Cina: dopo l’intervento di Xi a Davos, ampliato accordo libero scambio con Wellington

Pubblicato il 26 gennaio 2021 alle 12:14 in Cina Nuova Zelanda

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha tenuto un discorso in occasione del World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera, il 25 gennaio, durante il quale ha esortato i Paesi partecipanti a sostenere l’apertura, l’inclusione e il multilateralismo evitando atteggiamenti da “nuova guerra fredda”. Il giorno dopo, la Cina ha firmato un protocollo per ampliare l’accordo di libero scambio che la lega alla Nuova Zelanda dal 2008.

Nel suo intervento in occasione del WEF, che quest’anno è stato organizzato in modalità virtuale a causa della pandemia di coronavirus, Xi ha indicato quattro grandi questioni della nostra epoca da considerare. I Paesi dovranno innanzitutto potenziare la coordinazione nelle politiche macro-economiche per promuovere una crescita solida, sostenibile, bilanciata e inclusiva. In secondo luogo, sarà necessario abbandonare pregiudizi ideologici, perseguendo un percorso di coesistenza pacifica e mutuo vantaggio. In terza istanza, sarà necessario appianare le differenze tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, promuovendo la crescita e la prosperità per tutti. Infine, le sfide globali andranno affrontate unitamente per creare un futuro migliore per l’umanità.

 Xi ha quindi ribadito la necessità di attenersi al multilateralismo e ai concetti di apertura e inclusione, ammonendo rispetto ai pericoli della cosiddetta “nuova guerra fredda”. Xi ha poi sottolineato l’importanza del rispetto dell’ordine globale e delle regole internazionali concordate tra tutti e non imposte da pochi. Il presidente cinese ha infine ribadito l’importanza della cooperazione al posto del conflitto e ha esortato a non respingere i cambiamenti. Infine, rispetto alle intenzioni del proprio Paese, Xi ha ribadito l’impegno nella lotta al coronavirus, nell’apertura, nello sviluppo sostenibile, nel progresso della scienza, della tecnologia e dell’innovazione e nella promozione di un nuovo tipo di relazioni internazionali.

Il 25 gennaio, Xi ha ribadito la posizione già espressa nel discorso pronunciato nel 2017 allo stesso forum, nel quale aveva sostenuto l’importanza del libero scambio e aveva difeso i benefici della globalizzazione. Tuttavia, come sottolineato da The Diplomat, ad oggi, le condizioni economiche della Cina sono notevolmente cambiate rispetto al 2017 e l’economia cinese è in una posizione di maggiore forza. Nel 2020, quella cinese è stata l’unica grande economia ad aver assistito ad una crescita del 2,3%, nello stesso periodo, gli USA e l’Euro-zona hanno assistito ad un collo rispettivamente del 3,6% e del 7,4%. Se nel 2016 il PIL cinese contribuiva a quello globale per il 14,2%, nel 2020, tale dato è cresciuto arrivando al 16,8%. Infine, secondo più previsioni, nel 2021, l’economia cinese avrà una crescita stimata di circa l’8%, raggiungendo il massimo livello degli ultimi dieci anni. Alla luce di tali cambiamenti, secondo The Diplomat, l’ultimo discorso di Xi avrebbe sottolineato l’intenzione di Pechino di porsi alla guida del cosiddetto “Sud Globale” e del mondo in via di sviluppo.

Il giorno dopo dell’intervento di Xi al forum di Davos, la Cina ha poi firmato un protocollo per ampliare l’accordo di libero scambio con la Nuova Zelanda il cui cambiamento principale ha riguardato la facilitazione degli investimenti delle aziende cinesi nel Paese a Sud-Ovest del Pacifico. Il protocollo ha innanzitutto alzato il tetto delle cifre per le quali non è prevista una revisione da parte delle autorità preposte di Wellington. Nel caso di investimenti da parte di enti non statali la soglia è stata posta a 200 milioni di dollari e nel caso di investitori legati al governo cinese a 100 milioni di dollari. In precedenza, la soglia era stata posta a dieci milioni di dollari. Oltre a questo, sono stati ampliati i settori in cui possono investire le aziende cinesi. Da parte sua, la Cina ha ampliato la lista di prodotti d’importazione non sottoposti a dazi e ha facilitato le procedure d’esportazione per la Nuova Zelanda.

L’accordo di libero scambio con la Nuova Zelanda, nel 2008, era stato la prima intesa di tale genere che Pechino avesse mai concluso con un Paese sviluppato. In base a quanto da essa previsto, Wellington aveva rimosso tutte le tariffe sui prodotti d’importazione cinesi e la Cina aveva eliminato i dazi sul 97% dei beni in arrivo dalla Nuova Zelanda. Nel 2020, l’interscambio commerciale tra le parti ha raggiunto i 18,1 miliardi di dollari, registrando una crescita annua media del 14% rispetto ai 4,4 miliardi di dollari del 2008 e rendendo la Cina il primo partener commerciale di Wellington, nonché il primo Paese di destinazione delle sue esportazioni così come di provenienza delle importazioni.

Nel dare la notizia dell’ampliamento dell’accordo di libero scambio, Xinhua, ha affermato che Cina e Nuova Zelanda hanno raggiunto qualcosa di grande insieme, dopo la firma del Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il 15 novembre scorso, e la conclusione dei negoziati per l’Accordo globale sugli investimenti con l’Unione europea (UE), il 30 novembre scorso.

L’accordo con la Nuova Zelanda si colloca in un quadro nel quale le relazioni tra Pechino e Wellington hanno visto momenti di attrito relativi a critiche mosse dal governo della premier neozelandese, Jacinda Arden, a quello di Xi per quanto riguarda l’influenza della Cina nelle isole del Pacifico e la tutela dei diritti umani in Cina in relazione alle questioni degli Uiguri. Oltre a questo Wellington si è opposta alla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong e ha sostenuto la partecipazione di Taiwan all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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