Libano: le violente proteste continuano, almeno 220 i feriti

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 8:32 in Libano Medio Oriente

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Più di 220 individui sono rimasti feriti nel corso dei violenti scontri verificatisi, per la terza notte consecutiva, nella città di Tripoli, nel Nord del Libano. Inoltre, un giovane di 29 anni, Omar Tayba, è deceduto, rappresentando la prima vittima della recente ondata di proteste. 

A riportare la notizia è il quotidiano al-Arabiya, con riferimento agli ultimi eventi che hanno continuato a caratterizzare il Paese mediorientale. In particolare, dal pomeriggio del 27 gennaio, gruppi di manifestanti sono scesi per le strade di Tripoli per protestare contro le restrizioni imposte dalle autorità libanesi per prevenire la diffusione del Coronavirus, ma che rischiano di esacerbare una crisi economica già definita “soffocante”. Le forze dell’ordine sono scese in campo per placare la rabbia dei cittadini, ma sono state le protagoniste di violenti scontri che, a detta delle fonti mediatiche nazionali, hanno causato circa 226 feriti. Di questi, 66 sono stati trasferiti in ospedale a causa della gravità delle ferite riportate, mentre le squadre della Croce rossa libanese e del Servizio di emergenza e soccorso hanno prestato assistenza alle restanti vittime.

In realtà, è dal 25 gennaio che alcune città libanesi, tra cui anche la capitale Beirut, hanno assistito ad una forte mobilitazione popolare, rivelatasi violenta. Tra il 25 e il 26 gennaio, nella medesima città di Tripoli, sono stati registrati 75 feriti, a seguito di scontri descritti “meno violenti” rispetto a quelli di mercoledì. Nella sera del 27 gennaio, alcuni cittadini, è stato specificato, hanno cercato di prendere d’assalto la sede del governatore di Tripoli, mentre altri si sono radunati in piazza al-Nour, uno dei luoghi simbolo delle proteste scoppiate nel mese di ottobre 2019. Poi, dopo l’intervento delle forze dell’ordine, schieratesi nei suddetti luoghi, i manifestanti si sono ritirati nei vicoli della città, dove si sono barricati, e gli scontri sono proseguiti fino a tarda serata.

Le immagini trasmesse dalle emittenti televisive locali hanno mostrato agenti di polizia armati, con indosso l’uniforme delle Forze di Sicurezza Interna libanesi, sparare contro la folla di manifestanti, mentre questa avanzava nel centro di Tripoli lanciando pietre contro le forze di sicurezza. Queste ultime, dal canto loro, hanno riferito che alcuni dei loro membri sono stati attaccati con “bombe a mano, non sonore o molotov”, e che 9 agenti, tra cui 3 ufficiali, sono stati feriti. Fonti locali hanno poi dichiarato che gli agenti di polizia hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla di manifestanti, così come accaduto nei giorni precedenti. Nel frattempo, a Beirut, gruppi di manifestanti hanno bruciato pneumatici davanti a un muro che separa piazza Riad El Solh, nel centro della città, dalla sede del Parlamento, mentre altri hanno bloccato la strada della “Città dello sport” con contenitori della spazzatura e pneumatici in fiamme.

Mentre il Libano continua a far fronte a una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla guerra civile del 1975-1990, il governo di Beirut, il 21 gennaio, ha annunciato l’estensione delle misure anti-Covid fino all’8 febbraio prossimo, tra cui la chiusura di istituzioni e negozi e un coprifuoco 24h. Ciò ha alimentato la rabbia della popolazione, la quale continua a vedere il proprio potere d’acquisto diminuire, mentre i tassi di povertà e disoccupazione aumentano giorno dopo giorno. Finora in Libano, la cui popolazione ammonta a circa sei milioni di abitanti, sono stati registrati 289.660 casi positivi al Coronavirus, di cui 2.553 morti. La curva dei contagi è aumentata in modo significativo dopo che il governo aveva concesso una parziale riapertura di bar e centri di intrattenimento prima delle festività di Natale e Capodanno, nel tentativo di dare un sospiro di sollievo al sistema economico. Ciò, però, ha peggiorato il quadro epidemiologico e il governo si è trovato costretto a introdurre ulteriori restrizioni, nonostante il crescente malcontento.

A peggiorare il quadro libanese vi è poi una perdurante fase di stallo politico. È dal 22 ottobre 2020 che il primo ministro designato, Saad Hariri, si è impegnato a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito a ottenere 65 voti, su un totale di 120, e a essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il premier designato era uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, quando la popolazione libanese è scesa in piazza per protestare contro la dilagante corruzione della classe politica al potere e il deterioramento delle condizioni economiche e sociali. Tuttavia, da allora il Paese non è riuscito a trovare una via d’uscita alla perdurante crisi, aggravata ulteriormente dalla pandemia e dall’esplosione che, il 4 agosto 2020, ha colpito il porto di Beirut.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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