India: bandite per sempre 59 applicazioni cinesi, inclusa TikTok

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 13:10 in Cina India

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Il ministro dell’Elettronica e delle Tecnologie dell’Informazione dell’India avrebbe emanato un bando permanente per 59 applicazioni cinesi, compresa TikTok, secondo quanto riferito da diversi media indiani.

Le 59 applicazioni in questione, tra cui figurano anche WeChat e UC Browser, erano state messe al bando lo scorso 29 giugno, del governo del primo ministro indiano, Narendra Modi. Il Ministero della Tecnologia dell’Informazione indiano aveva annunciato che le applicazioni cinesi avevano condotto attività dannose per la sovranità, l’integrità e la difesa nazionale ed era quindi stato chiesto loro di fornire informazioni riguardo al rispetto degli standard di privacy e sicurezza e di rispondere ad una lista di domande. Secondo alcune fonti vicine al governo indiano, le autorità non sarebbero state soddisfatte delle risposte ricevute e per questo avrebbero deciso di rendere il bando permanente dal 26 gennaio.

Modi, il giorno prima della messa al bando delle 59 applicazioni cinesi, aveva tenuto un discorso al proprio Paese, nel quale aveva ricordato la morte di soldati indiani durante scontri con l’Esercito cinese il 15 giugno 2020. Modi aveva annunciato che un’India autosufficiente sarebbe stata “un omaggio ai suoi martiri nel senso più vero e profondo” e, stando al Ministero della Tecnologia dell’Informazione indiano, le motivazioni ufficiali per bandire le 59 applicazioni cinesi sarebbero state il fatto che queste avrebbero condotto attività dannose per la sovranità, l’integrità e la difesa nazionale.

Prima delle decisioni di Modi, in India si era creato un movimento popolare di sabotaggio economico ai danni della Cina, dopo gli scontri di confine iniziati il 5 maggio 2020 tra i rispettivi eserciti, che aveva colpito soprattutto il settore della tecnologia. La popolazione indiana aveva spontaneamente lanciato campagne contro l’acquisto di prodotti a marchio cinese ed era anche apparsa un’applicazione in grado di individuare ed eliminare le applicazioni cinesi dai propri smart phone, la “Remove China App”, poi rimossa da Google stesso.

Nel mese di settembre 2020, altre 118 applicazioni cinesi avevano subito le stesse misure e ora potrebbero anch’esse incorrere nel rischio di un bando permanente.

 Secondo dati della World Bank ripresi dalla CNN, l’India sarebbe il maggior importatore di beni cinesi al mondo, solo nel 2018 il valore di tali acquisti avrebbe superato i 90 miliardi di dollari, mentre il valore delle sue esportazioni rispetto a tale somma sarebbe di appena 1/5.  L’India è anche il maggior mercato estero per i produttori di smart-phone cinesi che, in alcuni casi, hanno spostato parte della loro produzione proprio nel Paese confinante, come in quelli di Xiaomi, Vivo, Oppo e Realme.

Oltre a questo, dal 2015, investitori cinesi avrebbero riversato nelle start-up indiane investimenti per 4 miliardi di dollari e tra questi ci sarebbero giganti del calibro di Alibaba e Tencent. Tuttavia, già dal mese di aprile 2020, il governo di Modi aveva introdotto una legge per regolare gli investimenti diretti esteri da “Paesi confinanti”, sottoponendoli ad un più rigido sistema di verifiche. Tra gli Stati limitrofi, la Cina sembra essere il target di tale legge essendo il maggiore investitore in India e alcuni hanno interpretato tale mossa come un primo tentativo dell’esecutivo di Nuova Delhi di rendersi più indipendente dai finanziamenti di Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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