Libia: Aguila Saleh tra i candidati alla presidenza del Consiglio presidenziale

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 17:03 in Africa Libia

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Si sono ufficialmente chiuse le candidature per gli organismi esecutivi che guideranno la Libia fino alle elezioni del 24 dicembre 2021.

In particolare, giovedì 28 gennaio, la Missione di sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) ha stabilito il termine ultimo per presentare la candidatura per entrare a far parte del governo unitario e del Consiglio presidenziale della fase di transizione. Le elezioni si svolgeranno a Ginevra dal primo al 5 febbraio prossimo, nella cornice di un nuovo round del Forum di dialogo politico, l’organismo istituito a seguito dell’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre 2020, composto da 75 rappresentanti libici.

Secondo le informazioni trapelate sino ad ora, sono almeno sei le personalità che si sono candidate a ricoprire un ruolo all’interno di uno dei due organismi esecutivi. Tra questi vi è anche Aguila Saleh, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, affiliata all’Esercito Nazionale Libico (LNA). La lista dei candidati al Consiglio presidenziale comprende, poi, l’attuale ambasciatore libico in Giordania, Mohammad al-Bargathi, un membro dell’organo costituente per la redazione della Costituzione, Mustafa Dalaf Al-Barasi, e due ex ambasciatori.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, anche il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid al-Mishri, ha presentato la propria candidatura per entrare a far parte del Consiglio presidenziale. Il medesimo quotidiano ha poi riferito che il ministro dell’Interno del Governo di Accordo nazionale (GNA), Fathi Bashagha, si è candidato alla presidenza del governo, così come l’attuale vicepresidente del GNA, Ahmed Maiteeq, e il ministro della Difesa, Salah al-Din al-Nimroush. Come specificato in precedenza dalla missione UNSMIL, un comitato composto da tre membri del Forum, con il supporto delle Nazioni Unite, avrà ora il compito di esaminare e approvare le domande di candidatura, per poi preparare un elenco delle personalità da sottoporre a votazione.

Le candidature erano state aperte il 21 gennaio, a pochi giorni di distanza del meeting del Forum di dialogo politico, svoltosi dal 13 al 16 gennaio, che aveva portato a un primo consenso sui meccanismi di nomina. Stando a quanto stabilito dai 75 rappresentanti libici, guidati dall’inviata speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, il collegio elettorale di ogni regione della Libia nominerà un proprio rappresentante all’interno del Consiglio presidenziale, che sarà formato da tre membri. Il primo ministro, invece, sarà scelto dai 75 partecipanti del Forum di dialogo politico e dovrà ricevere almeno il 70% delle loro preferenze.

Le persone proposte per gli incarichi in questione saranno scelte all’interno di liste di quattro nomi redatte dalle tre regioni libiche. Chi otterrà il 70% dei voti della provincia di appartenenza vincerà direttamente la carica, ma nel caso in cui nessun candidato ottenga il 70% si farà ricorso al sistema delle liste. Ciò significa che verrà sottoposta a votazione un’intera lista e vincerà quella che otterrà il 60% delle preferenze, pari a 44 voti. Se al primo turno di votazioni non si dovesse raggiungere tale soglia, sarà indetta una seconda votazione, a condizione che ciascuna parte ottenga almeno il 50%+1 dei voti.

Per l’inviata ad interim, il consenso raggiunto prima il 16 gennaio e poi il 19 gennaio rappresenta un passo significativo nel percorso politico libico verso la transizione democratica auspicata, oltre ad aver rappresentato il miglior compromesso che si potesse raggiungere, in quanto rispetta il carattere regionale della Libia e incoraggia ciascuna parte a collaborare nell’interesse dell’unità del Paese.

La speranza della popolazione libica è che si possa proseguire con la formazione di organismi unitari e giungere alla transizione democratica auspicata, oltre che a una soluzione della perdurante crisi, in corso dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Il progresso degli ultimi mesi è stato il risultato di una mobilitazione politica e diplomatica alimentata a seguito del cessate il fuoco annunciato il 21 agosto 2020 dal premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh. Poi, il 23 ottobre le delegazioni delle due parti belligeranti, il Governo di Accordo Nazionale e l’Esercito Nazionale Libico, partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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