Israele: prima visita ufficiale in Sudan

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 17:12 in Israele Sudan

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Il ministro dell’Intelligence israeliana, Eli Cohen, ha guidato una delegazione nella capitale del Sudan, Khartoum, circa 3 mesi dopo che i due Paesi hanno deciso di normalizzare le reciproche relazioni. Quella di lunedì 25 gennaio è stata la prima visita ufficiale di un ministro israeliano nello Stato africano, ha sottolineato l’ufficio di Cohen.

Il Ministero dell’Intelligence ha riferito che i membri della delegazione hanno incontrato il generale Abdel Fattah al-Burhan, che ricopre attualmente la carica di Presidente del Consiglio Militare di Transizione, ovvero quella, de facto, di capo di stato del Sudan, e Yassin Ibrahim, ministro della Difesa sudanese, per avviare colloqui su “questioni diplomatiche, di sicurezza ed economiche”. “Un primo memorandum su questi temi è stato firmato tra il ministro della Difesa sudanese e il ministro Cohen”, ha reso noto il Ministero israeliano. Le parti hanno altresì discusso di “approfondire la cooperazione in materia di intelligence”. La dichiarazione ha poi aggiunto che “le autorità sudanesi hanno informato la delegazione israeliana sui loro progressi nell’annullare la legge che boicotta Israele e nel modificare la disposizione che prevede l’arresto di migranti sudanesi, inclusi quelli in Israele, che fanno ritorno in Sudan”. È stato infine concordato che una delegazione sudanese si recherà in visita in Israele, ma il Ministero israeliano non ha menzionato quando.

Khartoum ha accettato di normalizzare i rapporti con Tel Aviv il 23 ottobre 2020, grazie all’intermediazione degli Stati Uniti, e una delegazione di funzionari israeliani ha visitato la capitale sudanese il mese successivo. Il 6 gennaio, il Sudan ha firmato ufficialmente gli “Accordi di Abraham”, che hanno sancito la ripresa dei legami con Israele, rendendolo il terzo Paese arabo ad essersi riavvicinato a Tel Aviv nel 2020, dopo gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain. Anche il Marocco ha normalizzato i suoi legami con Israele, il 10 dicembre.

Il Sudan ha firmato gli accordi meno di un mese dopo la decisione di Washington di rimuoverlo dalla lista di Stati “sponsor del terrorismo”. Gli USA avevano inserito il Paese africano nell’elenco nel 1993, quattro anni dopo la presa di potere da parte del presidente, ormai deposto, Omar al-Bashir, accusando il suo governo di sostenere il terrorismo e di dare rifugio al leader di al-Qaeda, Osama bin Laden. Washington ha accusato Khartoum di fornire sostegno logistico e finanziario al gruppo jihadista e di averlo aiutato a bombardare le ambasciate statunitensi di Dar Es Salaam, in Tanzania, e Nairobi, in Kenya, nel 1998, oltre ad aver collaborato nell’attentato contro la nave USS Cole, al largo del porto di Aden, nel 2000. Gli USA, per queste e altre ragioni, hanno imposto anche sanzioni economiche e commerciali contro il Sudan, alleviate solo durante l’ultima presidenza di Barack Obama.

In cambio della rimozione dalla lista, il governo di transizione del Sudan ha accettato di pagare 335 milioni di dollari alle vittime degli attacchi alle ambasciate e al cacciatorpediniere statunitense. La misura spianerebbe la strada al governo di Khartoum per cercare di ottenere i prestiti del Fondo monetario internazionale e di prendere parte all’iniziativa della Banca Mondiale per i Paesi poveri fortemente indebitati (HIPC), attraendo investimenti che potrebbero risanare le casse, gravemente impoverite, dello Stato sudanese. L’economia del Paese africano ha subito un duro colpo quando il Sud Sudan è diventato indipendente, nel 2011, portando con sé i tre quarti della produzione petrolifera del Sudan.

 

La normalizzazione dei rapporti con Israele ha suscitato intense proteste nel Paese africano. Il 17 gennaio, decine di manifestanti si sono radunati davanti all’ufficio del gabinetto, nella capitale, e hanno bruciato la bandiera israeliana. Fino all’anno scorso, l’Egitto e la Giordania erano gli unici Paesi arabi ad aver riconosciuto Israele, tramite due accordi di pace bilaterali conclusi rispettivamente nel gennaio 1980 e nell’ottobre 1994. Altri governi arabi si sono rifiutati di normalizzare le relazioni fino a quando Israele non raggiungerà un accordo di pace globale con i palestinesi e gli Stati vicini.

Il ministro israeliano Cohen ha affermato che la sua visita a Khartoum “ha gettato le basi per molte importanti collaborazioni che aiuteranno Israele e il Sudan, aumenteranno la stabilità regionale, approfondiranno i legami con l’Africa e porteranno ad altri accordi con gli Stati della regione”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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