L’amministrazione Biden sostiene il Giappone nelle dispute territoriali con la Cina

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 13:29 in Giappone USA e Canada

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Il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, e il nuovo Segretario della Difesa di Washington, Lloyd Austin, hanno avuto una conversazione telefonica il 24 gennaio, durante la quale gli USA hanno ribadito che le isole contese tra Cina e Giappone nel Mar Cinese Orientale rientrano nel trattato di sicurezza che lega Giappone e Stati Uniti.

Due giorni dopo aver prestato giuramento come segretario della Difesa il 22 gennaio, Austin ha promesso alla controparte giapponese di rafforzare ulteriormente l’alleanza tra Washington e Tokyo e di salvaguardare pace e sicurezza nella regione dell’Indo-Pacifico. A conclusione della conversazione, Kishi ha affermato che nel primo dialogo tra Washington e Tokyo a livello ministeriale dall’insediamento della nuova amministrazione statunitense, guidata dal presidente Joe Biden, le parti hanno promesso di opporsi a qualsiasi forma di cambiamento unilaterale allo status quo del Mar Cinese Orientale e del Mar Cinese Meridionale, senza però, nominare direttamente la Cina.

Kishi ha quindi annunciato che con la controparte hanno confermato che l’Articolo 5 del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Tokyo e Washington, del 19 gennaio 1960, copre anche le isole Senkaku, la cui sovranità è però rivendicata anche dalla Cina che le chiama Diaoyu. Tali territori sono, al momento, amministrati dal Giappone ma intorno alle loro acque e sui loro cieli sta crescendo la presenza militare di entrambe le parti.  Gli USA hanno più volte affermato che aiuterebbero l’alleato giapponese a difendersi da qualsiasi tipo di attacco proprio in base al Trattato di mutua cooperazione e sicurezza, il quale prevede che nel caso in cui uno dei due contraenti venisse attaccato all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altro dovrebbe intervenire.  Austin, il 24 gennaio, ha ribadito tale posizione, sottolineando l’opposizione di Washington a qualsiasi tentativo di alterazione dello status quo nelle acque del Mar Cinese Orientale. Washington, però, non riconosce ufficialmente le Senkaku/Diaoyu come parte del Giappone, evitando così di sbilanciarsi sulla disputa di sovranità, ma riconoscono a Tokyo l’amministrazione sulle isole che giustificherebbe il suo eventuale sostegno militare.

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la Cina, sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di combustibili fossili. Oltre a questo, le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e, per posizione, intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da Cina, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche. Oltre a Pechino e Tokyo, anche Taipei rivendica la loro sovranità.

Oltre alla questione delle isole Senkaku/Diaoyu, Kishi e Austin hanno anche concordato di cooperare con più partner sia locali, sia esterni nella regione dell’Indo- Pacifico per preservarne la libertà e la pace. Altra problematica affrontata è stata poi la questione della Corea del Nord e, sia Kishi, sia Austin hanno ribadito l’importanza della denuclearizzazione Nord-coreana, così come di controllare che Pyongyang non evada le sanzioni a cui è sottoposta dall’Onu.

Infine, Kishi e Austin hanno anche parlato del rinnovo degli accordi per il sostenimento delle spese per mantenere le truppe statunitensi ospitate in Giappone che scadrà nel mese di marzo 2021.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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