Gli Stati Uniti inviano un bombardiere B-52 in Medio Oriente

Pubblicato il 27 gennaio 2021 alle 16:40 in Medio Oriente USA e Canada

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Il 27 gennaio, l’esercito degli Stati Uniti ha riferito che un bombardiere B-52 ha effettuato un nuovo volo in Medio Oriente “per scoraggiare una potenziale aggressione” nella regione, dove si registrano perduranti tensioni con l’Iran. 

Il B-52 ha volato senza soste dalla base aerea di Barksdale della Louisiana al Golfo Persico, secondo i dati relativi al monitoraggio del volo, resi noti dal quotidiano Arab News. Pur non menzionando l’Iran nella sua dichiarazione, il Comando Centrale ha affermato che il volo aveva lo scopo di “mostrare l’impegno degli Stati Uniti per la sicurezza regionale”. Questo tipo di operazioni sono diventate comuni negli ultimi mesi dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump. Tuttavia, anche la presente amministrazione continua ad effettuare tali voli, nonostante il presidente Joe Biden abbia espresso il desiderio di tornare nell’accordo sul nucleare del 2015, da cui Trump era uscito unilateralmente l’8 maggio 2018, causando un aumento delle tensioni, se l’Iran rispetta i limiti imposti al suo programma nucleare.

L’accordo sul nucleare era stato raggiunto il 14 giugno 2015 tra l’Iran e i membri del gruppo 5+1 ovvero USA, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il patto era stato una delle principali conquiste in politica estera dell’amministrazione Obama e imponeva all’Iran una serie di limitazioni al programma nucleare, in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni internazionali nei settori finanziario e del petrolio. Le sanzioni approvate a partire da maggio 2018 dall’amministrazione Trump hanno duramente colpito l’economia iraniana negli ultimi 2 anni e la tensione è arrivata vicino ad un’escalation militare il 3 gennaio 2020, quando la Casa Bianca ha ordinato l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani. 

La ricognizione del mezzo statunitense arriva a seguito delle esercitazioni militari iraniane, iniziate il 19 gennaio, sulle rive del Golfo di Oman, nel Sud-Est del Paese. Queste sono durate fino al 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. La notizia è stata riferita dalle forze iraniane stesse, il giorno precedente l’inizio delle operazioni, il 18 gennaio, in un momento in cui l’uscita di scena di Donald Trump continuava a suscitare il timore di nuove tensioni, alla luce della politica di massima pressione esercitata su Teheran dal presidente uscente nel corso del suo mandato.

Nel corso delle settimane precedenti, le forze iraniane, comprese quelle del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno condotto diverse esercitazioni, tra cui anche navali, volte a testare gli armamenti in loro possesso, missili e droni in primis, nelle acque del Golfo Arabico, del Golfo di Oman e in vaste aree del Paese. Nel corso di una delle ultime esercitazioni, il 15 e 16 gennaio, sono stati testati droni suicidi e missili da crociera navali, oltre a missili balistici, lanciati perlopiù dalle forze dell’IRGC, a una distanza di 1.800 km, raggiungendo l’Oceano Indiano, e precipitando a decine di miglia dalla portaerei statunitense Nimitz. Quest’ultima, stando a quanto riferito il 3 gennaio da Washington, continua a sostare nell’area operativa del Comando Centrale degli Stati Uniti.

Nel corso dell’esercitazione del 13 gennaio, Teheran ha altresì mostrato la più grande imbarcazione posseduta dalla Marina iraniana. Si tratta di IRIS Makran, lunga circa 228 metri, la quale risulta essere più grande rispetto alle imbarcazioni fino ad ora svelate dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. In precedenza, l’imbarcazione era una petroliera, ma le operazioni di conversione ed equipaggiamento le hanno conferito capacità offensive e difensive. In particolare, Makran, prodotta da “industrie militari navali strategiche dell’esercito iraniano”, può trasportare fino a sei elicotteri ed è in grado di viaggiare per tre anni senza attraccare. Si prevede opererà soprattutto nelle acque dell’Oceano Indiano settentrionale, nello stretto di Bab al-Mandeb e nel Mar Rosso, fornendo supporto logistico, svolgendo missioni di ricerca e salvataggio, trasportando forze speciali, offrendo assistenza medica, o agendo come base per imbarcazioni veloci.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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