India: proteste finiscono in tragedia, revocata la marcia verso il Parlamento

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 9:48 in Asia India

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Le proteste organizzate dagli agricoltori a Nuova Delhi il 26 gennaio scorso sono sfociate in violenza e hanno causato un morto e centinaia di feriti. Il 27 gennaio, gli agricoltori hanno deciso di cancellare la marcia verso il Parlamento indiano prevista per il prossimo primo febbraio, quando il governo indiano dovrà votare il bilancio annuale, ma hanno promesso di portare avanti il loro movimento.

Il gruppo di sindacati agricoli che ha organizzato la marcia del 26 gennaio, Samyukt Kisan Morcha, dopo aver condannato le violenze avvenute durante l’evento, ha affermato che il prossimo 30 gennaio saranno organizzati raduni e uno sciopero della fame ma ha anche annunciato che non vi saranno manifestazioni organizzate il primo febbraio, quando il ministro delle finanze indiano, Nirmala Sitharaman, presenterà il bilancio annuale al Parlamento. Uno tra i leader degli agricoltori, Balbir Rajewal, ha poi dichiarato che la marcia precedentemente annunciata sarà cancellata ma che il movimento degli agricoltori continuerà.

Il 26 gennaio, in occasione della 72esima festa della Repubblica, gli agricoltori indiani avevano organizzato una marcia con trattori e mezzi agricoli dalla periferia al centro di Nuova Delhi per protestare contro le tre nuove legge sull’agricoltura adottate dal governo indiano. Durante l’evento, alcuni partecipanti hanno intrapreso percorsi diversi da quelli autorizzati, hanno sfondato le barricate della polizia e sono arrivati al Forte rosso di Nuova Delhi, uno tra i simboli della città, dove il premier indiano tiene il discorso annuale in occasione della festa dell’indipendenza indiana. Qui, i manifestanti hanno issato le proprie bandiere e si sono scontrati con la polizia che, in più parti della città, ha risposto con gas lacrimogeni e cariche. Secondo più partecipanti, l’assalto al Forte rosso non era previsto e sarebbe semplicemente “accaduto”. Nonostante il numero di feriti tra gli agricoltori indiani non sia certo, è stato stimato che siano alcune centinaia, un uomo ha perso la vita.

Secondo quanto dichiarato dal capo dalla polizia della capitale indiana, SN Srivastava, invece, sono stati 394 i poliziotti e gli agenti feriti nel corso delle violenze del 26 gennaio, avvenute perché “i termini e le condizioni non sono stati rispettati”. Srivastava ha accusato i leader degli agricoltori di essere coinvolti nelle violenze e ha comunicato che sono stati depositati 25 casi criminali, con 19 arresti e 50 persone trattenute. Gli organizzatori della manifestazione, al contrario, hanno sostenuto che le manifestazioni siano state danneggiate da un piccolo numero di persone e che il 90% delle proteste siano state pacifiche.

Dopo aver evacuato il Forte rosso già nella sera del 26 gennaio, la polizia indiana ha rafforzato la propria presenza in tutta la città, molte strade sono rimaste chiuse e la connessione ad internet è stata rallentata o interrotta. Molti uomini sono stati dispiegati anche nella periferia di Nuova Delhi, dove, gli agricoltori indiani sono accampati dal 27 novembre scorso, per protestare contro le tre nuove leggi sull’agricoltura del governo di Modi.

Sono stati almeno nove i round di negoziati finora organizzati tra governo e rappresentanti degli agricoltori, ma nessuno di essi è riuscito a risolvere lo stallo in corso, in quanto le parti sono rimaste ferme ognuna sulle proprie posizioni. Gli agricoltori vogliono la revoca totale delle tre leggi di liberalizzazione agricola adottate dall’esecutivo del premier indiano, Narendra Modi, il 27 settembre 2020. Il governo intende, invece, proseguire con la loro attuazione pur avendo proposto uno stallo di diciotto mesi alla loro implementazione per ascoltare le obiezioni degli agricoltori che hanno, però, respinto tale proposta. Anche la Corte suprema ha cercato di proporsi come mediatore tra le parti, ottenendo, però, scarso successo

 In base alle tre nuove leggi di liberalizzazione adottate da Modi, gli agricoltori potranno vendere i propri prodotti direttamente ovunque e a chiunque, non limitandone gli affari ai soli ingrossi regolati dal governo. 

Secondo l’opinione degli agricoltori, dell’opposizione e anche di alcuni tra le fila del governo di Modi, le tre nuove leggi sull’agricoltura consentiranno alle grandi aziende di avere il controllo sulla produzione, la lavorazione e il mercato agricoli e provocheranno un calo nel prezzo dei raccolti, rimuovendo gli acquisti da parte del governo e causando così perdite ai coltivatori. L’esecutivo di Modi ritiene, invece, che gli agricoltori siano stati fuorviati nel raggiungere tali conclusioni e che le nuove leggi rimuoveranno tutti gli impedimenti esistenti alle vendite dei loro prodotti, così come la necessità di intermediari, aumentando il guadagno degli agricoltori. Per l’esecutivo, le nuove leggi sarebbero necessarie per riformare il sistema agricolo indiano e consentire agli agricoltori la libertà di commerciare i propri prodotti liberamente, potenziando la produzione agricola in generale, grazie ad investimenti privati.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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