In vigore il trattato sul divieto di armi nucleari

Pubblicato il 24 gennaio 2021 alle 7:03 in Africa America Latina Asia Europa

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Il trattato internazionale per il divieto di tutte le armi nucleari è entrato in vigore venerdì 22 gennaio ed è stato firmato da 51 Paesi. Gli attivisti sperano che l’accordo possa aumentare gli sforzi di contenimento globale.

Sebbene per alcuni aspetti la mossa sia in gran parte simbolica perché le potenze nucleari mondiali non lo hanno sottoscritto, il trattato sarà legalmente vincolante per le nazioni più piccole che lo hanno approvato. In più, è sostenuto dalla leadership delle Nazioni Unite. Il trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) vieta la creazione, la proprietà e il dispiegamento di armi nucleari da parte degli Stati firmatari e impone loro l’obbligo di assistere le vittime del loro utilizzo e testaggio.

Secondo il Guardian, la campagna britannica per il disarmo nucleare ha pubblicato un sondaggio secondo cui il 59% dell’opinione pubblica del Regno Unito sostiene l’iscrizione del Paese al TPNW, mentre il 77% è a favore di un “divieto totale di tutte le armi nucleari a livello globale”. Kate Hudson, segretaria generale della Campaign for Nuclear Disarmament (CND), ha invitato il governo britannico “a cessare la sua intransigenza e a impegnarsi in modo costruttivo con il nuovo trattato”, affermando che il sondaggio  ha dimostrato che questa posizione è quella che ha riscosso il maggior sostegno popolare.

Tuttavia, secondo il quotidiano inglese, le prospettive che le principali potenze nucleari del mondo appoggino il trattato sono pressoché nulle. Jens Stoltenberg, Segretario generale della Nato, ha dichiarato a novembre che il trattato ignora le realtà della sicurezza globale. “Rinunciare al nostro deterrente senza alcuna garanzia che altri facciano lo stesso è un’opzione pericolosa”, ha detto Stoltenberg, sottolineando: “Un mondo in cui Russia, Cina, Corea del Nord e altri hanno armi nucleari, ma la Nato no, non è un mondo più sicuro”.

Negli ultimi anni si è assistito ad una graduale erosione dei controlli nucleari globali, con la scadenza, nel 2019, del trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), del 1987, che teneva i missili nucleari fuori dal suolo europeo. Il nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche tra Stati Uniti e Russia, che limita ogni Paese al dispiegamento di non più di 1.550 testate nucleari e di 700 missili e bombardieri, scadrà il 5 febbraio, sebbene la Nato chieda ad entrambe le parti di estenderlo, soprattutto dopo l’inaugurazione di Joe Biden come nuovo presidente americano, il 20 gennaio.

Il TPNW è emerso in seguito alla creazione di un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite nel 2016. È stato sostenuto da 123 Paesi, con 38 voti contrari. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Russia erano tutti contrari, così come Israele, che molti ritengono possieda ampi armamenti nucleari. Cina, India e Pakistan si sono astenuti. Sebbene lo scorso autunno gli Stati Uniti abbiano fatto un ultimo tentativo di lobbismo per cercare di convincere gli altri Paesi a revocare le proprie firme, gli Stati che hanno ratificato l’accordo includono Nigeria, Malesia, Irlanda, Malta, Thailandia, Messico, Sud Africa, Bangladesh, Nuova Zelanda, Vietnam e Città del Vaticano. Ad ottobre, l’Honduras è diventato il 50° Paese a firmare il trattato. Dopo averlo siglato, l’accordo acquisisce forza legale in seguito ad un periodo di 90 giorni.

Rebecca Johnson, attivista per il disarmo e figura di spicco dietro l’elaborazione e lo sviluppo del trattato, ha dichiarato: “Questo è un esempio del multilateralismo delle Nazioni Unite in azione. La Gran Bretagna ha bisogno di essere al tavolo, compiendo tutti i prossimi passi per liberare il mondo dalle armi nucleari”. Il Foreign Office ha affermato che il Regno Unito è “impegnato per l’obiettivo a lungo termine di un mondo senza armi nucleari”. Un portavoce ha aggiunto: “Crediamo fermamente che il modo migliore per raggiungere questo obiettivo sia attraverso il graduale disarmo multilaterale”, secondo quanto riportato dal Guardian.

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Chiara Gentili

di Redazione

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