Narcotraffico: si complica la cooperazione tra Messico e USA

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 6:30 in Messico USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno agenti antidroga dislocati in Messico da quasi un secolo. Il loro ruolo è cambiato al passo con le esigenze del vicino settentrionale, che dalla metà del secolo scorso ha privilegiato la guerra alla droga come fulcro della sua politica di sicurezza. Gli sforzi degli Stati Uniti hanno sempre suscitato scalpore e polemiche in Messico, ma il caso del generale Salvador Cienfuegos ha provocato tensioni politiche e istituzionali come non accadeva da tempo. Il suo arresto a Los Angeles in ottobre e il successivo scontro diplomatico tra i due paesi hanno portato la tensione a livelli mai registrati dall’omicidio dell’agente della DEA Enrique “Kiki” Camarena a Guadalajara nel 1985.

Cienfuegos, Segretario alla Difesa durante la presidenza di Enrique Peña Nieto (2012-2018), è stato esonerato da ogni accusa la scorsa settimana in Messico. È stato accusato di traffico di droga negli Stati Uniti, ma è stato rimpatriato a novembre, con la promessa che avrebbe continuato il suo processo giudiziario nel suo paese. Il ritorno del generale, il militare di più alto grado ad affrontare un processo dall’altra parte del confine, è diventato una questione di stato, con sforzi diplomatici istruiti direttamente dal presidente del Paese, Andrés Manuel López Obrador.

Il caso ha messo al centro del dibattito politico il rapporto privilegiato che il presidente ha costruito con l’Esercito. L’arresto da parte delle autorità statunitensi, senza avvisare i colleghi messicani, è stato un segnale dell’erosione della cooperazione bilaterale per la sicurezza. Per rispondere alle critiche in Messico, López Obrador è andato oltre: ha accusato la DEA di “fabbricare crimini” e ha reso pubblico il rapporto riservato che l’agenzia antidroga ha raccolto sul militare. Washington si è detta “deluso” dalla decisione del presidente messicano e López Obrador si è nuovamente scagliato contro l’agenzia: “Potrei anche dire di essere deluso dal lavoro della DEA”.

“Il rapporto tra il Messico e la DEA è stato segnato da crisi e sorprese”, spiega l’accademica Celia Toro a El País. Toro afferma che l’arresto di Cienfuegos è stata un’azione frettolosa degli Stati Uniti, che non ha considerato le conseguenze che avrebbe potuto avere in Messico. La specialista mette anche in dubbio la decisione di López Obrador di intensificare il conflitto. “Nello scontro non c’è soluzione possibile, tutto diventa causa legale”, dice la docente del Colegio de México.

Al centro del conflitto c’è la paura dei paesi ospitanti che la DEA oltrepassi troppi limiti e la frustrazione degli agenti statunitensi per una rivendicazione ricorrente: sfiducia, corruzione e ostacoli burocratici da parte delle loro controparti latinoamericane. L’agenzia ha cinque uffici regionali in Messico con circa 50 dipendenti di base, ma è normale che dozzine di agenti “informali” attraversino il confine per raccogliere informazioni per settimane o mesi, quasi sempre senza avvisare il governo. In quella zona grigia, l’agenzia ricorre a elementi di origine messicana, più facilmente mimetizzabili, e ha schierato tecnologie di ultima generazione per intercettare le telecomunicazioni del narcotraffico come quelle che hanno portato alla cattura di Cienfuegos. 

I governi conservatori di Vicente Fox (2000-2006) e Felipe Calderón (2006-2012) segnarono l’inizio di un’apertura senza precedenti alla DEA e ad altre agenzie, tuttavia, Peña Nieto e López Obrador hanno deciso di distinguersi e l’iniziativa Mérida, lanciata nel 2008 come guida principale per l’agenda bilaterale sulla sicurezza, è stata retrocessa.

Tuttavia, gli esperti consultati concordano sul fatto che il Messico e la DEA hanno bisogno l’uno dell’altro. “Se la DEA lascia il Messico, quelli che vincono sono i boss del traffico di droga”, spiegano. L’esito del caso Cienfuegos, che non è stato chiuso negli Stati Uniti, potrebbe essere decisivo per dare il tono alle relazioni bilaterali dopo l’insediamento di Joe Biden. I primi mesi di Biden, al potere dopo una delle transizioni più complesse della storia, saranno decisivi anche per ristabilire i contatti e lasciarsi alle spalle le polemiche e le tensioni delle ultime settimane.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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