Mali: Governo ad interim scioglie la giunta militare

Pubblicato il 27 gennaio 2021 alle 15:29 in Africa Mali

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Il Mali ha ufficialmente sciolto la giunta militare, nota anche come Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), con un decreto del Governo di transizione, firmato dal capo dello Stato, Bah N’Daw, del 18 gennaio 2021.

La notizia è stata resa nota il 26 gennaio dall’Agence Malienne de Presse. Lo scioglimento del CNSP è stato a lungo richiesto da quasi tutta la classe politica maliana e dalla comunità internazionale, in particolare dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). Questa organizzazione militare, creata il 19 agosto 2020 a seguito del golpe che ha rovesciato il regime dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, era diretta dal colonnello Assimi Goita, oggi vicepresidente della transizione maliana.

La mossa del Governo ad interim arriva pochi giorni dopo il 58° vertice ECOWAS tenutosi sabato 23 gennaio 2021, al quale ha partecipato anche il presidente Bah N’Daw. Durante la conferenza virtuale, i capi di Stato e di Governo dell’ECOWAS hanno dapprima ascoltato Bah N’Daw fare il punto sull’attuazione della tabella di marcia della transizione. A seguire, il mediatore dell’ECOWAS per il Mali, nonché ex presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, ha presentato il rapporto della situazione in Mali.

Con una singola voce unitaria, i dirigenti dell’ECOWAS hanno ricordato al Mali i suoi impegni, in particolare il rispetto scrupoloso della roadmap della transizione, la quale richiede lo scioglimento immediato del CNSP come priorità assoluta. A titolo di promemoria, la carta della transizione maliana prevede lo scioglimento della giunta militare “dopo l’istituzione degli organi di transizione”. Questo risultato è stato raggiunto già il 12 settembre 2020, ma nessuna decisione ufficiale riguardo alla dissoluzione dell’organo era stata presa.

La posizione dell’ECOWAS in merito alla giunta militare non è stata favorevole fin da subito. Di fatto, l’organizzazione ha inizialmente denunciato il colpo di Stato avviato dal CNSP, perché, in linea con la comunità internazionale, non intendeva appoggiare un Governo composto da membri dell’esercito. Per questo motivo, il 20 agosto 2020, l’ECOWAS ha imposto delle dure sanzioni economiche contro il Mali, in modo tale da fare pressione sulle autorità per ripristinare rapidamente un esecutivo composto da civili.

Alla fine del vertice del 7 settembre 2020, l’ECOWAS ha dato un ultimatum alla giunta militare per nominare un presidente e un premier transitorio, chiedendo di non andare oltre il 15 settembre. Tuttavia, questa scadenza non è stata rispettata. Soltanto il 5 ottobre 2020 sono stati nominati i componenti, quasi tutti militari, dell’attuale Governo ad interim. Il giorno seguente, il 6 ottobre, è stata resa nota la revoca delle sanzioni. A seguito del golpe, l’ECOWAS ha preso una posizione dura contro la giunta militare per non mostrare debolezza di fronte a prese di potere di questo genere. In particolare, la Costa d’Avorio e la Guinea, in quanto anche le loro piazze hanno protestato contro i rispettivi presidenti, Alassane Ouattara e Alpha Condé, per la loro terza nomina presidenziale.

L’instabilità in Mali è iniziata il 5 giugno, quando gli oppositori del presidente Ibrahim Boubacar Keita hanno guidato proteste di massa nella capitale, Bamako, chiedendo a Keita di dimettersi per quelli che considerano i suoi fallimenti nel ristabilire la sicurezza e nell’affrontare la corruzione nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. Quando Keita ha vinto la rielezione, il 29 luglio del 2018, dopo che un sondaggio aveva dimostrato che il suo indice di approvazione era molto basso, i partiti di opposizione hanno pensato che l’elezione sia stata compromessa da irregolarità.

Inoltre, il governo di Keita ha gestito le elezioni legislative del 29 marzo 2020, nonostante la pandemia, l’aumento degli attacchi jihadisti e il rapimento del leader dell’opposizione del Mali, Soumaila Cisse. L’insieme di questi eventi ha permesso soltanto il 12% dell’afflusso alle urne, suscitando ulteriore indignazione e sospetto da parte del popolo maliano. Inoltre, i manifestanti hanno voluto esprimere il loro dissenso rispetto alla decisione della Corte Costituzionale del 30 aprile 2020, la quale ha ribaltato i risultati delle elezioni parlamentari, dando così altri 10 seggi al partito di Keita, rendendolo il partito di maggioranza. Dopo mesi di proteste e di violenza, culminati nel golpe militare del 18 agosto 2020, l’ex presidente è stato costretto a dimettersi e a sciogliere il Governo il giorno successivo.

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Julie Dickman

di Redazione

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