Libia: Sarraj prova a difendere la sua poltrona

Pubblicato il 23 gennaio 2021 alle 7:00 in Africa Libia

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Il primo ministro del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, altresì capo del Consiglio presidenziale, ha istituito un nuovo organo di sicurezza, soprannominato “Autorità di sostegno alla stabilità”. Per alcuni, si tratta di un tentativo del premier di rimanere in carica, difendendosi da un altro concorrente alla carica di primo ministro, il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha.

La notizia è stata riportata anche dal quotidiano al-Arab il 19 gennaio, giorno della formazione del nuovo organismo, avvenuta in concomitanza con i recenti sviluppi che hanno visto i rappresentanti libici raggiungere un primo consenso nel percorso politico verso la transizione democratica. A capo della “Autorità di sostegno alla stabilità” vi è Abdel Ghani al-Kikli, definito uno dei combattenti tripolini più noti e già comandante della milizia di Supporto centrale di Abu Salim. Ad al-Kikli sono stati affiancati altri tre vice, Mohammad Hassan Abu Zaribah, comandante della milizia “Abu Sora” di Zawiya, Ayoub Abu Ras, che ha assunto per un anno la guida della Brigata rivoluzionaria di Tripoli, e Mousa Mamsus, comandante di campo della milizia “Forza mobile”, costituita da militanti amazigh fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Tra le mansioni affidate al nuovo organo vi è il rafforzamento delle misure di sicurezza nelle “sedi ufficiali dello Stato”, la protezione dei funzionari governativi ogniqualvolta sarà necessario, anche in occasione di eventi pubblici, la partecipazione in operazioni di “combattimento e inseguimento” e il controllo di movimenti popolari incoraggiati da “fuorilegge”. In realtà, secondo fonti di al-Arab definite “informate”, la decisione di al-Sarraj ha l’obiettivo di costituire un gruppo in grado di difenderlo dai combattenti di Bashagha, il quale sarebbe uno dei contendenti della poltrona di primo ministro nel futuro governo libico. A detta delle fonti, poi, l’attuale premier starebbe altresì provando a rallentare la formazione dei nuovi organismi esecutivi, che potrebbero provocare una sua uscita di scena.

A prova di ciò, riferiscono le fonti di al-Arab, vi è anche da considerare la recente nomina di nuove personalità nei servizi di intelligence e nell’Agenzia di sicurezza interna. Si è trattato, anche in questo caso, di figure provenienti da Tripoli o da altre città occidentali, tra cui Zawiya, mentre nessuna delle nuove cariche è stata affidata a rappresentanti di Misurata, il che ha lasciato pensare a un tentativo di al-Sarraj di difendersi dagli uomini di Bashagha, perlopiù legati alle milizie di Misurata, così da preservare il più possibile la sua poltrona.

Di fronte a tale scenario, per le fonti di al-Arab, le mosse di al-Sarraj potrebbero essere considerate una dichiarazione di guerra contro il ministro dell’Interno e i gruppi ad egli affiliati, i quali potrebbero tentare di realizzare un accordo politico che contrasta con gli interessi del premier in carica e dei suoi alleati. Inoltre, a detta delle fonti, Sarraj non starebbe semplicemente provando a difendersi, ma starebbe anche cercando di aumentare il potere e la forza dei suoi combattenti, così da essere in grado di affrontare gli uomini di Bashagha.

In tale quadro, racconta al-Arab, Bashagha è stato di recente protagonista di una disputa riguardante un’operazione, “Caccia al serpente”, promossa dal ministro dell’Interno per contrastare contrabbandieri di carburante, trafficanti di sostanze stupefacenti ed esseri umani, oltre che combattenti estremisti, nelle regioni occidentali del Paese Nord-africano, ma che ha trovato l’opposizione del ministro della Difesa, Salah al-Din al-Nimoroush. Al di là dei dissidi tra i due ministri, voci di corridoio hanno riferito che tra gli obiettivi dell’operazione vi fossero milizie affiliate a Sarraj e Namroush, tra cui la milizia di Abu Salim guidata da al-Kikli, il comandante posto a capo del nuovo organo di sicurezza e la cui nomina, quindi, non sarebbe stata casuale.

Alcune fonti hanno poi riferito che Sarraj ha iniziato a coordinarsi con i propri uomini dopo il fallimento registrato nella visita a Roma del 9 gennaio, durante la quale si pensa abbia chiesto ai suoi interlocutori di sostenere la sua permanenza a capo del Consiglio presidenziale. In cambio, Sarraj, sarebbe disposto a lasciare l’incarico di premier a favore di una figura proveniente dall’Est libico. Nel frattempo, riferiscono alcuni, mentre il primo ministro ancora in carica agisce internamente, Bashagha si starebbe coordinando con potenze regionali e internazionali considerate “autorevoli” nel dossier libico, presumibilmente con l’intento di trarre beneficio dagli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e guadagnarsi un posto nel futuro politico della Libia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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