Afghanistan: ordigno colpisce un veicolo dell’ambasciata italiana

Pubblicato il 25 gennaio 2021 alle 12:15 in Afghanistan Italia

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Un veicolo blindato dell’ambasciata italiana è stato colpito dall’esplosione di un ordigno nella città di Kabul, la mattina di lunedì 25 gennaio. 

La polizia di Kabul ha dichiarato che l’assalto è avvenuto intorno alle 7:30 del mattino, ora locale, assicurando però che non ci sono state vittime. Tuttavia, almeno una persona è rimasta ferita nell’esplosione, che ha colpito anche un veicolo del Ministero dell’Economia afghano, che stava transitando nei paraggi. Il veicolo trasportava dipendenti afgani dell’ambasciata, secondo quanto affermano le fonti locali. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Tuttavia, l’esplosione contro il veicolo italiano arriva a seguito di un vertiginoso aumento delle violenze nel Paese e nella sua capitale.

A proposito della partecipazione italiana alla missione in Afghanistan, il 18 novembre 2020, il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, aveva tenuto un colloquio telefonico con il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, incentrato sul tema. L’Italia aveva quindi assicurato che avrebbe continuato “a fare la propria parte nell’ambito della missione NATO in Afghanistan”. “I passi da compiere per il futuro saranno decisi insieme tenuto contro di alcuni punti essenziali: primo tra tutti la sicurezza dei nostri contingenti”, ha aggiunto Guerini, al termine del colloquio telefonico con Stoltenberg. La telefonata arrivava a seguito dell’annuncio del 17 novembre da parte dell’amministrazione degli Stati Uniti, allora guidata da Donald Trump, di ridurre la presenza dei propri contingenti in Afghanistan a 2.500 unità, un minimo storico.

Secondo i dati resi noti dal Ministero della Difesa italiano, l’attuale contributo nazionale in Afghanistan prevede un impiego massimo di 800 militari, 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, suddivisi tra personale con sede a Kabul e contingente militare italiano dislocato ad Herat presso il Train Advise Assist Command West (TAAC-W). Il TAAC-W di Herat si occupa delle attività di addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle forze di sicurezza locali, nell’Afghanistan occidentale. Proprio nella provincia di Herat si sono verificate una serie di nuove violenze, la scorsa settimana. La sera del 19 gennaio, 6 poliziotti afghani sono rimasti feriti dall’esplosione di una mina nei pressi di un avamposto nella provincia di Herat. Il 20 gennaio, 3 soldati afghani sono deceduti a seguito di un attacco contro il loro veicolo. Herat è una città dell’Afghanistan occidentale, nei pressi del confine con l’Iran, che è rinomata per l’arte e la cultura, ma è anche nota per la presenza di clerici conservatori. Questi affermano di non essere affiliati ai talebani, tuttavia vigilano sull’osservanza di rigidi codici islamici e controllano di alcune zone della città, con il beneplacito delle autorità locali. 

Intanto, l’intero Afghanistan sta affrontando un momento particolarmente critico, a causa dell’aumento delle violenze sul campo, nonostante siano in corso i negoziati con i talebani, in Qatar. Il Paese subisce fortemente le divisioni derivanti dalla sua complessa storia. A seguito della fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, intorno al 1998, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. 

Dopo 19 anni di guerra, si è verificato un atteso sviluppo diplomatico, rappresentato dall’accordo USA-talebani di Doha, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, già durante i negoziati per finalizzare tale intesa, le violenze sul campo in Afghanistan sono cominciate ad aumentare, fino a diventare assalti quotidiani ad opera dei talebani, ma anche di altre organizzazioni tra cui lo Stato Islamico della Provincia del Khorasan. Gli Stati Uniti avevano chiesto di rispettare almeno 2 settimane di cessate il fuoco, con scarsi risultati. In ogni caso, l’accordo era stato sottoscritto, anche per via della pressione esercitata dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva promesso più volte di mettere fine alle “guerre infinite” combattute dagli USA all’estero. 

A seguito dell’intesa tra Stati Uniti e talebani, il 12 settembre 2020 sono iniziati i negoziati preliminari ai colloqui di pace intra-afghani sempre a Doha, in Qatar. Dopo un periodo d’impasse, nel quale non erano stati raggiunti progressi significativi, il 2 dicembre 2020, i rappresentanti dei talebani e quelli del governo di Kabul hanno ufficialmente raggiunto un accordo sulle regole procedurali da applicare ai veri e propri negoziati di pace. Tuttavia, i colloqui sono tornati nuovamente in stallo a gennaio 2021, ancora nella loro fase preliminare, in cui devono essere definiti i temi da trattare nei colloqui. Intanto, le violenze nel Paese rimangono quotidiane e si registrano scontri in numerose province tra talebani e forze di sicurezza afghane. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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