Cittadino italiano morto nell’ambasciata di Roma in Uruguay

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 11:40 in Italia Uruguay

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La Farnesina ha assicurato la massima attenzione al caso del cittadino italiano, Luca Ventre, che è deceduto dopo aver fatto irruzione nell’ambasciata italiana a Montevideo, in Uruguay, il primo gennaio. 

Ventre, 35 anni, è entrato vivo nell’ambasciata italiana a Montevideo e dopo oltre 30 minuti è stato portato in ospedale, dove è stato dichiarato morto, il primo gennaio. “La Farnesina segue con la massima attenzione il tragico evento”, ha scritto in una nota il Ministero degli Affari Esteri, il 24 gennaio, assicurando che la Procura di Roma ha aperto un’indagine sulla vicenda.

“Il connazionale, dopo aver scavalcato la recinzione dell’ambasciata nelle prime ore del mattino di un giorno festivo, è stato fermato dal personale di una società di sicurezza locale e da un poliziotto uruguaiano incaricato di proteggere gli uffici diplomatici”, prosegue la nota. “Appena venuto a conoscenza dei fatti, il personale dell’Ambasciata si è subito attivato recandosi presso e rimanendo in costante contatto con il padre del connazionale, residente in Uruguay, al quale è stato fornito tutto il supporto possibile”, ha aggiunto il Ministero. L’Ambasciata ha quindi allertato sia la magistratura uruguaiana sia quella italiana, che hanno aperto le rispettive indagini, tuttora in corso.

Su indicazione del ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, l’ufficio diplomatico ha consegnato ai giudici una copia delle riprese delle telecamere di sorveglianza e ne conserva gli originali. Secondo il Ministero italiano, l’Ambasciata a Montevideo continua a seguire il caso con la massima attenzione ed è in costante contatto con le autorità uruguaiane, affinché alla vicenda sia assicurata la massima priorità e si possa fare piena luce, il prima possibile, su questo tragico evento. “La vice-ministra Emanuela Del Re ha anche indirizzato personalmente una lettera ai familiari del connazionale, assicurando la piena assistenza della Farnesina e sperando che sul caso venga fatta giustizia al più presto”, ha aggiunto il Ministero.

Tuttavia, il fratello di Luca Ventre ha dichiarato che l’uomo, l’ultima volta che lo ha sentito, gli aveva confidato di voler tornare subito in Italia. “Quello che sappiamo che ha detto alla guardia che lo ha accolto in ambasciata è che la sua vita era in pericolo e che voleva tornare in Italia”, ha precisato il fratello di Ventre. Secondo la ricostruzione, Luca Ventre ha scavalcato il cancello dell’ambasciata nel tentativo di parlare con un diplomatico ma è stato bloccato nel cortile da due vigilantes che pare lo abbiano immobilizzato. Alcuni minuti più tardi, Luca Ventre è uscito dall’ambasciata trascinato come un peso morto ed è stato portato in ospedale.

“Ho visto le immagini delle telecamere di sicurezza”, ha dichiarato di lui il fratello di Luca. “A differenza di quanto comunicato il 2 gennaio, riferendo che mio fratello era scavalcato ed era morto di malattia, ho potuto constatare che è stato massacrato e torturato dai vigilantes”, ha aggiunto. “Nessuna risposta dalla Farnesina – prosegue il fratello nell’intervista – nonostante le nostre continue telefonate. Il 18 gennaio sono andato dai carabinieri e ho reso la mia testimonianza”, ha detto all’emittente radiofonica, affermando di ritenere che le autorità italiane stavano cercando di coprire l’omicidio di suo fratello.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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