Francia: finalizzata la vendita di 18 jet Rafale alla Grecia

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 19:07 in Francia Grecia

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Il ministro della Difesa greco, Nikolaos Panagiotopoulos, ha firmato un accordo con la Francia per finalizzare la vendita di 18 aerei da combattimento Rafale, prodotti dall’azienda francese Dassault. L’accordo, dal valore di 2,5 miliardi di euro, è stato siglato ad Atene, il 25 gennaio, durante una cerimonia cui hanno preso parte il ministro greco e la sua omologa di Parigi, Florence Parly. La firma rappresenta l’ultimo segnale delle crescenti relazioni tra la Grecia e la Francia nell’ambito della Difesa, con le forze armate elleniche che cercano di modernizzarsi nel mezzo delle tensioni con la vicina Turchia. Il ministro Panagiotopoulos ha definito l’accordo una “pietra miliare”, sottolineando che “invierà un messaggio chiaro”.

“Per la prima volta, un Paese europeo acquista il Rafale”, ha twittato la ministra Parly dopo aver finalizzato l’intesa con l’omologo greco. “Oggi è un grande giorno e un’opportunità eccezionale per celebrare una ricca e antica amicizia nella Difesa”, ha aggiunto. 

Il 14 gennaio, i legislatori greci avevano approvato l’acquisto dei 18 jet da combattimento, spianando la strada verso la compravendita ufficiale. L’accordo, che ha avuto una grossa risonanza mediatica, è arrivato proprio nel momento in cui i funzionari greci hanno iniziato colloqui esplorativi con la Turchia, a Istanbul, il 25 gennaio, con l’obiettivo di risolvere una serie di controversie, incluse le esplorazioni di idrocarburi condotte dal governo turco nelle acque del Mediterraneo orientale rivendicate dalla Grecia.

Secondo quanto reso noto dal quotidiano al-Monitor, la ministra Parly ha altresì in programma di presentare ad Atene una proposta per la vendita di fregate classe Belharra. La Grecia sta cercando di acquisire 4 nuove navi militari, di medie dimensioni, come parte di un rapido progetto di ammodernamento della Difesa annunciato dal primo ministro, Kyriakos Mitsotakis, a settembre. Il piano prevede che il Paese investa pesantemente nelle forze armate, aumenti il personale, acquisisca nuove fregate, elicotteri e droni e aggiorni la sua flotta di caccia F-16.

Il Parlamento di Atene, il 20 gennaio, ha approvato un disegno di legge che estende le acque territoriali occidentali della Grecia nel Mar Ionio da 6 a 12 miglia nautiche. Sebbene il voto non influisca direttamente sull’Egeo orientale e meridionale, dove Grecia e Turchia avanzano le medesime rivendicazioni, Atene ha affermato che si riserva la possibilità, ai sensi del diritto internazionale, di raggiungere il limite marittimo di 12 miglia nautiche intorno a tutte le sue coste. Ad agosto, la Francia ha partecipato, insieme alla Grecia, alle esercitazioni navali e aeree congiunte, condotte nell’Egeo in risposta ai Navtex della Turchia. Con questi ultimi, il governo di Ankara ha permesso alla sua nave sismica, la Oruc Reis, di effettuare esplorazioni energetiche nel Mediterraneo orientale nonostante le minacce di sanzioni da parte dell’Unione Europea.

Gli schieramenti militari di Ankara nel Mar Egeo, in Africa e nel Levante hanno portato i governi del Medio Oriente ad abbracciare una causa comune con la Grecia e i vicini del Mediterraneo. Atene ha firmato un accordo di demarcazione marittima con l’Egitto il 6 agosto, un accordo di partenariato strategico con gli Emirati Arabi Uniti, il 18 novembre e ha in programma di siglare un accordo militare ventennale, da 1,68 miliardi di dollari, con Israele, secondo quanto annunciato il 5 gennaio. 

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

Il 16 dicembre, il Parlamento greco ha votato a favore della decisione del governo di aumentare la spesa militare. Durante il dibattito parlamentare, è stato deciso che il bilancio del 2021, nel settore della Difesa, raggiungerà circa 5,5 miliardi di euro, una cifra che, secondo Mitsotakis, riflette la necessità di Atene di garantire la propria sicurezza in un contesto sempre più teso, quale quello del Mediterraneo orientale. L’esecutivo greco, dunque, mira quest’anno ad aumentare la spesa militare del 57% rispetto a quella del 2019. La Grecia, nonostante le difficoltà economiche, è uno degli alleati della NATO che da sempre rispetta l’impegno di dedicare almeno il 2% del proprio Pil per la Difesa. Nel 2019, la cifra si era attestata sul 2,3%. La determinazione del governo di centrodestra e l’inasprirsi delle tensioni con la Turchia, per via della controversia sui diritti di sfruttamento energetico nel Mediterraneo orientale, hanno spinto l’esecutivo greco a pianificare un ulteriore irrobustimento del proprio apparato militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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