Afghanistan: comandante dell’esercito ucciso a Balkh

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 18:38 in Afghanistan Asia

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Nasratullah Yemen, un comandante dell’Esercito Nazionale Afghano (ANA), è stato ucciso il 28 gennaio in un attacco di mortaio che ha ferito altre 4 persone nella provincia settentrionale di Balkh. 

L’assalto è avvenuto la mattina del 28 gennaio nel villaggio di Alamkhil nel distretto di Balkh dell’omonima provincia, secondo quanto ha riferito Mohammad Haneef Rezaee, portavoce del 209 Shaheen Corps. “L’incidente è avvenuto durante un’operazione di ricerca nel villaggio di Alamkhil e un mortaio è atterrato nell’area”, ha dichiarato Rezaee, aggiungendo che altri 4 soldati dell’ANA sono rimasti feriti. Per rispondere all’assalto, “l’esercito lancerà un’operazione di sgombero nell’area”. Tuttavia, nessun gruppo, compresi i talebani, ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Intanto, il 27 gennaio, il presidente dell’Alto Consiglio per la Riconciliazione Nazionale (HCNR) dell’Afghanistan, Abdullah Abdullah, ha affermato che sono state perse diverse opportunità per portare la pace nel Paese. Abdullah ha aggiunto che tutti i prigionieri talebani saranno liberati e i rappresentanti del gruppo verranno rimossi dalla lista nera delle Nazioni Unite dopo che questi avranno accettato la pace. La dichiarazione arriva in mezzo a una situazione di stallo nei colloqui tra le delegazioni di pace della Repubblica islamica dell’Afghanistan e i talebani a Doha, in Qatar.

Fonti che hanno familiarità con i colloqui di pace a Doha hanno riferito che i talebani sono riluttanti a impegnarsi nei negoziati a causa della mancanza di garanzie internazionali sul rilascio dei prigionieri rimasti nelle prigioni afghane e sulla rimozione dei nomi dei loro leader dalla lista nera delle Nazioni Unite.Il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Kabul, Hamdullah Mohib, ha sottolineato che il rilascio già effettuato di 5.000 prigionieri talebani come parte dell’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani ha portato a un’ulteriore intensificazione della guerra nel Paese. Mohib ha affermato che coloro che sono stati rilasciati dalle carceri sono tornati sui campi di battaglia.

Da parte loro, i rappresentanti di Kabul non hanno intenzione di stravolgere i progressi raggiunti nel Paese negli ultimi anni. Habiba Sarabi, un membro del team negoziale che rappresenta la Repubblica Islamica dell’Afghanistan nei colloqui con i talebani, ha affermato che tutti i risultati ottenuti dagli afghani negli ultimi due decenni devono essere preservati durante i colloqui. “Non scenderemo a compromessi sui progressi che abbiamo ottenuto negli ultimi due decenni”, ha dichiarato Sarabi.

L’apertura di un dialogo intra-afghano era stata resa possibile da uno “storico” accordo di pace siglato tra gli Stati Uniti e i talebani il 29 febbraio 2020, sempre a Doha, in base al quale, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan. A tal proposito, il 15 gennaio, il Pentagono ha annunciato di aver completato il ridimensionamento delle proprie truppe in Afghanistan a 2.500 uomini raggiungendo il livello più basso degli ultimi vent’anni. Il 16 gennaio, i talebani hanno commentato l’annuncio accogliendolo con favore. Intanto, nel Paese, le violenze continuano a verificarsi su base quotidiana. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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