Cisgiordania: giovane palestinese ucciso a colpi di arma da fuoco

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 17:06 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è stato ucciso, martedì 26 gennaio, a colpi di arma da fuoco. La responsabilità sembra essere delle forze israeliane stanziate nei pressi dell’insediamento di Ariel, nel Nord della Cisgiordania.

A riportare la notizia è il quotidiano al-Araby al-Jadeed, secondo cui il giovane è stato sparato mentre si trovava all’incrocio della cittadina di Haris, ad ovest di Salfit, nella Cisgiordania occupata. Le forze israeliane, responsabili dell’accaduto, hanno affermato che la vittima aveva precedentemente provato ad accoltellare soldati israeliani, nello specifico una donna soldato e un comandante, posti al controllo del suddetto incrocio, nell’insediamento di Ariel. Tuttavia, è stato specificato dalle forze israeliane stesse, nessun soldato è rimasto ferito.

Da parte sua, il Ministero della Salute dell’Autorità palestinese ha dichiarato di essere stato informato del “martirio” dal centro di collegamento civile palestinese, ma di non essere a conoscenza dell’identità del giovane ucciso. È stata l’agenzia di stampa palestinese a riferire successivamente che la vittima era un giovane di 17 anni, Atallah Muhammad Rayan, proveniente dalla città di Qarawat Bani Hassan, a Ovest di Salfit. In tale quadro, il segretario del movimento palestinese Fatah a Salfit, Abd al-Sattar Awwad, ha precisato ad al-Araby al-Jadeed che l’incrocio dove si è verificato l’episodio solitamente non vede la presenza di “coloni” israeliani. Motivo per cui, il giovane si era recato sul posto. Dopo essere stato sparato, ha affermato Awwad, i soldati israeliani non hanno consentito a nessuno di avvicinarsi alla vittima.

Nella medesima giornata del 26 gennaio, i contadini del villaggio di al-Maasara, a Sud di Betlemme, hanno riferito di aver affrontato un gruppo di coloni i quali hanno preso d’assalto le proprie terre, danneggiando altresì i raccolti. Contemporaneamente, secondo quanto riporta Al-araby al-Jadeed, un altro giovane palestinese è rimasto ferito durante gli scontri scoppiati dopo l’assalto al campo di Jenin, nel Nord della Cisgiordania. Secondo fonti palestinesi, sono stati diversi i profughi arrestati.

L’episodio del 26 gennaio si colloca a poche settimane di distanza da un altro simile. In particolare, il primo gennaio, il Ministero della Salute dell’Autorità Palestinese ha reso noto che Haroun Rasmi Abu Aram, un 24enne palestinese, è rimasto paralizzato dal collo in giù dopo essere stato sparato dalle Forze di difesa israeliane, nel villaggio di Al-Tuwanah, a Sud di Hebron, una città della Cisgiordania situata a circa 30 km da Gerusalemme. In tal caso, il giovane palestinese avrebbe cercato di impedire alle truppe israeliane di rubare un generatore elettrico di sua proprietà e queste gli avrebbero quindi sparato alla nuca. Da parte loro, le forze israeliane hanno affermato che alcuni palestinesi avrebbero attaccato i propri soldati mentre questi stavano conducendo operazioni ordinarie per evacuare un edificio illegale e, a quel punto, i soldati israeliani avrebbero sparato un colpo in aria.

Tuttavia, episodi di violenza simili sembrano essere frequenti. Al contempo, Israele cerca di ampliare il numero degli insediamenti nei territori della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Una delle ultime dichiarazioni in tal senso risale all’11 gennaio, a pochi giorni di distanza dall’insediamento del capo della Casa Bianca neoeletto, Joe Biden. Quest’ultimo, nel corso della sua campagna, ha riferito che la propria amministrazione è intenzionata ad adottare una politica di opposizione all’espansione degli insediamenti nei territori palestinesi occupati, e ha promesso un approccio più imparziale in cui ripristinerà gli aiuti destinati ai palestinesi, interrotti dal precedente governo, e in cui si impegnerà per rilanciare i negoziati di pace.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. I territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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