Conflitto israeliano-palestinese: gli USA a favore di una soluzione a due Stati

Pubblicato il 27 gennaio 2021 alle 13:25 in Palestina USA e Canada

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L’ambasciatore statunitense ad interim alle Nazioni Unite, Richard Mills, ha affermato che Washington crede che la soluzione a due Stati sia l’unica via perseguibile per porre fine al conflitto israelo-palestinese.

In particolare, stando a quanto dichiarato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 26 gennaio, gli Stati Uniti continueranno a sostenere una soluzione in base alla quale Israele potrà vivere in pace e in sicurezza, accanto a uno Stato palestinese. Come riferito da Mills, gli USA sono altresì disposti a riaprire le missioni diplomatiche palestinesi chiuse dalla precedente amministrazione e a ripristinare gli aiuti e i programmi di assistenza destinati alla popolazione palestinese, al fine di creare un ambiente più stabile. Tale dichiarazione è giunta a pochi giorni di distanza dall’insediamento del presidente statunitense neoeletto, Joe Biden, avvenuto il 20 gennaio, succeduto all’ex capo della Casa Bianca, Donald Trump. 

Come specificato dall’ambasciatore, la nuova amministrazione intende abbandonare le politiche “ostili” adottate precedentemente e farsi promotrice di una soluzione per il conflitto israelo-palestinese basata su un accordo comune. La pace, ha affermato Mills, non può essere imposta, ma sono necessari cooperazione e consenso tra palestinesi e israeliani per progredire nel percorso diplomatico. Motivo per cui, le due parti sono state esortate a evitare iniziative e azioni unilaterali, tra cui eventuali annessioni e insediamenti, in modo da preservare la fattibilità di una soluzione a due Stati.  

Al contempo, stando alle dichiarazioni di Mills, la nuova amministrazione continuerà a promuovere accordi di normalizzazione tra Israele e altri Paesi, così come avvenuto per Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein, Marocco, Sudan e Bhutan. Per raggiungere gli obiettivi prefissati, è stato affermato, gli stati Uniti dovranno impegnarsi in modo credibile con la parte palestinese così come con quella israeliana. Per tale ragione, Washington desidera rinnovare le proprie relazioni con la leadership dell’Autorità palestinese e la sua popolazione.

Nel corso dell’amministrazione Trump, l’ufficio di rappresentanza dell’Autorità palestinese a Washington è stato chiuso, mentre i finanziamenti statunitensi all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) sono stati interrotti dal 2018. Ciò ha influito sulla capacità dell’agenzia di fornire aiuti e servizi sanitari ai rifugiati palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza. A tal proposito, risale al novembre 2020 la dichiarazione del commissario generale dell’UNRWA, Phillippe Lazzarini, con cui ha affermato che l’organismo era “sull’orlo di un precipizio”, incapace di coprire le spese per la prima volta nella sua storia.

Al contempo, il 28 gennaio 2020, Trump aveva annunciato il cosiddetto “accordo del secolo”, un piano di pace volto a porre fine al conflitto israeliano-palestinese, precedentemente promosso dal suo consigliere e genero, Jared Kushner. Il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, i democratici statunitensi non hanno mai ben accolto tale piano, considerandolo un mero riflesso degli interessi di un partito, che avrebbe avuto ripercussioni negative e avrebbe impedito il raggiungimento della pace sulla base di una soluzione a due Stati. Tuttavia, spiega al-Jazeera, la nuova amministrazione dovrà essere comunque realista. Motivo per cui, il segretario di Stato neoeletto, Tony Blinken, ha affermato che la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostarvi l’ambasciata degli Stati Uniti non verrà annullata. Parallelamente, esperti e analisti prevedono che, almeno nell’immediato, Biden non attuerà nessuna mossa significativa nelle negoziazioni dirette tra israeliani e palestinesi, sebbene ritenga che lo status quo non possa essere sostenuto a lungo termine.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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