Cina: l’indipendenza di Taiwan significa guerra

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 12:26 in Cina Taiwan

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Il portavoce del Ministero della Difesa della Cina, Wu Qian, ha affermato il 28 gennaio, che, per la Cina, l’indipendenza di Taiwan significa guerra. In base a quanto riferito da Global Times, Wu Qian avrebbe rilasciato tale dichiarazione “rispondendo alle continue esagerazioni del Dipartimento della Difesa di Taiwan rispetto alle cosiddette intrusioni di aerei militari della Cina continentale nella zona di identificazione aerea di Taiwan”.

Wu Qian ha affermato che, nella lunga storia della Cina, il movimento per l’indipendenza taiwanese non durerà a lungo e ha quindi avvertito i suoi sostenitori che “chi gioca con il fuoco si brucia” e che “indipendenza taiwanese significa guerra”. Il portavoce ha affermato che l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) della Cina adotterà tutte le misure necessarie e sconfiggerà risolutamente qualsiasi forma di cospirazione separatista per l’indipendenza di Taiwan, proteggendo la sovranità nazionale cinese.

I commenti di Wu sono arrivati dopo critiche ricevute dalla Cina per esercitazioni aeree in cui più mezzi cinesi sono entrati nello spazio aereo taiwanese e dopo che gli USA hanno ribadito il proprio sostegno alle istituzioni di Taipei. In particolare, gli scorsi 23 e 24 gennaio, rispettivamente tredici e quindici aerei da guerra cinesi erano entrati nella zona di identificazione aerea taiwanese, a Sud-Ovest dell’isola, costringendo Taipei a mettere in allerta le proprie forze armate. Alla luce di tali esercitazioni cinesi, Washington aveva da subito chiesto a Pechino di interrompere le pressioni economiche, diplomatiche e militari contro Taiwan e, lo stesso 23 gennaio, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, aveva affermato che il sostegno statunitense per Taipei fosse “solido come una roccia”.

Prima della dichiarazione di Wu del 28 gennaio, il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan della Cina, Zhu Fenglian, aveva risposto agli ultimi commenti rispetto alle attività dell’EPL nello Stretto di Taiwan affermando che le esercitazioni militari fossero necessarie per salvaguardare la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Cina. Zhu aveva poi avvertito le forze straniere di smettere di interferire nella questione, ammonendo anche i separatisti taiwanesi di interrompere le provocazioni. Il portavoce aveva ricordato che Pechino è pronta ad adottare tutte le misure necessarie, incluso l’utilizzo della forza.

Per la Cina, Taiwan è una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, ma a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.  Anche con l’ascesa del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, gli USA sembrerebbero voler continuare a sostenere Taiwan come dimostrato dalle dichiarazioni del 23 gennaio del Dipartimento di Stato e dall’invito formale, per la prima volta, rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, alla cerimonia di giuramento di Biden del 20 gennaio scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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