L’Italia alla ricerca di un posto nel dossier libico

Pubblicato il 24 gennaio 2021 alle 7:00 in Italia Libia

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L’Italia sta cercando di riconquistare un ruolo in Libia, attraverso una serie di incontri che l’hanno vista impegnata anche con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. L’ultimo ha avuto luogo il 21 gennaio.

In particolare, in tale data, Haftar ha ricevuto, nel proprio quartier generale di al-Rajma, una delegazione italiana presieduta dal direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza italiano (DIS), Gennaro Vecchione, in un meeting che è stato definito il seguito di quello del 17 dicembre scorso, giorno in cui il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e il primo ministro, Giuseppe Conte, si sono recati in Libia per il rilascio dei pescatori sequestrati dalle milizie di Haftar il primo settembre.

Nell’incontro del 21 gennaio, i due interlocutori hanno discusso delle modalità per rafforzare le relazioni, anche diplomatiche, tra Roma e il Paese Nord-africano, potenziando altresì i legami di cooperazione nella lotta al terrorismo e all’immigrazione illegale. Da un lato, l’Italia si è detta a sostegno della stabilità libica e ha offerto il proprio supporto al processo politico che si prevede condurrà alle elezioni stabilite per il 24 dicembre 2021. A tal proposito, la delegazione italiana ha accolto con favore gli sforzi profusi sia dalle Nazioni Unite sia dal Comitato militare congiunto 5+5 per l’unificazione delle istituzioni libiche. Dall’altro lato, Haftar ha elogiato l’impegno di Roma e l’aiuto offerto per far fronte alla minaccia terroristica e per favorire stabilità economica e politica.

Secondo alcuni analisti, la cui opinione è stata riportata dal quotidiano al-Arab, i frequenti incontri tra gli alti funzionari italiani e Haftar mostrano la volontà di Roma di avvicinarsi al generale dell’LNA, in una mossa che potrebbe cambiare “radicalmente” la posizione italiana all’interno del dossier libico. In tale quadro, riporta il quotidiano, sembra che l’Italia stia sfruttando il cambiamento di posizione della Francia. In particolare, Parigi, dopo aver sostenuto Haftar nel corso del conflitto libico, sembra abbia rivolto l’attenzione verso il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, uno dei possibili candidati alla guida del futuro Consiglio presidenziale, attualmente ancora presieduto da Fayez al-Sarraj.

L’alleato francese, secondo diverse fonti, sarebbe a favore della nomina di Saleh come capo del Consiglio presidenziale, mentre l’attuale ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, secondo i piani di Parigi, potrebbe assumere la carica di primo ministro. Tale formula, però, a detta degli analisti di al-Arab, non convince l’Italia né tantomeno la Turchia, alleata del governo tripolino, la quale non avrebbe gradito le visite del ministro dell’Interno in Francia e in Egitto. Alla luce di ciò, alcune fonti hanno rivelato che una situazione simile ha spinto Roma e Ankara a un “riavvicinamento non dichiarato” tra loro, e al raggiungimento di una sorta di accordo che prevede una condivisione del potere tra Sarraj e Haftar. Nello specifico, il primo rimarrebbe a capo del Consiglio presidenziale, mentre il secondo verrebbe nominato primo ministro. Ciò sarebbe in linea anche con una proposta avanzata dallo stesso Sarraj, il quale si sarebbe detto disposto, in precedenza, ad accettare un premier proveniente dall’Est libico.

Come spiega al-Arab, la Libia è stata un’arena di confronto per potenze europee e internazionali sin dallo scoppio della crisi. In tale quadro di “lotta alla ricchezza”, a detta del quotidiano, la Turchia ha fatto leva sulla competizione tra Roma e Parigi, entrambe preoccupate a preservare i propri interessi nel Paese Nord-africano, per infiltrarsi anch’essa nel panorama libico. Ciò ha consentito ad Ankara di espandersi nell’Ovest libico e assumere il controllo di una regione vitale, in cui convergono gli interessi strategici “di sicurezza” dell’Europa meridionale, oltre che energetici.

Come precisato dal quotidiano, anche l’Italia ha interessi “storici e strategici” rilevanti nel Paese Nord-africano, a cui si aggiungono gli investimenti delle compagnie italiane nei giacimenti petroliferi libici. Motivo per cui, gli accordi di Skhirat siglati il 17 dicembre 2015 sono considerati un successo per la politica estera italiana in Libia. Di fronte a tale scenario, Roma avrebbe tacitamente sostenuto l’intervento turco, temendo che l’offensiva di Haftar, a sua volta fortemente appoggiato dalla Francia, avrebbe minato gli interessi italiani nella regione. Tuttavia, secondo quanto riporta al-Arab, dopo essere stata accusata di essersi schierata con gli islamisti, l’Italia ha cominciato a intrattenere contatti con il generale libico, per timore di essere vista come un attore non più imparziale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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