Iraq: attacco contro l’aeroporto di Baghdad, lanciata operazione anti-ISIS

Pubblicato il 23 gennaio 2021 alle 19:30 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno reso noto che, nella mattina del 23 gennaio, tre missili sono atterrati nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, dove è presente una base militare che ospita soldati statunitensi. Parallelamente, il servizio anti-terrorismo dell’Iraq ha lanciato l’operazione “Vendetta dei Martiri” in risposta all’attentato perpetrato dall’ISIS nella capitale irachena, lo scorso 21 gennaio.

La Security Media Cell del governo di Baghdad ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che tre missili sono stati sferrati contro l’aeroporto della capitale nella notte tra il 22 e il 23 gennaio. Due di essi sono atterrati fuori dall’aeroporto, mentre il terzo ha colpito un’abitazione di civili nel quartiere di Al-Jihad, senza causare vittime, ma soli danni materiali.

Al momento, l’attacco missilistico non è stato ancora rivendicato ma gli Stati Uniti hanno ritenuto responsabili le milizie irachene filo-iraniane che avrebbero ripetutamente colpito presidi statunitensi nel Paese mediorientale. In Iraq, dal mese di ottobre 2019, i presidi diplomatici e militari statunitensi e internazionali sono stati bersaglio di numerosi attacchi, spingendo gli USA a minacciare ritorsioni contro le milizie irachene filoiraniane, in particolare le cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Queste ultime hanno più volte minacciato di attaccare i presidi statunitensi in Iraq dopo che Washington non ha ritirato i propri uomini dall’Iraq, come richiesto dal Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio 2020.

Il governo Iracheno era arrivato a tale richiesta dopo che, il 3 gennaio 2020, l’allora presidente degli USA, Donald Trump, aveva ordinato un bombardamento aereo, eseguito con droni, contro l’aeroporto di Baghdad, nel quale avevano perso la vita il generale a capo della Quds Force iraniana, Qassem Soleimani, e il vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene, Abu Mahdi al-Muhandis. A tale gesto, l’8 gennaio successivo, l’Iran aveva risposto con attacchi ai presidi statunitensi in Iraq che si sono poi ripetuti nel corso dei mesi successivi. Le autorità di Baghdad avevano invece considerato la mossa statunitense una violazione della propria sovranità

Parallelamente all’attacco contro l’aeroporto di Baghdad del 23 gennaio, invece, il servizio anti-terrorismo dell’Iraq ha lanciato l’operazione “Vendetta dei Martiri” dopo che, il 21 gennaio scorso, un attentato suicida, definito “insolito”, in quanto il primo dal 2017, ha colpito un mercato nel centro della capitale irachena, uccidendo almeno 32 persone e ferendone oltre 110. Il giorno dopo, lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dei fatti. Il servizio anti-terrorismo dell’Iraq ha dichiarato che l’operazione combatterà i membri dell’ISIS ancora attivi nel Paese, partendo dalla capitale ed estendendosi poi ad altre province. Intanto, dal 21 gennaio, molti tra loro sono stati già arrestati nel governatorato di Baghdad.

 L’ISIS è presente sul suolo iracheno dal 2014, anno in cui ha iniziato ad occupare vaste porzioni del territorio nazionale, compresa la seconda città irachena, Mosul, conquistata il 10 giugno 2014 e che è stata il principale centro urbano conquistato dall’ISIS in Iraq. Il 10 luglio 2017, il governo di Baghdad aveva poi annunciato di aver riconquistato Mosul e, il successivo 9 dicembre, l’allora primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi, aveva annunciato la vittoria del Paese sullo Stato Islamico dopo tre anni di battaglie, in seguito alla a riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Da allora, l’ISIS ha continuato a sferrare attacchi localizzati e a scatenare insurrezioni e guerriglie nell’Iraq settentrionale per indebolire il governo di Baghdad.

Al momento, i combattenti dello Stato Islamico non controllano più porzioni di territorio ma nel Paese sono ancora presenti le cosiddette “cellule dormienti” che compiono attacchi individuali, spesso contro infrastrutture statali, per lo più situate nelle aree desertiche a Nord di Baghdad. Oltre a questo, un altro target frequente dell’ISIS sono le Forze di Mobilitazione Popolare, o Hashd al-Shaabi, una coalizione di milizie paramilitari per lo più sciite appoggiate dall’Iran che avevano combattuto contro l’ISIS a fianco della coalizione guidata dagli USA.

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Camilla Canestri

di Redazione

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