Grecia e Turchia: dopo 5 anni, si riapre il dialogo

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 16:41 in Grecia Turchia

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La Grecia e la Turchia hanno intrapreso, lunedì 25 gennaio, il primo round di colloqui esplorativi a Istanbul, per regolare la questione dei confini marittimi dopo un’impasse di circa cinque anni. Pochi giorni fa, il 20 gennaio, il Parlamento greco ha approvato l’estensione delle sue acque territoriali occidentali, nel Mar Ionio, da 6 a 12 miglia nautiche (circa 22 chilometri), il massimo consentito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

“L’estensione delle acque territoriali verso Ovest invia inevitabilmente un messaggio a Est”, aveva detto il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, in Parlamento. “Sotto lo stesso regime legale, possiamo risolvere il nostro grande problema con la Turchia, a condizione che i suoi leader abbandonino il monologo della controversia e si siedano a parlare”, aveva aggiunto.

I due Paesi si sono trovati sull’orlo di uno scontro militare ad agosto, dopo che la Turchia aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni di idrocarburi. Atene considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda.

La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO, di cui fanno parte la Grecia e la Turchia, sia l’Unione Europea. “Nei colloqui con la Grecia, speriamo che le questioni vengano affrontate nel quadro dei diritti, della legge e dell’equità e che si trovino soluzioni condivise”, ha dichiarato, sabato 23 gennaio, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar.

I colloqui di lunedì sono informali e non vincolanti, ma potrebbero indurre i due Paesi verso un processo di negoziazione formale che sfocerebbe in un trattato o in un accordo che stabilisca di ricorrere ad un arbitrato presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ) dell’Aia. Se nessuno dei due scenari si verificherà, le tensioni tra Grecia e Turchia resteranno, con conseguenze potenzialmente disastrose per quella parte del mondo.

La Grecia sostiene da sempre il suo diritto di possedere acque territoriali dall’estensione di 12 miglia nautiche anche nell’Egeo, ma quest’ultima questione è intimamente connessa a quella della sua piattaforma continentale e della ZEE. Le migliaia di isole greche nel Mediterraneo orientale, alcune delle quali si trovano a pochi chilometri dalla costa turca, le darebbero, sotto un regime di 12 miglia nautiche, una sovranità marittima del 71,5% contro l’8,7% della Turchia. Ciò lascerebbe alla discussione solo una percentuale del 19,8%.

La Turchia non è firmataria dell’UNCLOS e non è d’accordo nel fornire alla Grecia una piattaforma continentale e una ZEE in virtù della sua sovranità sulle isole dell’Egeo. Non discute che le isole abbiano diritto alle acque territoriali, ma si oppone all’estensione di 12 miglia nautiche e minaccia la Grecia di un’azione militare se ciò dovesse avvenire.

I colloqui di lunedì sono ulteriormente complicati dal fatto che Atene e Ankara non hanno ancora concordato sulle questioni da discutere. La Turchia vorrebbe un programma ampio che includa la discussione della smilitarizzazione delle isole greche dell’Egeo orientale. Il governo di Ankara contesta inoltre alla Grecia la proprietà di almeno 18 di quelle isole, che chiama “zone grigie”, e ha persino chiesto una revisione del Trattato di Losanna del 1923, in base al quale è stata stabilita la maggior parte dei confini della Turchia moderna. La Grecia, al contrario, vorrebbe un’agenda più ristretta che non metta in discussione il diritto all’estensione di 12 miglia nautiche delle sue acque territoriali nell’Egeo, nell’ambito dell’UNCLOS.

“Entrambe le parti dovranno mostrare flessibilità nell’agenda”, ha detto in un’intervista ad Al Jazeera Panayotis Ioakimidis, professore di studi internazionali ed europei all’Università di Atene. “La Turchia dovrà astenersi da questioni come la smilitarizzazione delle isole e le cosiddette zone grigie. La Grecia dovrà mostrare flessibilità e accettare di discutere le acque territoriali”, ha aggiunto. La Grecia e la Turchia hanno tenuto circa 60 cicli di colloqui tra il 2002 e il 2016. “In effetti, avevamo raggiunto qualcosa di vicino a un accordo”, ha ricordato Ioakimidis.

Nel 2001, la Grecia e la Turchia hanno tenuto in segreto i loro primi colloqui esplorativi. “Non c’era stato un accordo formale e ciascuna parte ha tuttora un’interpretazione leggermente diversa di ciò che è stato detto, ma, in generale, i colloqui concordavano su un’estensione di 12 miglia nautiche delle acque territoriali greche al largo delle coste continentali nell’Egeo, e forse per le Cicladi, ma di 6 miglia nautiche per le isole dell’Egeo orientale”, ha rivelato una fonte, in condizione di anonimato, ad Al Jazeera.

Nonostante l’UNCLOS, Ioakimidis non crede che la Grecia possa attenersi alla sua pretesa di 12 miglia nautiche di acque territoriali nell’intero Egeo. “Non ho assolutamente alcun dubbio sul fatto che la Turchia, in tal caso, dichiarerebbe guerra”, ha detto il professore, sottolineando che Ankara opterà per “un’estensione differenziata delle acque territoriali”, come concordato informalmente nel 2001.

I greci considerano gran parte dell’Egeo come un mare greco, risalente all’epoca omerica. Anche la Turchia ha sollevato le aspettative del suo popolo parlando di una “patria blu”, che comprenderebbe una parte notevole di ciò che la Grecia ritiene essere una sua piattaforma continentale. “Le zone marittime sono motivo di orgoglio nazionale per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, perché la Turchia nutre l’ambizione di diventare un hub energetico per molti anni, soprattutto dal momento che possiede limitate risorse di idrocarburi”, ha affermato Can Erimtan, uno storico indipendente e analista geopolitico. Se nessuno dei due governi raggiungerà un compromesso, l’unica soluzione pacifica, affermano gli esperti, sarà l’arbitrato all’Aia.

Ufficialmente, la Turchia non riconosce la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia, ma anche qui i colloqui esplorativi hanno dato risultati in passato. “Nel 2004 avevano concordato informalmente un pacchetto di misure che includeva il ricorso all’Aia”, ha affermato il professor Ioakimidis.

Alcuni politici greci sostengono che la Grecia debba estendere la propria agenda e utilizzare questa crisi per risolvere tutte le sue divergenze con la Turchia, inclusa la questione dell’isola di Cipro. Il territorio cipriota risulta attualmente diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte dei nazionalisti greco-ciprioti, che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. “La chiave per la pace nel Mediterraneo orientale, in larga misura, è la soluzione del problema di Cipro. Dov’è questa questione, primo ministro? È fuori programma?”, ha affermato, davanti al Parlamento, il 20 gennaio, il deputato dell’opposizione Syriza Nikos Voutsis.

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Chiara Gentili

 

 

di Redazione

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