Afghanistan: violenze a Kabul e discussioni sul contrasto al terrorismo

Pubblicato il 27 gennaio 2021 alle 14:01 in Afghanistan USA e Canada

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Il 27 gennaio a Kabul si sono verificate 3 esplosioni in luoghi separati. Intanto, il presidente degli Stati Uniti e il segretario della NATO hanno discusso della lotta al terrorismo internazionale in Afghanistan e Iraq. 

La polizia ha confermato che 2 agenti sono stati feriti nell’area nota come Despechari, nel P15 di Kabul, a causa dell’esplosione di una mina magnetica avvenuta intorno alle 8:04, ora locale. Un’altra fonte ha affermato che altri 2 poliziotti erano stati uccisi nell’area nota come Salim Karwan, nel PD12 della capitale afghana e ha preso di mira un veicolo della polizia, uccidendo due poliziotti e ferendone altri due. La polizia non ha confermato la notizia. 

Nel tardo pomeriggio, è stata segnalata una terza esplosione nella zona di Shahr-e-Naw di Kabul e la polizia ha affermato che non ci sono state vittime. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato la responsabilità delle esplosioni. Il giorno precedente, il 26 gennaio, l’esplosione di una mina magnetica ha ucciso una persona e ne ha ferita un’altra in un veicolo civile, sempre a Kabul.

Sempre il 26 gennaio, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha parlato con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, della “gamma di sfide che gli alleati della NATO devono affrontare per quanto riguarda la lotta al terrorismo internazionale, anche in Afghanistan e Iraq”. La NATO ha accolto con favore l’attenzione del presidente Biden alla ricostruzione delle alleanze, sottolineando che l’Alleanza è il luogo in cui europei e americani si incontrano e possono “affrontare le sfide che nessuna delle nostre nazioni può gestire da sola”. I due rappresentanti hanno affermato la necessità di lavorare insieme per preparare il vertice della NATO a Bruxelles, da tenersi entro la fine del 2021, dove i leader prenderanno decisioni per rendere l’Alleanza ancora più forte, secondo un comunicato. 

Intanto, la nuova amministrazione del presidente Biden ha esteso il mandato di Zalmay Khalilzad come rappresentante speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione dell’Afghanistan, per un periodo di tempo non specificato. Fonti statunitensi hanno aggiunto che Biden ha avviato un riesame dell’accordo di pace USA-talebani firmato tra le due parti a Doha il 29 febbraio 2020, in particolare riferimento agli allegati dell’accordo, alcuni dei quali non sarebbero stati resi noti all’opinione pubblica. La valutazione sarà conclusa entro tre settimane, secondo le fonti. La politica statunitense in Afghanistan è stata commentata da Bahadur Aminian, l’ambasciatore dell’Iran a Kabul, che ha affermato: “Crediamo che la politica degli Stati Uniti sia stata molto sbagliata, hanno fornito una serie di concessioni ai talebani negli ultimi mesi per raggiungere i loro obiettivi che erano personali”. 

Il commento da parte del rappresentante iraniano arriva lo stesso giorno in cui il mullah Abdul Ghani Baradar, vice leader dei talebani, si è recato in visita in Iran con una delegazione, per discutere del processo di pace afghano. La notizia è stata riferita il 26 gennaio dal quotidiano locale Tolo News, che cita il portavoce dei talebani, Mohammad Naeem. Secondo tale fonte, la delegazione parlerà con i funzionari iraniani delle relazioni tra i due Paesi, della situazione dei rifugiati afghani in Iran e degli sviluppi relativi alla sicurezza dell’Afghanistan e della regione. A sua volta, il viaggio del mullah Baradar arriva il giorno dopo che il presidente di Kabul, Ashraf Ghani, ha riferito che è stato aperto un “nuovo capitolo” nelle relazioni tra USA e Afghanistan e che Washington vede Kabul come un partner fondamentalmente. 

Intanto, a Doha, sono in corso i negoziati preliminari tra una delegazione del governo di Kabul e una dei talebani per porre fine ai conflitti interni che hanno interessato l’Afghanistan per vent’anni. Questi iniziati lo scorso 12 settembre. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre 2020, i rappresentanti delle due parti avevano ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i veri e propri negoziati di pace e avevano stabilito un periodo di pausa che sarebbe durato fino al 5 gennaio scorso, quando i loro incontri sono ripresi. Tuttavia, già dall’11 gennaio successivo, sembrerebbe essere emerso un nuovo stallo riguardante l’accordo sui temi da trattare.

In particolare, per quanto riguarda la diminuzione delle violenze sul campo, il governo di Kabul ha richiesto che il cessate il fuoco nel Paese sia il tema prioritario da trattare nei veri e propri colloqui di pace, che ancora devono iniziare, ma i talebani ritengono che la discussione sulla diminuzione delle violenze dovrebbe essere affrontata solamente dopo aver raggiunto un accordo su un futuro governo, che includa i militanti islamisti afghani.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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