Pechino aumenta i poteri della Guardia costiera, compreso l’utilizzo delle armi

Pubblicato il 23 gennaio 2021 alle 9:03 in Asia Cina

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L’Assemblea nazionale del Popolo (ANP) di Pechino, il 22 gennaio, ha approvato la “Legge della Guardia costiera della Repubblica Popolare Cinese” che entrerà in vigore il prossimo primo febbraio. Alcuni media hanno esternato preoccupazioni rispetto al fatto che, con la nuova legge, la Guardia costiera cinese avrà maggiori libertà nell’aprire il fuoco contro imbarcazioni straniere, aumentando il rischio di esacerbare le tensioni esistenti nel Pacifico occidentale.

Secondo quanto affermato da Xinhua, la legge fornirà protezione legale per standardizzare e garantire ulteriormente l’esecuzione dei compiti della Guardia costiera, per proteggere la sovranità nazionale, la sicurezza e i diritti marittimi, così come i diritti di cittadini, soggetti legali e altre organizzazioni. Negli 84 articoli che compongono la nuova legge, sono stati regolati aspetti riguardanti la struttura organizzativa della Guardia costiera, i suoi doveri e competenze, protezione e coordinazione, cooperazione internazionale e supervisione, così come le sue responsabilità legali.

Le preoccupazioni sollevate rispetto alla legge riguardano soprattutto l’articolo 22, in base al quale, laddove si verificassero minacce imminenti alla sovranità nazionale, ai diritti sovrani e ai diritti di giurisdizione cinesi in mare, quali violazioni illegali, da parte di organizzazioni o soggetti stranieri, la Guardia costiera avrà il diritto di “adottare tutte le misure necessarie”, compreso l’utilizzo delle armi, in base alla nuova Legge della Guardia costiera della Repubblica Popolare Cinese e agli altri regolamenti e misure connessi. La legge prevede anche il diritto per la Guardia costiera di ispezionare navi straniere che operano nelle acque che rientrano all’interno della propria giurisdizione ed è proprio la definizione di quest’ultima che potrebbe creare problemi.

La Cina ha dispute territoriali aperte rispetto alla definizione delle proprie acque territoriali con più Paesi nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, dove, in passato, si sono verificati più momenti di stallo e tensione con imbarcazioni straniere.

In particolare, per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi con i quali si contende tali acque. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali che rappresentano 1/3 delle spedizioni a livello mondiale, e nel loro sottosuolo sono presenti ricche risorse energetiche.

Per quanto riguarda, invece, il Mar Cinese Orientale, la Cina e il Giappone hanno una disputa territoriale aperta riguardante un gruppo di isole, chiamate dalla prima Diaoyu e dalla seconda Senkaku nel Mar Cinese Orientale. Tali territori, rivendicati anche da Taiwan, sono attualmente amministrati da Tokyo ma nelle acque ad essi circostanti sta crescendo la presenza militare di Giappone e Cina.

 Lo scorso 19 gennaio, il Giappone si è unito alle proteste contro le attività cinesi nel Mar Cinese Meridionale, pur non essendo uno dei Paesi coinvolti nella disputa relativa a tali acque, inviando una nota verbale al segretario dell’Onu, Antonio Guterres. In particolare, Tokyo ha lamentato l’avversione di Pechino alle attività aeree giapponesi sul Mar Cinese Meridionale. Nella stessa giornata, poi, il governo giapponese ha altresì inoltrato una protesta formale alla Cina riguardo alla crescente presenza della Guardia costiera cinese nei pressi delle isole Senkaku/Diaoyu, durante un incontro a livello ministeriale tra le parti, riguardante la sicurezza marittima.

Nonostante i timori sollevati dall’ultima legge approvata da Pechino, la portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Hua Chunying, il 22 gennaio, ha dichiarato che la legge rientra nella normale attività legislativa dell’ANP e che la Cina si atterrà al mantenimento di pace e stabilità in mare. La Guardia costiera cinese è stata istituita nel 2013 unendo diverse agenzie marittime e, nel 2018, è stata accorpata alla Polizia Armata del Popolo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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