Eritrea e Arabia Saudita rafforzano i rapporti bilaterali

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 18:15 in Arabia Saudita Eritrea

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Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, il principe Faisal bin Farhan, ha incontrato l’omologo eritreo, Osman Saleh Mohammed, a Riad, il 26 gennaio. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa saudita, durante i colloqui, i due ministri hanno discusso delle relazioni bilaterali e dei mezzi per sostenerle e rafforzarle, oltre a rivedere questioni di interesse comune. A seguito dell’incontro, i due hanno presieduto la prima sessione del loro Consiglio ministeriale congiunto, durante il quale hanno firmato i verbali della sessione. In particolare, hanno firmato un Memorandum in cui si ribadisce la decisione di entrambi i Paesi di cooperare nei settori politico, economico e della sicurezza. Alla riunione ha partecipato anche il consigliere presidenziale eritreo Yemane Gebreab.

Riad cerca alleanze con i Paesi del Corno d’Africa sia per gli interessi strategici condivisi nell’ambito della navigazione ed il commercio marittimo internazionale, sia per le tensioni con alcuni rivali regionali come Iran e Turchia. Nel gennaio 2020, i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Sudan, Yemen, Eritrea, Somalia e Gibuti hanno firmato un accordo che istituisce il Consiglio degli Stati costieri arabi e africani del Mar Rosso e del Golfo di Aden, una nuova alleanza volta a contrastare la pirateria, i traffici illeciti e il terrorismo, ma di fatto indirizzata a far vedere alla Turchia che Riad può contare su diversi alleati.

L’Arabia Saudita e la Turchia avevano una volta relazioni affabili, soprattutto durante quella che è stata definita la “fase moderata” di Erdogan. Tuttavia, quando l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno cominciato a supportare le proteste popolari e il colpo di stato militare che, nel 2013, ha rimosso in Egitto il governo appoggiato dalla Fratellanza Musulmana, la Turchia si è subito schierata dall’altro lato. Le distanze si sono poi approfondite nel 2017 dopo che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto, noti come il “quartetto arabo”, hanno deciso di recidere i rapporti con il Qatar, alleato della Turchia, in seguito alle accuse di finanziamento del terrorismo e supporto ai gruppi islamici considerati illegali, come la Fratellanza Musulmana, nonché per i suoi legami con l’Iran. Molti dei Paesi che intrattenevano relazioni positive sia con il Qatar che con il quartetto arabo hanno assunto una posizione neutrale. Ankara, tra l’altro, possiede una base militare in Qatar, considerata dai Paesi del Golfo una minaccia alla sicurezza regionale. 

A detta del governo saudita, il Paese continua a profondere sforzi per salvaguardare i propri interessi e quelli degli Stati vicini, con l’obiettivo di portare stabilità nella regione e creare sinergie tra i diversi Paesi dell’area. Il fine ultimo è far sì che una maggiore cooperazione e coordinamento possa indebolire le influenze e le ingerenze negative esterne.

Le relazioni tra Eritrea e Arabia Saudita si sono rafforzate negli ultimi anni, in particolare dopo il trattato di pace tra Eritrea ed Etiopia, firmato il 16 settembre 2018 proprio in una città del Regno, Jeddah. In tale occasione, il sovrano saudita, re Salman, aveva elogiato le due parti per aver raggiunto tale traguardo. Inoltre la firma del patto nel Regno saudita ha messo in luce la crescente importanza che il Paese del Golfo attribuisce all’area del Corno d’Africa, posizionata di fronte allo Yemen.

L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti guardano al Corno d’Africa e alle proprie coste come un “fianco di sicurezza” ad Ovest e temono che i loro avversari, come la Turchia, che ha una forte presenza in Somalia, possano guadagnare terreno nella regione. Inoltre, oltre che per il conflitto in Yemen, l’Arabia Saudita ha interesse a mantenere buoni rapporti con i Paesi del Corno d’Africa per avere accesso allo stretto di Bab al-Mandeb, posto di fronte al Gibuti e all’Eritrea e che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano.

Tale posizione è particolarmente strategica perché costituisce uno snodo commerciale internazionale rilevante. Si stima che da tale stretto circa 3.2 barili di petrolio al giorno vengano trasportati in direzione di Europa, Stati Uniti e Asia. Tuttavia, negli ultimi tempi, quella zone è stata presa di mira in particolare dai ribelli sciiti Houthi, attivi nel conflitto in Yemen.

di Redazione

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