Yemen: condanne da Washington e dal Consiglio di Transizione Meridionale

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 10:46 in Arabia Saudita Yemen

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Mentre gli Stati Uniti hanno condannato l’attacco contro Riad, presumibilmente perpetrato dai ribelli sciiti Houthi, il Consiglio di Transizione Meridionale (STC) ha esortato la coalizione a guida saudita a farsi carico delle proprie responsabilità.

L’episodio a cui ha fatto riferimento Washington ha avuto luogo il 23 gennaio, giorno in cui l’Arabia Saudita ha annunciato di aver sventato un attacco, presumibilmente condotto per mezzo di missili o droni, contro la propria capitale, Riad. Le milizie di ribelli Houthi non hanno commentato l’accaduto, ma si pensa che siano stati essi ad aver provato a colpire la capitale, alla luce dei diversi attacchi compiuti negli ultimi anni contro obiettivi sauditi, in segno di vendetta per l’intervento del Regno nel conflitto yemenita e il “perdurante assedio” contro la popolazione yemenita.

In tale quadro, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il 24 gennaio, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha condannato con forza l’attacco sventato il giorno precedente e ha evidenziato che Washington sosterrà Riad nel far fronte ad altre eventuali offensive. Secondo il Dipartimento statunitense, il quale si è detto anch’esso impegnato a raccogliere maggiori informazioni, l’attacco del 23 gennaio era diretto contro la popolazione civile, il che rappresenta una violazione del Diritto internazionale e mina gli sforzi profusi sino ad ora per promuovere pace e stabilità in Yemen. In tale quadro, gli USA hanno riferito di star lavorando per favorire una de-escalation nella regione, attraverso una diplomazia basata su principi saldi, che si spera possa porre fine al perdurante conflitto.

Nel frattempo, il clima di tensione tra i separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, non si è ancora del tutto placato. Gli ultimi dissidi sono sorti dopo che il capo di Stato, riconosciuto a livello internazionale, il 15 gennaio ha nominato unilateralmente alcuni membri del Consiglio della Shura, un organo legislativo yemenita, e un nuovo procuratore generale, in una mossa che è stata considerata una violazione dei principi alla base dell’accordo di Riad, siglato dal STC e dal governo legittimo il 5 novembre 2019.

In una delle ultime dichiarazioni, rilasciata il 24 gennaio, il Consiglio di Transizione Meridionale si è detto determinato a ostacolare qualsiasi altra decisione che verrà presa senza essere stato dapprima consultato. Parallelamente, a margine di un meeting tenutosi nella capitale provvisoria di Aden domenica, il Consiglio ha invitato la coalizione a guida saudita ad assumersi le proprie responsabilità in qualità di sponsor dell’accordo di Riad e ad adoperarsi per annullare le recenti decisioni presidenziali. Queste ultime, ha specificato il STC, mirano soltanto a creare ostacoli e divergenze, il che non esclude l’ipotesi di un confronto. Motivo per cui, Riad è stata invitata altresì a ridistribuire le forze del comitato volto a garantire l’implementazione dell’intesa del 5 novembre, al fine di prevenire violazioni di carattere militare ed eventuali reazioni.

Il disaccordo tra Hadi e l’STC ha sollevato timori tra la popolazione yemenita, soprattutto ad Aden, la quale ha accolto con favore l’annuncio del nuovo governo, il 18 dicembre 2020, che ha significato applicare uno dei principi cardine dell’accordo di Riad, siglato con l’obiettivo di porre fine alle divergenze ed evitare un “conflitto nel conflitto”. Gli yemeniti temono che le recenti controversie possano rallentare l’applicazione delle altre clausole dell’accordo in materia militare e di sicurezza, oltre al ritorno di tutte le istituzioni statali nella capitale provvisoria Aden, la nomina dei governatori e la formazione di una nuova squadra diplomatica che dovrà sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, per discutere con i ribelli Houthi di una possibile soluzione del perdurante conflitto yemenita.

Quest’ultimo è scoppiato a seguito del colpo di Stato perpetrato dai gruppi ribelli, i quali, il 21 settembre 2014, hanno preso il controllo della capitale Sana’a. Oltre a diversi fronti settentrionali e Nord-occidentali, tra i focolai di tensione più accesi vi è il governatorato di Hodeidah, situato nell’Ovest dello Yemen. Sebbene il 13 dicembre 2018 gli Houthi e il governo yemenita si fossero detti disposti a favorire un cessate il fuoco in una regione considerata vitale per le importazioni di merci e aiuti umanitari, il governatorato di Hodeidah assiste tuttora a violente tensioni. A tal proposito, il quotidiano al-Arabiya ha riportato che, il 24 gennaio, le forze congiunte, formate da membri dell’esercito yemenita e della coalizione a guida saudita, hanno “neutralizzato” 6 cecchini delle forze “terroristiche”, con riferimento ai ribelli Houthi, dopo che questi avevano tentato, nei giorni precedenti, di infiltrarsi nell’area di al-Durahymi, perpetrando attacchi in violazione del cessate il fuoco.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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