Gli USA esortano l’Eritrea a ritirarsi dalla regione etiope del Tigray

Pubblicato il 27 gennaio 2021 alle 18:03 in Eritrea Etiopia USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato americano ha invitato i soldati eritrei ad abbandonare “immediatamente” la regione etiope del Tigray, dove si è consumata una guerra civile tra il governo centrale di Addis Abeba e le forze tigrine locali. Secondo le organizzazioni internazionali, gli scontri starebbero continuando nei territori intorno alla capitale regionale, Mekelle.

Nonostante l’Etiopia neghi l’intervento dell’Eritrea nel conflitto, fonti locali e straniere hanno confermato che i militari eritrei hanno combattuto a fianco dell’esercito etiope e non hanno ancora lasciato la regione. Alcuni testimoni, riusciti a fuggire dal Tigray, hanno dichiarato che le truppe eritree starebbero continuando ad andare di casa in casa uccidendo giovani, saccheggiando le abitazioni e agendo come fossero autorità locali.

“Ci sono rapporti credibili di saccheggi, violenze sessuali, aggressioni nei campi profughi e altre violazioni dei diritti umani”, si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Stato USA, che continua: “Abbiamo anche prove di soldati eritrei che rimpatriano con la forza i rifugiati dal Tigray all’Eritrea”. La dichiarazione riflette le nuove pressioni dell’amministrazione del presidente americano Joe Biden sul governo dell’Etiopia, dove scontri mortali tra esercito federale e forze regionali nel Tigray vanno avanti da almeno tre mesi. La posizione degli Stati Uniti sembra dunque essere cambiata radicalmente rispetto a quella tenuta dall’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, nei primi giorni del conflitto, quando quest’ultimo aveva elogiato l’Eritrea per la sua “moderazione”.

La nuova dichiarazione degli Stati Uniti richiede un’indagine indipendente e trasparente sui presunti abusi. “Non è chiaro quanti soldati eritrei ci siano nel Tigray e dove siano precisamente”, ha affermato il Dipartimento. Testimoni stimano che i militari eritrei siano migliaia. I funzionari di Asmara, dal canto loro, non hanno fornito nessun commento preciso in merito alle dichiarazioni statunitensi. Il ministro eritreo dell’Informazione, Yemane Gebremeskel, ha scritto su Twitter, il 26 gennaio, che “una rabbiosa campagna di diffamazione contro l’Eritrea sta di nuovo crescendo”.

Gli Stati Uniti stanno cercando anche di fermare immediatamente i combattimenti nel Tigray e di consentire “un accesso umanitario pieno, sicuro e senza ostacoli” nella regione. “Siamo gravemente preoccupati per i rapporti credibili secondo cui centinaia di migliaia di persone potrebbero morire di fame se l’assistenza umanitaria di emergenza non venisse mobilitata immediatamente”, ha affermato il comunicato statunitense, sottolineando che “il dialogo tra il governo e i tigrini è essenziale”.

Si ritiene che il conflitto nel Tigray abbia ucciso migliaia di persone e lasciato sfollati circa 950.000 abitanti. Il governo etiope ha ordinato l’avvio di operazioni militari nella regione il 4 novembre, dopo aver affermato che il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nell’area, dichiarazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il TPLF è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che il primo ministro Abiy Ahmed salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

I combattimenti, nonostante Abiy abbia dichiarato la vittoria sul Fronte tigrino, il 28 novembre, continuano in alcune aree intorno a Mekelle e quasi 2,3 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a inizio gennaio.

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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