 2015 un gruppo armato, affiliato ad al-Qaeda, si è infiltrato nella regione. Questo era guidato da un predicatore di etnia Fulani di nome Amadou Koufa, che reclutava soprattutto tra i membri della sua stessa comunità. Altri gruppi etnici, in particolare i Dogon, formarono le cosiddette “forze di autodifesa”, con conseguenti aumenti di violenze e tensioni. La forza è stata ufficialmente sciolta, ma rimane attiva. I gruppi armati islamisti hanno concentrato i loro sforzi di reclutamento sui Fulani, sfruttando le frustrazioni della comunità per il crescente banditismo, la corruzione del Governo e la competizione per la terra e l’acqua.

Il 23 marzo 2019 e il 17 febbraio 2020 sono stati uccisi rispettivamente circa 160 e 15 pastori Peul. I Dogon sono stati accusati per entrambi gli attacchi. Invece, l’11 giugno 2020, i Fulani hanno assassinato 75 agricoltori appartenenti all’etnia Dogon. Secondo Human Rights Watch, le vittime sono in gran parte appartenenti all’etnia dei Fulani e sono prese di mira dai suddetti gruppi di autodifesa. Le comunità in questione hanno avuto a lungo dispute per l’accesso all’acqua e alla terra, anche se di solito sono state risolte senza spargimento di sangue. Tuttavia, a partire dal 2015, la violenza nella regione ha raggiunto dei livelli allarmanti.

Le autorità maliane non hanno mai indagato adeguatamente su questi incidenti, compresi molteplici massacri che hanno causato decine di morti. Sia i Fulani sia i Dogon hanno accusato le forze di sicurezza maliane di non riuscire a tutelare le loro comunità. In particolare, i gruppi di autodifesa hanno affermato di aver preso in mano la sicurezza di alcune aree perché il Governo non era riuscito a proteggere adeguatamente i loro villaggi e le loro proprietà. Inoltre, il facile accesso alle armi da fuoco in Mali, comprese le armi d’assalto militari, ha contribuito alla crescita e alla militarizzazione dei gruppi di autodifesa, rendendo le tensioni comunitarie già esistenti sempre più sanguinose.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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