Libia: Algeri è pronta a svolgere un ruolo maggiore nella crisi libica

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 9:38 in Algeria Libia

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Il ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, si è recato a Tripoli, il 27 gennaio, per un meeting con il suo omologo tripolino, Mohamed Sayala, e il premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj. Al centro delle discussioni, il ruolo dell’Algeria nella crisi libica.

La visita si colloca nel quadro di un tour più ampio, che ha visto il ministro algerino recarsi altresì in Angola, Sud Africa e Kenya. Durante il bilaterale con al-Sarraj, tuttora primo ministro del Governo di Accordo Nazionale (GNA) e capo del Consiglio presidenziale libico, Boukadoum ha ribadito il sostegno del proprio Paese al percorso politico libico verso le elezioni legislative e presidenziali previste per il 24 dicembre 2021 e ha dichiarato che l’Algeria è pronta a svolgere un ruolo maggiore nei colloqui volti a risolvere la crisi libica e a portare maggiore stabilità nel Paese Nord-africano.

Simili affermazioni sono giunte anche nel corso delle conversazioni con l’omologo tripolino, Sayala. Il ministro algerino, durante gli incontri che hanno visto altresì la presenza di altri funzionari e rappresentanti libici, tra cui il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Mishri, ha poi affermato che l’Algeria fa affidamento “sull’unità della popolazione libica” per far fronte all’ingerenza degli attori esterni, ma che, in qualsiasi caso, non lascerà la Libia da sola. Al contrario, Algeri è pronta a sostenere la Libia, sulla base delle esperienze simili vissute dall’Algeria stessa e alla luce delle buone relazioni instaurate con tutte le parti libiche coinvolte nella crisi.

Al contempo, sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi verificatisi sul palcoscenico libico e le modalità per rafforzare i legami di cooperazione bilaterale tra Libia e Algeria in aree definite “vitali”. Non da ultimo, Algeri si è detta pronta a riaprire la propria ambasciata a Tripoli, dopo una chiusura durata sette anni, determinata da motivi di sicurezza. Al-Sarraj, da parte sua, ha accolto con favore la visita del ministro algerino e le intenzioni del Paese vicino, con cui condivide una frontiera pari a circa 1000 chilometri.

In tale quadro, anche il presidente della Camera dei rappresentanti di Tripoli, Hammouda Siyala, ha ringraziato l’Algeria per il ruolo che continua a svolgere in Libia, basato sui rapporti di buon vicinato che legano i due Paesi, mentre ha sottolineato la necessità di tenere elezioni in grado di restituire un ruolo decisionale al popolo libico. A tal proposito, Boukadoum ha sottolineato che l’Algeria è a favore di una soluzione della crisi “intra-libica”, senza l’interferenza di parti esterne, e ha evidenziato la necessità di raggiungere un accordo politico proprio attraverso il dialogo intra-libico, in grado di favorire l’unificazione delle istituzioni libiche legittime e, di conseguenza, garantire l’unità del popolo libico e la sua sovranità sui territori libici.

L’Algeria, insieme alla Tunisia, si è più volte fatta promotrice di una soluzione politica della crisi libica. A tal proposito, risale al 30 settembre una conversazione telefonica tra il premier tripolino, al-Sarraj, e il capo di Stato algerino, Abdelmadjid Tebboune, in cui era stata evidenziata la necessità di porre fine a qualsiasi forma di “ingerenza esterna negativa” negli affari interni libici e di favorire un dialogo tra le diverse componenti libiche, che potesse portare ad elezioni legislative e presidenziali nel minor tempo possibile. Inoltre, era stato proprio il presidente Tebboune ad annunciare, il 20 luglio 2020, il lancio di una nuova iniziativa in collaborazione con la Tunisia, volta a cercare di risolvere il conflitto libico attraverso la mediazione di Paesi africani neutrali. Secondo la prospettiva algerino-tunisina, la risoluzione della guerra in Libia doveva passare esclusivamente attraverso il dialogo. In tal senso, il presidente di Algeri aveva sottolineato che il vantaggio dei due Paesi promotori dell’iniziativa era quello di essere equidistanti dalle parti in conflitto.

Ad oggi, la Libia sembra aver intrapreso un cammino verso la transizione democratica auspicata, sotto l’egida delle Nazioni Unite e della Missione di Sostegno UNSMIL. Il tutto è stato favorito dall’accordo di cessate il fuoco raggiunto il 23 ottobre 2020 a Ginevra, nel corso di un meeting del Comitato militare congiunto 5+5, alla presenza di delegati di entrambe le parti belligeranti, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Nel breve periodo, bisognerà determinare i membri dei nuovi organismi esecutivi temporanei, il governo unitario e il Consiglio presidenziale, che guideranno la Libia fino alle elezioni di dicembre, oltre alle cosiddette “posizioni sovrane”. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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