Uganda: l’esercito lascia la casa di Bobi Wine

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 20:11 in Africa Uganda

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Le forze di sicurezza ugandesi hanno lasciato la residenza del leader dell’opposizione, Bobi Wine, liberandolo dagli arresti domiciliari. La decisione di circondare la sua abitazione e di bloccarlo all’interno sarebbe stata presa, a detta del governo di Kampala, per proteggerlo dalle conseguenze delle elezioni, tenutesi il 14 gennaio. Il ritiro delle forze di sicurezza si è conformato all’ordinanza di un tribunale ugandese che, il 25 gennaio, ha definito “illegale” l’isolamento di Wine.

Il leader dell’opposizione, di 38 anni, è uscito sconfitto dalle ultime elezioni presidenziali, ottenendo il 35% dei voti contro il 59% dell’attuale capo di Stato, Yoveri Museveni, al potere dal 1986. Wine, tuttavia, ha respinto il risultato, affermando che il voto sarebbe stato truccato, e ha accusato le forze di sicurezza di aver circondato la sua casa per impedirgli di uscire e manifestare. 

La giornalista di Al-Jazeera Catherine Soi, dal vicino Kenya, ha confermato che un posto di blocco, posizionato a circa 600 metri dalla casa di Bobi Wine, è stato rimosso, in linea con la sentenza del tribunale. “I sostenitori di Wine sono abbastanza sollevati, dal momento che hanno chiesto a gran voce che le restrizioni di sicurezza fossero revocate”. “Molti dei suoi elettori e membri della sua squadra sono stati arrestati negli ultimi mesi e rimangono ancora detenuti, ma si spera che anche loro vengano liberati”, ha aggiunto Soi. Una volta uscito dalla sua abitazione, Wine ha immediatamente convocato una riunione con i neoeletti membri del Parlamento per discutere la via da seguire nel prossimo futuro e come fare la differenza nell’Assemblea.

Con le elezioni ormai alle spalle e le affermazioni di Wine sui brogli che sembrano non avere molto seguito, il presidente Museveni avrebbe deciso, secondo Al-Jazeera, di liberare il suo rivale ritenendo improbabile la presenza di rischi significativi per la sua base di potere. Museveni, 76 anni, è stato a lungo un alleato dell’Occidente, dal quale ha ricevuto sostanziosi aiuti. Tuttavia, i governi stranieri cominciano ad essere sempre più delusi dalla sua riluttanza a cedere il potere e dalla sua tendenza a mettere a tacere gli oppositori. “Il governo ugandese continua a usare la sicurezza dello Stato in maniera parziale per molestare e intimidire i suoi cittadini, la stampa e l’opposizione politica”, ha twittato, domenica 24 gennaio, il leader della maggioranza alla Camera degli Stati Uniti, Steny Hoyer. “La tattica di Museveni nei confronti di coloro che difendono una democrazia inclusiva è pericolosa e deve essere affrontata dalla comunità globale”, ha aggiunto.

Lunedì 25 gennaio, un tribunale ugandese ha ordinato alle forze di sicurezza di ritirarsi dall’abitazione del leader dell’opposizione. Le pressioni sul governo per liberare Bobi Wine erano aumentate dopo che anche dagli Stati Uniti e dal gruppo per la difesa dei diritti umani, Amnesty International, erano arrivate accuse sul fatto che gli arresti domiciliari fossero arbitrari e motivati politicamente. Joel Ssenyonyi, portavoce del National Unity Platform (NUP), il partito di Wine, ha dichiarato che gli avvocati si stavano muovendo per notificare l’ordine del tribunale alle agenzie di sicurezza. “La loro continua presenza è illegale”, ha affermato Ssenyonyi.

Bobi Wine ha accusato Museveni di aver organizzato un “colpo di stato” durante le elezioni della scorsa settimana e ha esortato i suoi sostenitori a protestare contro la sconfitta con mezzi non violenti. Tuttavia, venerdì 22 gennaio, l’uomo ha suggerito in una dichiarazione che potrebbe non andare in tribunale a contestare i risultati ufficiali per paura di una possibile convalida della vittoria di Museveni. Wine ha avvertito che nei prossimi giorni  annuncerà la decisione che intende prendere. Museveni, dal canto suo, respinge le accuse di brogli elettorali e definisce le ultime elezioni quelle “più libere da frodi” da quando è stata dichiarata l’indipendenza dalla Gran Bretagna, nel 1962.

Bobi Wine è diventato popolare nel Paese per aver cavalcato il dissenso dei cittadini e denunciato la corruzione del governo e il nepotismo, accuse negate dall’amministrazione vigente. Durante la campagna elettorale, le forze di sicurezza ugandesi sono state accusate di aver represso con la forza le manifestazioni promosse da Wine ricorrendo a gas lacrimogeni, proiettili, percosse e detenzioni. Il governo, però, sostiene che gli interventi siano stati giustificati dalla necessità di far rispettare la legge volta a frenare la diffusione del coronavirus. A novembre, 54 persone sono state uccise mentre le forze di sicurezza hanno soffocato una protesta scoppiata dopo che Wine era stato arrestato per violazione delle misure anti-coronavirus. Lunedì 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno circondato anche gli uffici del partito situati nella capitale. La mossa, secondo gli oppositori del governo, mira a complicare gli sforzi del NUP per raccogliere prove di irregolarità nei sondaggi.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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