Taiwan denuncia intrusioni aeree della Cina, portaerei USA arriva nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 24 gennaio 2021 alle 11:00 in Cina Taiwan USA e Canada

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Le forze aeree taiwanesi hanno reso noto che 8 bombardieri H-6K, 4 aerei caccia da attacco J-16 e un aereo anti-sommergibile Y-8 dell’Aviazione dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) del governo di Pechino sono entrati nella zona di identificazione aerea taiwanese, a Sud-Ovest dell’isola, il 23 gennaio. Il giorno dopo, gli USA hanno poi inviato la portaerei USS Theodore Roosevelt nel Mar Cinese Meridionale per “promuovere la libertà in mare” e la Cina ha ripetuto le incursioni nello spazio aereo taiwanese con 15 aerei militari.

L’Aviazione di Taiwan, il 23 gennaio, una volta constatata l’intrusione aerea, ha inviato truppe di pattuglia, ha avvisato gli aerei dell’EPL di allontanarsi e ha disposto il monitoraggio dei velivoli cinesi da parte dei missili anti-aerei dell’Esercito taiwanese. Il 24 gennaio, di fronte alla nuova intrusione, sono state ripetute le stesse operazioni. In base al tragitto descritto dal Ministero della Difesa di Taiwan, in entrambi i casi, gli aerei da guerra cinesi non si sarebbero avvicinati all’isola ma avrebbero percorso una rotta che passa tra la parte a Sud di Taiwan e le isole Pratas, situate nel Mar Cinese Meridionale e controllate da Taipei.

Nonostante l’Aviazione dell’EPL negli ultimi mesi abbia condotto operazioni aeree pressoché quotidianamente in tale tragitto, impiegando uno o al massimo massimo due aerei, il 23 gennaio la Cina ha schierato un numero insolito di velivoli militari, compresi gli H-6K che possono trasportare ordigni nucleari. Nel mese di gennaio 2021, il Ministero della Difesa di Taiwan ha poi stimato che aerei di tipo Y-8 con diverse funzioni siano entrati nello spazio aereo taiwanese almeno otto volte.

Lo stesso 23 gennaio, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, ha rilasciato una dichiarazione con la quale Washington ha chiesto a Pechino di interrompere le pressioni economiche, diplomatiche e militari contro Taiwan. Gli USA hanno chiesto alla Cina di intraprendere un dialogo “significativo” con i rappresentanti “democraticamente eletti” dell’isola, esprimendo il proprio sostegno per una risoluzione pacifica della questione riguardante lo Stretto di Taiwan. Price ha infine aggiunto che il sostegno statunitense per Taipei è “solido come una roccia”.

Il giorno dopo, il comando per l’Indo-Pacifico degli USA ha annunciato che un gruppo d’attacco guidato dalla portaerei USS Theodore Roosevelt, con a capo il retro ammiraglio Doug Verissimo, è entrato nel Mar Cinese Meridionale dal 23 gennaio, per condurre operazioni ordinarie per “garantire la libertà dei mari e costruire partenariati che aumentino la sicurezza marittima”. Verissimo ha dichiarato che la presenza statunitense nella regione, dove transitano 2/3 dei commerci globali, sia vitale, così come lo è la promozione di “un ordine basato su regole”.

Al momento, la Cina non ha ancora commentato le ultime vicende ma, in passato, ha giustificato operazioni aeree simili a quelle del 23 gennaio sostenendo che le forze dell’EPL stessero difendendo la sovranità e la sicurezza del Paese. Secondo un parlamentare del Partito Progressista Democratico (PPD) che governa l’isola, Lo Chih-cheng, la Cina starebbe cercando di dissuadere l’amministrazione del nuovo presidente statunitense, Joe Biden, dall’appoggiare l’isola.

Lo scorso 20 gennaio, la rappresentante delle istituzioni di Taiwan negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim, ha partecipato alla cerimonia di giuramento del presidente Biden su invito ufficiale delle istituzioni statunitensi, per la prima volta. L’evento è stato l’ultimo di una lunga serie di gesti di avvicinamento tra Taipei e Washington, iniziati durante la presidenza dell’ex-capo della Casa Bianca, Donald Trump.

Nel 2018, Washington ha fondato l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da ambasciata de facto degli USA sull’isola e, il 16 marzo di quell’anno, ha emanato il Taiwan Travel Act, che consente e incoraggia visite di alto livello tra le parti. Il 9 agosto e il 17 settembre 2020, sono state quindi organizzata le prime due visite di alti funzionari statunitense a Taipei, ovvero del segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, Alex Azar, e del sottosegretario per gli Affari Economici , Keith Krach. Infine, il 9 gennaio scorso, l’ex-segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato di aver rimosso tutte le restrizioni alle relazioni con Taiwan che, in passato, Washington si era auto-imposta unilateralmente per compiacere il “regime comunista di Pechino”.

 Alla luce di tali avanzamenti nelle relazioni tra Taipei e Washington, il nuovo segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, lo scorso 19 gennaio, ha annunciato di essere favorevole all’intensificazione dei rapporti con Taiwan. Gli USA, però, non riconoscono ufficialmente il governo taiwanese dal primo gennaio 1979, quando hanno allacciato rapporti diplomatici con quello di Pechino. Per quest’ultimo, le relazioni tra Taipei e Washington non sono accettabili in quanto Taiwan e la Cina formerebbero un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. Ciò nonostante, a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC.

Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD) nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Tsai ha altresì intensificato i rapporti del proprio esecutivo con gli USA, suo maggior fornitore d’armi di difesa, nonostante la ferma opposizione della Cina.

Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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